Lira turca: Governo pronto a frenare svalutazione con oro risparmiatori
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Lira turca: Governo pronto a frenare svalutazione con oro risparmiatori

Lira turca: Governo pronto a frenare svalutazione con oro risparmiatori

Il Governo turco ha in mente un piano per frenare l’emorragia della Lira turca, che nel 2021 ha perso il 44% del suo valore rispetto al Dollaro statunitense. In base ad alcune dichiarazioni rilasciate dal Ministro delle Finanze Nureddin Nebati, verranno messe in piedi alcune misure affinché i risparmiatori che detengono oro convertano il metallo in valuta domestica. I dettagli non si conoscono perché il Ministro ha rifiutato di commentare il piano, ma indiscrezioni di stampa hanno riferito che presto saranno annunciate nuove specifiche.

L’oro è stato per lungo tempo conservato dai cittadini turchi perché preoccupati per quanto stava succedendo nel Paese, con il sistema bancario che vive un periodo di instabilità, i capitali che fuggono all’estero e un’inflazione che nel mese di gennaio è arrivata quasi al 49%. Il Governo teme che tutto questo oro rientri in un processo di dollarizzazione o spostamento del capitale verso i metalli preziosi, mettendo estremamente sotto pressione la Lira turca.

Nebati ha precisato che in questo nuovo schema sarà molto importante il ruolo esercitato da circa 30 mila negozi che compravendono oro e che dovrebbero agevolare la convertibilità. Ad oggi i turchi hanno nelle loro case circa 250 miliardi di dollari in oro; lo schema prevede che il 10% venga convertito in lire, il che genererebbe un incremento della domanda valutaria per 25 miliardi di dollari, contribuendo al rafforzamento.

 

Lira Turca: vendere oro per rilanciare la moneta funzionerà?

Gli osservatori di mercato sono molto scettici che questi piani istituzionali possano funzionare alla lunga. Il problema fondamentale è che tenere una valuta così volatile non è conveniente, perché il rendimento non è abbastanza per compensare l’alta crescita dei prezzi al consumo.

Alla fine tutto il discorso passa dalla politica sui tassi da parte della Banca Centrale turca. La furia ribassista istigata da Tayyip Erdogan sembra essersi attenuata in quest’ultimo periodo, ma ad alzare il costo del denaro non sembra parlarsene nei vertici alti delle Autorità del Paese. Il premier turco e il suo entourage sono intenzionati a mantenere i tassi molto al di sotto del livello d’inflazione, perché estremamente convinti che quest’ultimo alla fine tenderà a ridursi radicalmente.

Da quando Nebati è stato nominato Ministro delle Finanze alla fine dello scorso anno, un cambiamento però c’è stato. Adesso pare che non vi sia più l’intento di mettersi a muso duro nei confronti dei capitali stranieri cercando di rinvigorire il commercio domestico, come aveva detto a gran voce Erdogan appena qualche mese fa. Nebati infatti ha sostenuto una serie di incontri a Londra volti a riconquistare gli investitori stranieri che negli ultimi anni sono fuggiti dai titoli azionari e obbligazionari turchi. Ultimamente ha dichiarato che i capitali stranieri saranno i benvenuti e non ci saranno misure restrittive e controlli che ne ostacoleranno la circolazione. Questo almeno è un aspetto incoraggiante. Il punto è che potrebbe non bastare.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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