L’Italia si prepara ad affrontare una crescente carenza di lavoratori tra il 2025 e il 2029, con un fabbisogno occupazionale complessivo che si aggira tra i 3,3 e i 3,7 milioni di posti di lavoro. Di questi, circa 1,4 milioni sono necessari per sostituire i pensionamenti, mentre il restante è destinato a soddisfare l’espansione del mercato del lavoro. Le previsioni del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, evidenziano un trend di invecchiamento della forza lavoro e una persistente difficoltà nel reperire personale, soprattutto in settori ad alta qualificazione e nelle professioni tecniche.
In questo contesto, l’immigrazione emerge come una risorsa fondamentale per sostenere l’economia italiana. Secondo le stime, l’Italia avrà bisogno di circa 1,1 milioni di lavoratori stranieri nei prossimi cinque anni, con una domanda concentrata in ambiti come la sanità, l’istruzione, l’ingegneria, l’informatica e la logistica. Tuttavia, le politiche migratorie restrittive e la crescente opposizione politica potrebbero limitare l’afflusso di manodopera straniera, mettendo a rischio la capacità del Paese di rispondere alle sfide demografiche e produttive.
In questo articolo:
- Le parole della Lagarde sul ruolo dei lavoratori stranieri
- Dalle stime all’evoluzione del mercato del lavoro
Le parole della Lagarde sul ruolo dei lavoratori stranieri
A livello europeo, la questione dell’immigrazione è stata portata all’attenzione del simposio economico di Jackson Hole, dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha sottolineato l’importanza dei lavoratori stranieri per la ripresa post-pandemica. Lagarde ha affermato che, sebbene i lavoratori stranieri rappresentassero solo il 9% della forza lavoro nell’area euro nel 2022, hanno contribuito per metà alla crescita occupazionale negli ultimi tre anni. Senza questo apporto, la Germania avrebbe visto il proprio Pil ridursi del 6% e la Spagna avrebbe faticato a recuperare economicamente.
In linea di principio, “la migrazione potrebbe svolgere un ruolo cruciale nell’allentare i vincoli dell’offerta di lavoro in alcune regioni”, ha evidenziato Lagarde. Tuttavia, in tutti gli scenari plausibili – anche quelli che ipotizzano un’elevata migrazione – la popolazione in età lavorativa dell’area dell’euro continuerà a ridursi. “Inoltre, le pressioni dell’economia politica potrebbero limitare sempre di più gli afflussi e, anche quando la migrazione è significativa, il suo impatto sulla riduzione della carenza di manodopera dipende da quanto le competenze dei migranti corrispondano ai posti vacanti nei settori chiave”, ha aggiunto.
Dalle stime all’evoluzione del mercato del lavoro
Secondo il Sistema Informativo Excelsior, l’Italia avrà bisogno di un numero compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati tra il 2025 e il 2029. La maggior parte di questo fabbisogno è determinato dalla sostituzione dei lavoratori in uscita dal mercato del lavoro. Lo stock occupazionale potrebbe crescere da un minimo di 237.000 unità nello scenario negativo fino a un massimo di 679.000 occupati in un contesto più favorevole.
Le previsioni, inoltre, indicano una crescente domanda di professioni tecniche e specializzate, con un particolare focus su competenze digitali e green. Settori come l’industria manifatturiera, l’informatica e l’ingegneria richiederanno un numero significativo di nuovi lavoratori con competenze specifiche. Tuttavia, la carenza di professionisti in questi ambiti potrebbe ostacolare la crescita e l’innovazione in questi settori.
Non è un caso, quindi, se il report evidenzia un mismatch tra la domanda di lavoratori con specifici indirizzi di studio e l’offerta proveniente dal sistema formativo. In particolare, c’è una carenza di laureati in discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e in ambiti tecnici, mentre vi è un eccesso di diplomati in indirizzi umanistici e sociali. Questo divario potrebbe aggravare le difficoltà nel reperire personale qualificato in settori strategici per l’economia italiana.
Le esigenze occupazionali variano significativamente tra le diverse regioni italiane. Ad esempio, la Lombardia prevede un fabbisogno di circa 682.800 occupati, mentre l’Emilia-Romagna ne stima 313.200. Le regioni del Sud, come la Calabria e la Puglia, presentano fabbisogni rispettivamente di 91.000 e 213.300 occupati.









