Licenziamenti: ecco la nuova realtà delle Big Tech - Borsa&Finanza

Licenziamenti: ecco la nuova realtà delle Big Tech

Un telefonino con le app

Ci sono dei tratti comuni nella crisi dei licenziamenti che sta interessando molte Big Tech negli ultimi mesi. Un “mea culpa” pronunciato da tutti i manager alla loro guida e una reazione positiva dei mercati azionari ai quali i “dimagrimenti” sono sempre piaciuti. Le Big Tech si stanno preparando a una nuova realtà, ben diversa dai fasti del Covid, ma che potrebbe ancora riservare soddisfazioni agli investitori in Borsa.

 

Il “mea culpa” dei numeri uno per i licenziamenti

Tutti i manager alla guida delle Big Tech hanno effettuato un’assunzione di responsabilità nel momento in cui hanno annunciato il licenziamento dei loro dipendenti: non aver saputo prevedere l’evoluzione del mercato tecnologico dopo la pandemia. Daniel Ek, fondatore di Spotify che ha comunicato il taglio del 6% della forza lavoro per controllare i costi, ha ammesso di essere stato “troppo ambizioso”. Sundar Pichai di Alphabet-Google (-12.000 posti di lavoro), ha confessato di aver assunto personale in un contesto diverso da quello attuale “per sostenere la crescita dell’azienda”. Mark Zuckerberg, che ha deciso di fare a meno di 11.000 dipendenti Meta, ha dichiarato di “voler assumersi la responsabilità di queste decisioni e di come siamo arrivati a questo punto”.

“Il settore ha trovato durante la pandemia una situazione estremamente favorevole, con tassi di interesse ai minimi storici e una forte domanda” è il commento di Antonio De Negri, amministratore delegato di Smart Bank. Nel 2022 questa situazione si è rovesciata completamente. Inflazione elevata, tassi di interesse in rapido rialzo, previsioni di recessione. Bisogna ammettere che non sarebbe stato facile prevederlo. Ma non c’è solo questo. Per De Negri il settore sta raggiungendo un livello di maturità caratterizzato da maggiore competizione, minori margini, una crescita ridotta e ritorni sugli investimenti più conservativi. “È chiaro – spiega De Negri – come il managment di questi giganti dovesse prendere delle decisioni per ribilanciare le compagnie e tranquillizzare gli investitori”.

 

La reazione in Borsa delle azioni Big Tech

Le Borse apprezzano le riorganizzazioni aziendali. Anche questa volta hanno dimostrato di farlo. L’ultimo esempio arriva da Spotify, il cui titolo dopo l’annuncio di un taglio del 6% della forza lavoro ha guadagnato attorno al 5%. L’azione dello store online Wayfair è salita del 20% dopo l’avvio di una riduzione del 10% dei suoi dipendenti. Alphabet, la parent company di Google, ha registrato un +5% a Wall Street dopo la decisione di eliminare 12.000 posti di lavoro. La notizia di una riduzione del personale ha sostenuto anche Amazon con un rialzo del 15% in Borsa.

Agli occhi del mercato questa riorganizzazione è una buona strategia. Bisogna pulire e mettere ordine in casa per adeguarsi al nuovo scenario. Le società Big Tech si erano appesantite troppo e, non a caso, nel corso del 2022 hanno pagato con il crollo in Borsa. Il Nasdaq è sceso di oltre il 30% lo scorso anno. Gli oltre 200.000 licenziamenti da inizio 2022 sono stati quasi una strada obbligata, come ha fatto capire l’AD di Twitter, Elon Musk: “Azione necessaria per far ripartire la società”.

Ma come sarà la nuova realtà delle azioni Big Tech? De Negri, nonostante il settore si stia stabilizzando dopo le grosse fluttuazioni a cavallo della pandemia, considera “tutte le Big Tech ancora classificabili come buy” e nella sua analisi si concentra su Alphabet: “Ci aspettiamo una crescita più lenta ma comunque stabile del budget pubblicitario che ci aspettiamo cresca in media del 5% tra il 2022 e il 2023, con una particolare attenzione alla sezione digitale”. Per l’AD di Smart bank Alphabet, anche se con un leggero ridimensionamento, ha forti chance di ritornare alle valutazioni di agosto 2022, pur se ben lontano dai livelli raggiunti durante il boom pandemico.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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