La Cina tasserà le obbligazioni dopo decenni, ecco perché

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La Cina ha deciso di tassare le obbligazioni dopo decenni. Con una mossa a sorpresa, il Ministero delle finanze ha dichiarato che a partire dall’8 agosto, i titoli emessi dal governo e dalle istituzioni finanziarie saranno assoggettate a un’imposta sul valore aggiunto del 6%. I bond collocati prima di tale data, invece, resteranno esentasse. Per questo il governo ha esortato gli investitori ad affrettarsi nell’acquisto delle obbligazioni esistenti in modo che possano usufruire del risparmio fiscale. Il reddito delle obbligazioni sovrane è rimasto esente da tassazione a partire dagli anni ’90. In questo articolo:

 

  • Obbligazioni: perché la Cina ha deciso di tassarle
  • Quali impatti avrà la tassazione?

 

Obbligazioni: perché la Cina ha deciso di tassarle

Attualmente, le obbligazioni emesse dal governo centrale e da quelli locali, nonché i bond provenienti dalle istituzioni finanziarie, rappresentano quasi il 70% del totale dei titoli obbligazionari della nazione. Secondo quanto riportato dal China Financial and Economic News – quotidiano supervisionato dal Ministero delle finanze cinese, l’esenzione fiscale sui redditi da interessi è stata inizialmente introdotta per incoraggiare l’acquisto e facilitare la raccolta di fondi da parte del governo. Ora, però, la tassazione avrebbe lo scopo di espandere le entrate tributarie del Paese sostenendone la crescita.

Tutto ciò considerando che il costo dei finanziamenti potrebbe aumentare a causa del calo della domanda, in un momento in cui l’economia cinese rimane vulnerabile. “Con il mercato obbligazionario cinese che ora è al secondo posto al mondo, la politica preferenziale di esentare il reddito da interessi obbligazionari dall’imposta sul valore aggiunto ha completato la sua missione storica”, afferma il rapporto, citando Liang Ji, direttore della ricerca presso l’Accademia cinese delle scienze fiscali.

 

Quali impatti avrà la tassazione?

A giudizio degli osservatori finanziari, il mercato obbligazionario cinese rischia di subire uno scossone notevole dalla scelta del governo di Pechino. In una nota, gli analisti di Huatai Securities hanno scritto che “il cambiamento nella politica fiscale introdurrà un costo per l’investimento in obbligazioni di nuova emissione e renderà attraenti le vecchie note”. Di conseguenza, “il divario di rendimento tra le obbligazioni esistenti e quelle nuove potrebbe ampliarsi di circa cinque-dieci punti base”, stimano. 

Il rischio è anche che l’erosione dei rendimenti obbligazionari. La tassa potrebbe spingere gli investitori a spostare denaro in altri asset come le azioni, salite di valore dopo l’annuncio del governo. Tra i beneficiari Huachuang Securities vede invece le obbligazioni societarie e i certificati di deposito, in quanto “il valore relativo delle obbligazioni governative e finanziarie diminuisce”, ha detto.

Netta la posizione di Serena Zhou, economista di Mizuho Securities Asia, secondo cui ci sarà una “forte limitazione al calo dei rendimenti obbligazionari”, con le banche che “freneranno l’interesse per i titoli di Stato”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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