Meta accelera sull’IA con Nebius e pensa di licenziare il 20% dei dipendenti

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Meta alza ancora la posta nella corsa all’intelligenza artificiale, mettendo sul tavolo nuovi investimenti miliardari. Il gruppo di Menlo Park ha siglato un accordo da circa 27 miliardi di dollari con l’olandese Nebius per capacità cloud dedicata, in una fase in cui sul mercato tornano a circolare indiscrezioni su possibili tagli al personale e prende corpo anche la strategia sugli agenti AI con l’operazione Manus.

La mossa restituisce la dimensione dello sforzo finanziario che Meta sta sostenendo per rafforzare lo sviluppo di modelli avanzati e ampliare l’infrastruttura di data center necessaria ad addestrarli e farli funzionare su larga scala.

 

In questo articolo:

 

  • Maxi accordo tra Meta e Nebius per la capacità cloud AI
  • Tra intelligenza artificiale e licenziamenti, la nuova fase di Meta
  • La corsa di Meta per recuperare terreno nell’IA

 

Maxi accordo tra Meta e Nebius per la capacità cloud AI

Nebius Group, società specializzata nel cloud per l’intelligenza artificiale quotata al Nasdaq con sede ad Amsterdam, ha annunciato un nuovo accordo di lungo termine con Meta per la fornitura di infrastrutture dedicate. L’intesa quinquennale prevede che Nebius metta a disposizione 12 miliardi di dollari di capacità cloud distribuita in diverse sedi, basata su una delle prime implementazioni su larga scala della piattaforma Nvidia Vera Rubin, architettura di nuova generazione destinata a supportare carichi di lavoro di intelligenza artificiale estremamente intensivi. La capacità inizierà a essere disponibile nei primi mesi del 2027 e rappresenta uno dei più grandi contratti infrastrutturali firmati da una società cloud emergente nel settore dell’IA. Oltre alla componente iniziale, Meta si è impegnata ad acquistare ulteriore capacità di calcolo disponibile su alcuni futuri cluster Nebius fino a un massimo di 15 miliardi di dollari nell’arco di cinque anni.

Nel complesso il valore contrattuale dell’operazione raggiunge quindi circa 27 miliardi di dollari. Nebius ha spiegato che una parte di questa capacità sarà inizialmente commercializzata presso clienti terzi della propria piattaforma di cloud computing basata sull’intelligenza artificiale, mentre la quota rimanente verrà acquistata direttamente da Meta. In questo modo l’azienda olandese potrà sviluppare un’infrastruttura scalabile destinata sia al proprio ecosistema di clienti sia al partner statunitense.

Arkady Volozh, fondatore e ceo di Nebius, ha definito l’accordo un ampliamento significativo della collaborazione tra le due società. “Siamo lieti di ampliare la nostra importante partnership con Meta nell’ambito della stipula di ulteriori contratti di capacità a lungo termine di grandi dimensioni, che ci permetteranno di accelerare lo sviluppo e la crescita del nostro core business cloud basato sull’intelligenza artificiale. Continueremo a fornire risultati concreti”, ha dichiarato il manager. Il gruppo ha inoltre precisato che le previsioni finanziarie per il 2026 restano invariate. Fondata su competenze tecnologiche sviluppate internamente e su un’infrastruttura globale in espansione, Nebius sta costruendo una piattaforma completa pensata per accompagnare l’intero ciclo di sviluppo dell’intelligenza artificiale: dalla gestione dei dati e dall’addestramento dei modelli fino alla distribuzione in produzione di applicazioni e agenti AI. L’azienda si posiziona come fornitore di infrastruttura specializzata per startup e grandi imprese che sviluppano prodotti basati sull’intelligenza artificiale.

 

Tra intelligenza artificiale e lcienziamenti, la nuova fase di Meta

L’accordo con Nebius si inserisce nella più ampia strategia con cui Meta sta cercando di rafforzare la propria posizione nella competizione globale sull’intelligenza artificiale generativa. Negli ultimi mesi il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha accelerato gli investimenti in data center, infrastrutture computazionali e acquisizione di talenti, avviando una vera e propria competizione con le principali aziende del settore per attrarre ricercatori e ingegneri specializzati. Secondo quanto riferito da Reuters citando fonti a conoscenza della questione, mentre aumenta la spesa per l’IA l’azienda starebbe anche valutando un piano di riduzione del personale che potrebbe interessare il 20% o più della forza lavoro. L’obiettivo sarebbe compensare i costi sempre più elevati legati alle infrastrutture e preparare l’organizzazione a una fase in cui l’intelligenza artificiale permetterà di svolgere molte attività con team più ridotti.

Una data per eventuali tagli non sarebbe stata ancora fissata e la portata delle riduzioni non sarebbe stata definita in modo definitivo. Tuttavia, secondo le fonti citate dall’agenzia di stampa, i dirigenti di alto livello avrebbero già comunicato i piani ai manager senior chiedendo loro di iniziare a pianificare possibili riduzioni di personale. Interpellata sulle indiscrezioni, Meta ha dichiarato attraverso il portavoce Andy Stone che si tratta di “un resoconto speculativo su approcci teorici”. Se i tagli dovessero effettivamente attestarsi attorno al 20% della forza lavoro, si tratterebbe della ristrutturazione più significativa per l’azienda dalla grande revisione organizzativa avviata tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, periodo che Zuckerberg aveva definito “l’anno dell’efficienza”. All’epoca Meta aveva prima annunciato il licenziamento di circa 11 mila dipendenti, pari al 13% dell’organico, e successivamente altri 10 mila tagli. Secondo l’ultimo bilancio disponibile, al 31 dicembre la società contava quasi 79 mila dipendenti.

Le indiscrezioni sui possibili tagli al personale hanno avuto riflessi anche sul titolo Meta. Le azioni del gruppo sono salite di circa il 3% dopo la pubblicazione dell’articolo di Reuters che riportava le ipotesi di riduzione della forza lavoro, interpretate da alcuni investitori come un segnale di maggiore disciplina sui costi in una fase di forte aumento degli investimenti. Secondo Barton Crockett, analista di Rosenblatt Securities, una riduzione del personale pari al 20% potrebbe tradursi in circa 6 miliardi di dollari di risparmi, con un incremento stimato del 5% sugli utili netti rettificati. Il titolo Meta era scambiato attorno ai 629 dollari e dall’inizio dell’anno registra un calo di circa il 7%, dopo aver chiuso il 2025 con una crescita di quasi il 13%.

 

La corsa di Meta per recuperare terreno nell’IA

L’intensificazione degli investimenti arriva mentre Meta cerca di colmare il divario con alcune delle aziende che oggi guidano il settore dell’intelligenza artificiale. Negli ultimi anni la società ha aumentato in modo significativo la spesa destinata allo sviluppo di modelli e alla costruzione delle infrastrutture necessarie per addestrarli. Il gruppo ha indicato un piano da circa 600 miliardi di dollari per la realizzazione di data center entro il 2028 e prevede una spesa in conto capitale fino a 135 miliardi di dollari nel 2026, circa il doppio rispetto all’anno precedente. La capacità cloud acquistata da Nebius rientra proprio in questa strategia di espansione infrastrutturale, destinata a sostenere l’addestramento e l’esecuzione dei modelli di nuova generazione.

In questo contesto si inserisce anche l’acquisizione di Manus, considerata uno dei tasselli più rilevanti della strategia di Meta sugli agenti AI. Esploso sul mercato a marzo e diventato virale sui social cinesi a giugno, Manus si è imposto in pochi mesi come uno dei casi più osservati nel segmento degli agenti generalisti. Meta non ha comunicato i termini economici dell’accordo con Manus, ma secondo il Wall Street Journal il valore dell’operazione sarebbe compreso tra 2 e 3 miliardi di dollari. Il gruppo di Menlo Park ha inoltre precisato che Manus continuerà a operare anche come offerta separata, pur venendo progressivamente integrato nei prodotti consumer e aziendali della società, da Facebook, Instagram e WhatsApp fino a Meta AI.

Nonostante gli investimenti, l’azienda non ha ancora lanciato un modello in grado di competere stabilmente con quelli sviluppati dai principali leader del settore come OpenAI, Anthropic o Google. Lo scorso anno il gruppo è stato criticato per alcuni risultati considerati fuorvianti nei benchmark utilizzati per le prime versioni di Llama 4 e ha successivamente rinviato il lancio della versione più grande del modello, denominata Behemoth. Il nuovo modello Avocado, sviluppato dal team di superintelligenza per rilanciare la posizione dell’azienda nella corsa all’IA, avrebbe a sua volta mostrato prestazioni inferiori alle aspettative interne.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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