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Materie prime: la Cina frena su gallio e germanio, cosa significa

Gallio e germanio: la Cina stringe sull'export, ecco cosa significa

Le materie prime sono l’arma con cui la Cina cerca di rispondere ai divieti di esportazione di chip per l’Intelligenza artificiale dagli Stati Uniti. Pechino ha deciso di limitare l’esportazione di due metalli poco conosciuti ma molto importanti a livello industriale: il gallio e il germanio. Si tratta di due composti chimici chiave per i chip, le telecomunicazioni e i veicoli elettrici. A partire dal 1° agosto, il Ministero del commercio cinese effettuerà rigorosi controlli sulle esportazioni con lo scopo di “proteggere la sicurezza nazionale”. In sostanza, chi intende vendere all’estero questi metalli dovrà richiedere una licenza al Ministero, segnalando i dettagli relativi agli acquirenti esteri e a come questi intendono utilizzare i prodotti. La decisione del governo cinese si inquadra in un clima esacerbato di guerra per il dominio tecnologico tra Pechino e gli l’Occidente.

 

Gallio e germanio: cosa sono e qual è la loro utilità

Gallio e germanio sono due metalli di aspetto bianco-argenteo che non si trovano puri in natura ma sono il sottoprodotto di altre materie prime come zinco e allumina. I due beni hanno un mercato ridotto. Nel 2022 negli Stati Uniti sono stati importati appena 225 milioni di dollari di wafer di gallio metallico e arseniuro, secondo i dati del governo. Tuttavia, il loro utilizzo è molto importante in alcuni settori oggi considerati strategici: la produzione di chip per apparecchiature della difesa e delle telecomunicazioni e per i veicoli elettrici.

In particolare il gallio viene utilizzato nei semiconduttori composti per il miglioramento della velocità e dell’efficienza della trasmissione nei telefoni cellulari e nelle TV, nei pannelli solari e nei radar. Il germanio trova invece applicazione nella fibra ottica, nei satelliti per esplorazioni spaziali e nei visori notturni.

 

Gallio e Germanio: dove vengono prodotti

La Cina ha il predominio assoluto nella produzione di gallio e germanio. Secondo un recente studio realizzato dall’Unione europea Pechino fornisce il 94% di gallio e l’83% di germanio. Altri paesi dispongono di quote minori. La Russia e l’Ucraina estraggono gallio dall’allumina, mentre la Corea del Sud e il Giappone lo ottengono dallo zinco. Per quanto riguarda il germanio, viene recuperato in Nord America da zinco, piombo e altri metalli. In Europa i due materiali sono presenti soprattutto in Belgio dove la Umicore SA li produce entrambi. Molte aziende potrebbero prossimamente aumentare l’estrazione attraverso una serie di progetti minerari che riguardano lo zinco, come il “Kipushi” nella Repubblica Democratica del Congo che prenderà vita nel 2024.

 

Il problema dei costi

Il problema sono i costi di lavorazione elevati che hanno disincentivato alcuni paesi, per esempio Germania e Kazakistan. Finora la Cina è stato un punto di riferimento per tutti, poiché ha esportato gallio e germanio a buon mercato. La stretta di Pechino complica lo scenario e farà salire i prezzi delle due materie prime. Una strada alternativa per ovviare potrebbe essere quella di recuperare i metalli dal riciclo. Ad esempio, il germanio può essere ottenuto anche dai veicoli militari dismessi.

La decisione cinese potrebbe tuttavia essere un boomerang. Christopher Ecclestone, stratega di Hallgarten & Co, ritiene che “Con il rialzo dei prezzi diventerà più praticabile estrarre questi metalli in Occidente. Per un breve periodo la Cina otterrà guadagni più alta, ma poi vedrà ridursi il suo dominio nel mercato. È già successo con altri materiali come l’antimonio, il tungsteno e le terre rare”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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