Il mercato delle cessioni (M&A) nelle aziende familiari italiane è ormai diventata una componente strutturale dell’economia nazionale. In dodici anni, dal 2013 al 2025, sono stati registrati 3.430 liquidity event per un controvalore complessivo stimato di 362 miliardi di euro. Nei prossimi dieci anni, il modello predittivo sviluppato da Pictet Wealth Management e dalla School of Management del Politecnico di Milano stima ulteriori 3.908 operazioni, per 346 miliardi di nuova liquidità. Dietro i numeri, una trasformazione profonda del tessuto imprenditoriale italiano, dove passaggio generazionale, intelligenza artificiale e wealth management si intrecciano in modo inedito.
In questo articolo:
- M&A, le famiglie italiane ridisegnano il mercato
- Il decennio della liquidità: oltre 3.90o operazioni attese entro il 2035
- Dopo la cessione: imprenditori che diventano investitori
M&A, le famiglie italiane ridisegnano il mercato
Dopo il rallentamento registrato nel 2023, riconducibile all’incremento del costo del capitale, il mercato dei liquidity event (ergo, la cessione da parte della famiglia controllante di una quota del capitale azionario dell’azienda stessa ad un soggetto terzo, non riconducibile al nucleo familiare) nelle aziende familiari italiane ha ripreso vigore. Nel 2024 sono stati rilevati 397 eventi, con una crescita del 47% rispetto all’anno precedente, che ha riportato il numero di operazioni in linea con il trend di espansione storica osservato nell’arco del decennio precedente. Il 2025 ha consolidato questo recupero, registrando 394 eventi, sostanzialmente allineati ai livelli del 2024.
Sul fronte dei valori, il prezzo medio delle operazioni disclosed si è attestato a 53,31 milioni di euro nel 2024 e a 36,37 milioni di euro nel 2025, evidenziando una riduzione della dimensione media nel secondo anno del biennio. Le 791 operazioni complessive realizzate tra il 2024 e il 2025 si sommano alle 2.639 registrate nel periodo 2013-2023, portando il totale a 3.430 deal in dodici anni, con un controvalore stimato — inclusivo di operazioni disclosed e undisclosed — pari a 362 miliardi di euro. Questi dati confermano il peso crescente delle aziende familiari italiane nel mercato M&A nazionale, con una capacità di attrarre capitali anche di provenienza estera e di favorire l’ingresso di investitori professionali nei processi di crescita e accesso ai mercati dei capitali delle pmi.
Il decennio della liquidità: oltre 3.90o operazioni attese entro il 2035
Per stimare l’evoluzione dei liquidity event nel prossimo decennio, la ricerca ha adottato un algoritmo di intelligenza artificiale che combina tecniche di machine learning con l’analisi dello scenario macroeconomico. Partendo dalle relazioni storiche osservate tra variabili macroeconomiche e operazioni registrate nel periodo 2013-2025, il modello ha proiettato le stime fino al 2035, con la consapevolezza che le proiezioni più distanti nel tempo risultano più esposte a variabili esogene legate a driver macroeconomici o di mercato. Applicato a un campione di 68.000 imprese familiari — di cui 1.600 hanno già generato un liquidity event in passato — il modello individua 3.908 operazioni attese tra il 2026 e il 2035, con una media di 390 operazioni annue e un controvalore totale prospettico di 346 miliardi di euro.

Tra le variabili con il peso relativo maggiore figurano gli indicatori macroeconomici: crescita del pil, livello dei tassi di interesse e rendimento dell’indice di borsa incidono complessivamente per circa il 42% sul modello, confermando la natura fortemente ciclica del mercato M&A delle aziende familiari e la sua sensibilità alle condizioni generali di liquidità del sistema finanziario. Sul fronte aziendale, la dimensione d’impresa, misurata attraverso attivi e ricavi, pesa per circa il 20%, mentre la governance contribuisce per il 6,7%: l’età avanzata del vertice aziendale emerge come indicatore di potenziale propensione a un ricambio attraverso un liquidity event.
Dopo la cessione: imprenditori che diventano investitori
I liquidity event non rappresentano soltanto operazioni finanziarie: costituiscono momenti di trasformazione strutturale per le imprese familiari, spesso connessi a processi di successione e riallocazione del capitale. La ricerca identifica due tendenze ricorrenti legate all’ingresso delle nuove generazioni. Nel primo caso, i successori assumono un ruolo gestionale diretto nell’azienda, contribuendo alla sua continuità operativa. Nel secondo, sono coinvolti nelle decisioni di reinvestimento della liquidità generata dall’evento, orientando le scelte verso settori e tipologie di investimento in linea con nuove preferenze, spesso distanti da quelle della generazione precedente. In entrambi gli scenari, il wealth management svolge una funzione strategica: supportare gli imprenditori e i loro eredi nell’allocazione ottimale delle risorse, con l’obiettivo di preservare e sviluppare il patrimonio nel lungo periodo. “Chi vende la propria azienda resta quindi in campo in diverse modalità, rendendo i liquidity event un fenomeno da attenzionare oggi più che mai, in quanto realmente generativo di un prezioso valore economico per il nostro Paese”, Alessandra Losito, equity partner, country head di Pictet Wealth Management in Italia.
Gli imprenditori che cedono totalmente o parzialmente la propria azienda non escono dal sistema economico, ma vi rientrano in veste di investitori, alimentando un ciclo di reinvestimento che, secondo la ricerca, genera valore per l’intero ecosistema economico e finanziario italiano.









