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Microelettronica, dove apriranno fabbriche di chip in Italia

Una tastiera del computer in bianco e nero

Sono in arrivo tre nuove fabbriche di chip in Italia. Dopo l’annuncio dell’approdo italiano di Silicon Box, il gruppo di Singapore fondato da Byung Joon Han con Sehat Sutardja e Weili Dai di Marvell Technology Group, due colossi dei semiconduttori si apprestano a investire sul territorio nazionale: la tedesca Aixtron e la high-tech company globale (ma con radici italiane e francesi) STMicroelectronics. L’obiettivo è trasformare l’Italia in un polo di sviluppo di microchip, specializzato sia nella fase di progettazione che in quella di fabbricazione.

 

Ecco dove apriranno le fabbriche di chip in Italia

Dopo il fallimento della trattativa con la statunitense Intel, Silicon Box investirà 3,2 miliardi di euro in Italia per aprire un impianto produttivo di cui non sono ancora noti luogo e tempistiche. Per il momento si sa soltanto che sorgerà al Nord e che genererà 1.600 nuovi posti di lavoro diretti e numerosi altri indiretti per la costruzione dell’impianto e per le imprese di fornitura e logistica coinvolte. L’unicorno asiatica promette di lanciare un sito unico nel suo genere in Europa: una fabbrica a emissioni nette zero per il packaging avanzato dei cosiddetti chiplet, i minuscoli circuiti integrati complessi che rappresentano la tecnologia del futuro.

Al loro interno i chiplet inglobano più microchip in grado di svolgere molteplici funzioni, alimentando contemporaneamente diversi hardware. Questi processori ad alta dissipazione di potenza sono piccoli come granelli di sabbia e vengono assemblati su interfacce elettriche rettangolari: montati su un unico processore, possono alimentare singoli device e grandi data center, riducendo i costi fino a quattro volte. Quindi non solo semiconduttori di base, utili ad automobili e infrastrutture di ricarica, server, smartphone, computer ed elettrodomestici, ma anche quelli avanzati, necessari alle applicazioni industriali, ai sistemi di intelligenza artificiale e agli armamenti.

L’investimento di Silicon Box si inserisce nella strategia europea di sovranità digitale e di friend-shoring delle catene del valore, varata con l’approvazione dell’European Chips Act. In attesa dell’approvazione della Commissione europea per il via alla progettazione, pianificazione e costruzione della fabbrica di Silicon Box in Italia, la strategia nazionale nel settore dei semiconduttori, lanciata con il proposito di raggiungere i 10 miliardi di investimenti entro l’anno, fa un ulteriore passo avanti arricchendosi di due importanti novità.

 

Aixtron sbarca a Orbassano

La tedesca Aixtron, fondata nel 1983 da Heinrich Schumann, Holger Jürgensen e Meino Heyen come spin-off dell’università RWTH Aachen, ha annunciato un investimento iniziale di 15 milioni che potrà arrivare fino a 100 milioni di euro per aprire uno stabilimento nel comune dell’area metropolitana di Torino. È prevista l’assunzione a regime di 200 dipendenti diretti e il coinvolgimento di altre centinaia per la riqualificazione della fabbrica individuata, occupata attualmente dalla AV-EL, azienda specializzata nella produzione e lavorazione di materie plastiche per l’automotive.

Per fare spazio all’ambizioso insediamento della Aixtron, i 57 dipendenti della AV-EL (che delocalizzerà in Russia) perderanno il posto. I lavoratori, all’oscuro dell’investimento tedesco, sono già da anni in contratto di solidarietà. Il sito produttivo, in vendita dal 2020, si estende su oltre 300 metri lineari, conta 11.000 metri quadrati di area produttivo-logistica e 3.600 di uffici, di cui 1.000 per il laboratorio di ricerca e sviluppo. Si stima che nel giro di 2-3 anni un contingente significativo di microchip distribuiti dalla multinazionale teutonica verrà prodotto nel rinnovato impianto della cittadina piemontese, forte delle competenze sviluppate all’Università e al Politecnico di Torino.

 

STMicroelectronics apre nuovo impianto a Catania

Leader nel mercato dei componenti elettronici per l’industria dei chip e delle schede di verifica insieme al gruppo hi-tech lombardo Technoprobe, STMicroelectronics costruirà nella città siciliana un innovativo centro di produzione. L’investimento complessivo è da 5 miliardi di euro: in questa cifra rientrano i 2 miliardi di contributi pubblici forniti dallo Stato italiano attraverso un pacchetto di aiuti già approvato dalla Commissione europea nel quadro dell’EU Chips Act. L’impianto di ST sarà concentrato su produzione, assemblaggio, packaging, test, ricerca e sviluppo dei SiC, i semiconduttori di carburo di silicio ad alte prestazioni, basati su wafer di 200 mm di diametro.

L’Etna Valley diventerà il più importante hub al mondo per i chip SiC. ST chiama la fabbrica in arrivo Silicon Carbide Campus: lo stabilimento, vertice dell’ecosistema globale targato ST, inizierà a produrre nel 2026 per giungere a pieno regime nel 2033, quando si prevede che arriverà ad immettere sul mercato fino a 15.000 wafer ogni settimana per i clienti automobilistici e industriali e per le infrastrutture cloud. L’impianto catanese, considerato fondamentale nella transizione verso l’elettrificazione grazie agli inverter con efficienze record, sarà il primo esempio in Europa per la produzione in serie con un impatto occupazionale di 2.000 posti di lavoro.

 

Dal ChipsIT al Supercomputing ICSC

Giorgio Aldighieri, consigliere del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha salutato il 2024 come l’anno della microelettronica. La volata dell’Italia sul fronte dei semiconduttori si completa con la creazione a Pavia della Fondazione ChipsIT, il Centro italiano per il design dei circuiti integrati a semiconduttori. La scelta è ricaduta sul comune a sud di Milano per l’ecosistema di aziende di microchip e di università ed istituti di ricerca nella filiera. La spesa in conto di capitale è di 10 milioni di euro per il 2023 e di 25 milioni all’anno dal 2024 al 2030.

Chips-IT avrà delle ramificazioni a Catania, ormai fulcro del carburo di silicio con ST, e a Bologna dove si trova il Cineca, il consorzio interuniversitario che gestisce il supercomputer Leonardo, classificato al quarto posto nella lista Top500 dei calcolatori più veloci del mondo. In questo settore, l’Italia potrà essere competitiva anche con il primo computer quantistico superconduttivo inaugurato al Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli con un processore tra i più avanzati in Europa, messo a punto dal Supercomputing ICSC (il Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing) con l’obiettivo futuro di lanciare una factory tutta italiana.

Progettato per la comunità scientifica e per il mondo industriale, il computer sfrutta l’alluminio e le basse temperature per determinare anche al livello macroscopico le proprietà quantistiche dei qubit, l’unità fondamentale d’informazione utilizzata nella computazione quantistica. Francesco Tafuri, responsabile del Centro di computazione quantistica superconduttiva di Napoli, spiega in una nota che questo supercomputer “è un punto di partenza per contribuire alla creazione di applicazioni che usino computer quantistici per accelerare la soluzione di problemi attualmente irrisolvibili”.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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