Materie prime critiche: ecco perché la Groenlandia interessa a tutti

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Donald Trump vuole impadronirsi della Groenlandia, l’isola più grande del mondo ricca di materie prime critiche. Prima ancora di fare il suo ingresso ufficiale alla Casa Bianca, il neo presidente degli Stati Uniti ha lanciato messaggi inquietanti che hanno messo in preallarme il mondo intero. In alcuni dei suoi commenti, Trump non ha escluso l’utilizzo della forza militare per annettere la Groenlandia parte agli Stati Uniti.

Per capire meglio le intenzioni del 78 enne newyorchese, però, è bene ricorrere alla storia. L’isola appartiene oggi al Regno di Danimarca, che comprende la Danimarca continentale e le isole Fær Øer. Durante la seconda guerra mondiale, la regione scandinava perse il dominio economico e politico della Groenlandia, che si avvicinò agli Stati Uniti e al Canada. Dopo il conflitto bellico, il controllo ritornò alla Danimarca, e nel 1953 lo status coloniale venne trasformato in quello di una contea d’oltremare. Dal 2022, la Groenlandia confina con il Canada sull’isola Hans. Per la precisione, quest’ultima è posta proprio tra il territorio danese della Groenlandia e l’isola canadese di Ellesmere.

In buona sostanza, Trump vorrebbe fare propria la Groenlandia in quanto ritiene che rappresenti un’assoluta necessità per la sicurezza degli Stati Uniti, che ha nel territorio un’importante base militare. In verità, già durante il primo mandato, il magnate aveva espresso il desiderio di comprare o ottenere con altri mezzi l’isola. Allora si pensò a una “boutade“. Oggi, però, la riproposizione di Trump si fa più seria e desta maggiore preoccupazione, sia perché il clima è molto teso a livello geopolitico, sia perché recentemente il figlio maggiore del presidente USA entrante si è recato in visita proprio in Groenlandia.

 

Materie prime critiche: perché la Groenlandia è così importante

Ma quali sono le motivazioni dell’interesse di Trump verso la Groenlandia? Per rispondere a questa domanda, vale la pena di osservare cosa offre il territorio della regione dal punto di vista delle risorse naturali. Come ha riferito Jakob Kløve Keiding, consulente senior presso il Geological survey of Denmark and Groenlandia (GEUS), la Groenlandia ha un potenziale di 38 minerali critici che includono i metalli delle terre rare come grafite, niobio, platino, molibdeno, tantalio e titanio.

Le materie prime critiche sono un sottoinsieme di materiali utilizzati per le tecnologie verdi emergenti, come turbine eoliche, veicoli elettrici e stoccaggio di energia. Sono essenziali per la transizione energetica. Tra l’altro, sono estremamente importanti per la sicurezza nazionale. Attualmente la Cina controlla la catena di approvvigionamento di questi minerali, dal momento che possiede circa il 60% della produzione mondiale. L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di sganciarsi dalla dipendenza di Pechino e far propria una quantità importante di tali elementi essenziali. “Nel complesso, possiamo dire che c’è un enorme potenziale per le materie prime critiche in Groenlandia”. ha detto Keiding. “Molte di queste sono di grande importanza per l’Unione europea, ma sono nell’elenco anche degli americani”.

Roderick McIllree, direttore esecutivo della società mineraria britannica 80 Mile, osserva come la Groenlandia e i suoi confini naturali ospitino potenzialmente dal 20% al 25% delle ultime risorse estraibili rimaste sul pianeta. “E la sua vicinanza agli Stati Uniti la rende davvero una giurisdizione naturale per investimenti significativi”, ha sottolineato.

Affermazioni, queste, supportate da Paul Lusty, responsabile della ricerca sulle materie prime per le batterie di Fastmarkets, secondo cui “c’è stato molto interesse per le terre rare in Groenlandia, e chiaramente possono essere di notevole interesse per gli Stati Uniti”.

 

Ma la Groenlandia è in vendita?

Il punto è quello di capire se l’area che fa tanto gola a Trump possa essere in vendita oppure se il presidente USA dovrà prenderla in qualche modo con la forza. Stando alle parole di esponenti del governo della Groenlandia, l’isola non si vende. Il primo ministro Mute Egede ha esortato la comunità internazionale a rispettare le aspirazioni di indipendenza del territorio.

Ancora più nette sono state le considerazioni di Aaja Chemnitz, un membro groenlandese del parlamento danese, che ha tacciato come “irrispettosi” i commenti di Trump sulla questione. “Penso che sia importante dire per noi che la Groenlandia non è in vendita, non lo è mai stata e mai lo sarà”. Il parlamentare si è detto tuttavia disposto a collaborare con gli Stati Uniti per favorire investimenti e stabilire partnership sull’estrazione delle terre rare. “Se guardiamo all’estrazione, ad esempio, di terre rare, è qualcosa che siamo disposti a fare da molto tempo. Abbiamo anche cercato investitori americani senza trovarli. Quindi ora sono i benvenuti”, ha asserito.

 

 

 

Immagine di Redazione

Redazione

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