Le operazioni globali di M&A quest’anno sono arrivate a livelli che non si vedevano dal 2021. Secondo i dati forniti da Dealogic, nei primi sette mesi del 2025 sono stati conclusi affari per 2.600 miliardi di dollari. Rispetto allo scorso anno, il numero di transazioni è più basso del 16%, ma il loro valore è aumentato del 28%. Questo risultato arriva dopo anni in cui il mercato delle fusioni e acquisizioni si è mostrato stagnante a causa delle preoccupazioni a livello geopolitico e degli alti tassi di interesse. In questo articolo:
- M&A: ecco dove si concludono gli affari
- Cosa ha generato il boom degli accordi
M&A: ecco dove si concludono gli affari
A guidare le fusioni e acquisizioni nel 2025 è il settore della tecnologia, in particolare quella legata all’intelligenza artificiale. Si tratta di una tendenza diversa rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia – in cui le combinazioni avvenivano principalmente nella sanità – o in confronto agli ultimi due anni che hanno visto protagoniste aziende dell’elettronica e dei computer.
Gli Stati Uniti sono stati il più grande mercato per le fusioni e acquisizioni, rappresentando oltre la metà dell’attività globale. Le operazioni nell’area Asia-Pacifico sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, superando la regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa).
Tra gli accordi che vale la pena di mettere in evidenza vi è quello da 25 miliardi di dollari tra la multinazionale statunitense di cloud Palo Alto Networks e la società israeliana CyberArk, realizzato sull’esigenza di creare difese più forti contro le minacce guidate dall’intelligenza artificiale. Un altro deal degno di nota è stato l’accordo da 10 miliardi di dollari della società di private equity Sycamore Partners per acquisire la società specializzata nei prodotti per la salute e il benessere Walgreens Boots Alliance.
Recentemente invece è stato concluso l’affare più grande dell’anno, con la principale compagnia statunitense Union Pacific Railroad che ha accettato di fare propria la rivale più piccola Norfolk Southern per 85 miliardi di dollari.
Cosa ha generato il boom degli accordi
Da quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti è cresciuta l’aspettativa di un maggior consolidamento nel mondo industriale americano e non solo, grazie a una deregolamentazione che avrebbe favorito le aggregazioni. Tuttavia, a un certo punto, la guerra commerciale scatenata dai dazi e le tensioni geopolitiche hanno messo un freno alle attività di M&A.
Ora però “l’intelligenza artificiale e il cambiamento del contesto normativo” stanno motivando le operazioni, ha sostenuto Andre Veissid, global financial services strategy and transactions leader di Ernst&Young.
A giudizio di Simon Nicholls, co-responsabile del gruppo Slaughter and May Corporate e M&A, è subentrata l’abitudine “all’incertezza prevalente, o forse all’imprevedibilità trumpiana”. Opinione sostanzialmente condivisa da Nigel Wellings, partner di Clifford Chance, secondo cui “i consigli di amministrazione delle società stanno vedendo l’opportunità di M&A in un contesto economico più stabile e con segnali normativi positivi”. Tuttavia, quello delle fusioni e acquisizioni ancora “non è un mercato spumeggiante”, ha sottolineato.









