Lusso: azioni europee in ripresa, segnali positivi per il 2025?

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Le azioni europee dei beni di lusso si stanno riprendendo in questo ultimo scorcio del 2024. Per un lungo periodo sono state oggetto di vendite degli investitori a causa del rallentamento della domanda cinese. Ora il settore ha ridotto le perdite in Borsa da inizio anno. Tuttavia, il mercato ha fatto selezione, penalizzando solo alcuni titoli. Ad esempio, le azioni di Kering, Salvatore Ferragamo, Gucci, Burberry Group e Hugo Boss hanno perso oltre il 30% del loro valore, mentre Hermes International e Brunello Cucinelli hanno visto la capitalizzazione aumentare di quasi un quinto.

Il mini rally dell’ultimo periodo è da attribuire principalmente a due fattori. In primo luogo il piano di stimoli monetari e fiscali della Cina, che ha creato le condizioni per una rivitalizzazione della domanda. In secondo luogo l’aspettativa che le agevolazioni fiscali e la deregolamentazione economica dell’amministrazione Trump possano stimolare gli acquisti dei consumatori statunitensi. “Per molte aziende del lusso, la Cina e gli Stati Uniti rimangono catalizzatori chiave per il breve termine”, ha sottolineato Dora Buckulčíková, gestore di portafoglio di Robeco Svizzera SA. “Siamo positivi su entrambi, anche se la tempistica esatta della svolta è ancora incerta”.

Lusso: ecco cosa aspettarsi nel 2025

Anche nel 2025 Cina e Stati Uniti continueranno a essere determinanti per il destino delle aziende europee del lusso e delle loro azioni in Borsa. Secondo Giles Rothbarth, co-responsabile delle azioni europee di BlackRock Fundamental Equities, “i risultati aziendali più recenti hanno mostrato un miglioramento per alcune società ben posizionate nel mercato statunitense ed europeo. Una continuazione di questa tendenza, sostenuta da una maggiore fiducia dei consumatori, da salari più alti e, in particolare negli Stati Uniti, dagli ‘animal spirits‘ post-elettorali, potrebbe aiutare le aziende del lusso”.

Le sfide da affrontare però sono ancora parecchie. In primis, la questione dei dazi, che rischia di penalizzare le società che vendono negli Stati Uniti. Donald Trump ha promesso tariffe generalizzate in campagna elettorale dal 10% al 20% e difficilmente l’Europa riuscirà a evitarle. La Cina, poi, rimane un’incognita. Secondo quanto riportato da Reuters, i leader cinesi hanno concordato di aumentare il deficit di bilancio al 4% del PIL l’anno prossimo, per raggiungere un obiettivo di crescita economica di circa il 5%.

Tuttavia rimane da vedere se gli stimoli messi in campo dalle autorità funzioneranno, in considerazione della profonda crisi immobiliare che sta attraversando il Paese. Al riguardo, Zuzanna Pusz, analista di UBS Group AG a Londra, non è molto ottimista. “I segnali di stanchezza del lusso, con i consumatori che mettono sempre più in discussione il rapporto qualità-prezzo offerto da alcuni marchi, ci suggeriscono che una potenziale ripresa potrebbe arrivare solo nel 2026″, ha affermato.

Marcel Stotzel, gestore di portafoglio di Fidelity International, insiste invece sull’importanza di essere selettivi. “Sicuramente non comprerei il lusso nel suo complesso”, ha detto. A suo giudizio, il 2025 sarà un anno di transizione, mentre “una grande ripresa dipende dalla domanda statunitense”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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