Lusso: debacle in Borsa, ecco il vero problema

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Il settore del lusso sta vivendo uno dei periodi più neri degli ultimi anni. Gli investitori vendono le azioni a fronte delle difficoltà mostrate dalle imprese nei dati trimestrali. L’ultima chiamata sottotono è stata quella del gigante LVMH. Il colosso del miliardario francese Bernard Arnault ha registrato il livello di crescita più basso dal 2009, escludendo il calo del periodo pandemico. Il rallentamento del business si è fatto sentire in ogni segmento: dalla moda, ai gioielli, agli alcolici.

Il rapporto di LVMH si affianca a quello del produttore svizzero di orologi di lusso Swatch Group, che ha registrato un crollo del 70% degli utili, e a quello del produttore di cognac Remy Cointreau, che ha subito una contrazione delle vendite superiore al previsto. Anche il produttore di auto Porsche ha fatto i conti con calo delle consegne. La scorsa settimana, invece, la britannica Burberry Group ha lanciato un profit warning sugli utili. Esattamente come la casa di moda tedesca Hugo Boss. Le azioni di tutte queste società sono state pesantemente vendute in Borsa dopo il rilascio dei dati trimestrali, facendo suonare un campanello di allarme molto forte circa la tenuta del settore.

 

Lusso: la Cina è diventata il punto debole

Ciò che accomuna le aziende del lusso in questa tornata di trimestrali è il tracollo della domanda dalla Cina. I giganti dei prodotti di marca hanno approfittato della ripresa di Pechino alla fine del lockdown, ma lo stato di grazia non è durato molto. I consumatori cinesi sono diventati più cauti, mentre la crisi immobiliare nel Paese si fa sempre più profonda. Il governo sta pianificando una serie di interventi per riportare l’economia al ritmo di crescita di un tempo, ma sullo sfondo ci sono anche le tensioni commerciali globali che rappresentano un freno non indifferente. Tra l’altro, in occasione del Terzo Plenum del Partito comunista, le autorità cinesi hanno mostrato poca fretta di intervenire per aumentare la domanda e arrestare il crollo dell’immobiliare.

Per le aziende europee ciò significa affrontare un continuo rallentamento della domanda cinese. I manager del settore lusso hanno la speranza che il problema cinese sia solo una parantesi di breve durata, ma non è chiaro come le cose possano cambiare direzione nei prossimi mesi.

Secondo gli strategist di Goldman Sachs, la Cina va evitata nel portafoglio degli investitori europei, così come quelle società che realizzano la maggior parte delle loro vendite nella Repubblica popolare. Dello stesso avviso è Arun Sai, senior multi-asset strategist di Pictet Asset Management. “Siamo preoccupati per l’esposizione alla Cina. Gli allarmi sugli utili  delle società europee hanno già segnalato il rischio di una domanda più debole del previsto da parte della Cina, in particolare dei consumatori”. Preoccupazioni condivise da Sunil Krishnan, responsabile dei fondi multi-asset di Aviva Investors, secondo cui “con il proseguire della stagione degli utili le persone guarderanno ai titoli europei più sensibili alle esportazioni, cercando segnali sull’impatto della Cina sia come mercato di destinazione che come concorrente”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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