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MiFID: cos’è e come funziona la direttiva europea

MiFID: cos'è e come funziona la direttiva europea

Il MiFID è l’acronimo di Market in Financial Instruments Directive e fa riferimento alla direttiva n.39 dei 21 aprile del 2004 emessa dall’Unione Europea in tema di disciplina dei mercati finanziari. La direttiva è entrata in vigore il 1° novembre del 2007 ed è rimasta attuativa fino al 2 gennaio del 2018, allorché è stata sostituita dal MiFID II. Vediamo quindi nel dettaglio in cosa consiste il MiFID e quali sono le modifiche poi apportate con la successiva riforma.

 

MiFID: cos’è e come funziona

Il MiFID è un provvedimento che si propone di regolare la fornitura dei servizi offerti da parte degli istituti finanziari europei, con l’obiettivo di tutelare gli investitori, salvaguardare l’integrità dei mercati, rafforzare la concorrenza, garantire l’effcienza dei mercati e migliorare la governance delle imprese. Per fare questo sono stati stabiliti dei requisiti per le società finanziarie tipo:

 

  • la raccolta delle informazioni sull’adeguatezza dei clienti riguardo l’adozione degli strumenti finanziari, nonché la preparazione sugli stessi;
  • la gestione degli ordini per favorire l’interesse del cliente;
  • la trasparenza in merito a tutte le condizioni di mercato prima e dopo l’acquisto di uno strumento finanziario;
  • la migliore esecuzione per tutti gli ordini del cliente.

Quando scoppiarono alcune crisi finanziarie, a partire da quella del 2008 con il crollo della Lehman Brothers per proseguire con la tempesta relativa ai debiti sovrani dell’Europa mediterranea, è emerso come la disciplina applicata presentava alcune lacune e richiedeva una modifica. Cosa che è stata fatta con il MiFID II, introdotto per migliorare la condizione dei mercati finanziari dal punto di vista della trasparenza, della sicurezza e dell’efficienza. Nello specifico è stato stabilito:

 

  • l’utilizzo di piattaforme regolamentate per effettuare le operazioni di trading;
  • l’inserimento di controlli aggiuntivi per migliorare la trasparenza nei mercati finanziari;
  • il rispetto di alcune regole per l’utilizzo di algoritmi per il trading ad alta frequenza;
  • la copertura economica per gli assets e le professioni in tema di servizi finanziari.

 

MiFID: i soggetti interessati

Ma quali sono i soggetti coinvolti su cui si applica la direttiva in parola? Possono essere individuate al riguardo 3 grandi categorie:

 

  • gli intermediari, come le banche e le imprese d’investimento (in Italia SIM e SGR);
  • le trading venues, che riguardano i gestori dei mercati regolamentati, dei Multilateral Trading Facility e gli Internalizzatori Sistemici;
  • i consulenti finanziari. 

 

Tutti questi soggetti devono adempiere a determinati obblighi informativi come la classificazione assegnata, eventuali conflitti d’interesse, le commissioni verso terzi, la descrizione dettagliata degli strumenti finanziari, la politica di esecuzione degli ordini e tutte le informazioni che concernono le perdite dall’investimento. In particolare gli intermediari sono obbligati a comunicare ai clienti le politiche e le misure di protezione e tutela, nonché la propria valutazione sugli assets detenuti in portafoglio e i costi legati ai servizi forniti. 

 

MiFID II: la classificazione della clientela

La MiFID II ora impone alle imprese che effettuano servizi alla clientela di distinguere tra i diversi investitori, suddividendoli in macro-classi, il che comporta un diverso livello di protezione e di tutela, nonché differenti regole di condotta a cui attenersi. Con la vecchia versione della MiFID, i clienti erano distinti a seconda se si trattasse di retail o di operatori qualificati. Adesso però le categorie sono 3: i clienti retail, i clienti professionali e le controparti qualificate.

I clienti retail costituiscono la classe che necessita di maggiore tutela in quanto sprovvisti di esperienza, conoscenza e competenza normalmente riconosciute agli investitori di livello superiore. Al riguardo gli intermediari devono fornire tutti gli strumenti informativi necessari affinché tali investitori possano comprendere a fondo la natura degli investimenti e dei servizi forniti, soprattutto con riferimento ai rischi correlati. Lo scopo è quello di permettere la scelta nel pieno della consapevolezza.

I clienti professionali sono coloro che hanno totale coscienza delle scelte d’investimento effettuate e del rischio associato, proprio perché dotati di esperienza, conoscenza e competenza fondamentali per valutare in autonomia ogni decisione. Tali clienti sono di 2 tipi: professionali di diritto e professionali su richiesta. 

Riguardo ai primi troviamo:

 

  • i soggetti che necessitano di autorizzazione o regolamentazione per operaare nei mercati finanziari italiani ed esteri, tipo le banche, le imprese d’investimento, le società di assicurazione, gli OICR e le società che gestiscono gli OICR;
  • le imprese di grandi dimensioni, ovvero che hanno almeno 2 tra i seguenti requisti: bilancio pari o superiore a 20 milioni di euro, fatturato netto pari o superiore a 40 milioni di euro, fondi propri pari o superiori a 2 milioni di euro;
  • gli investitori istituzionali, che sono quelli che hanno come attività principale proprio quella di investire in strumenti finanziari. Tra questi vi sono anche i Governi nazionali, gli enti pubblici incaricati della gestione del debito pubblico, le Banche centrali, le istituzioni internazionali e sovranazionali, quali la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea.

 

In tutti questi casi, gli intermediari devono informare i soggetti professionali di diritto che saranno trattati con tale status, a meno che non si convenga per un maggior livello di protezione per tutti o alcuni prodotti e servizi. In tale circostanza è data facoltà ai soggetti di essere considerati clienti retail.

Quanto ai clienti professionali su richiesta, si è di fronte in questo caso a clienti al dettaglio che non hanno requisiti di essere professionali, ma che effettuano una richiesta esplicita di venire trattati come tali in base a competenze, conoscenze ed esperienze maturate negli anni in ambito finanziario. 

L’intermediario però dovrà accertare tutto quanto tramite dei test specifici e in particolare dovranno essere soddisfatti almeno 2 dei seguenti requisiti: effettuazione di operazioni di dimensioni significative sui mercati finanziari con una frequenza di 10 a trimestre nei 4 trimestri precedenti; valore di portafoglio superiore a 500.000 euro; svolgimento di attività lavorativa del cliente nel settore finanziario e aver svolto incarichi nello stesso per almeno 1 anno, occupando una posizione che presupponga conoscenza dei prodotti e dei servizi forniti. 

Le controparti qualificate sono coloro dotati del più alto livello di conoscenza, esperienza e competenza per quanto concerne gli investimenti finanziari. Giocoforza avranno il minor livello di protezione e quindi maggiore libertà nell’operatività. Al riguardo l’art.6, comma 2 quater del Testo Unico della Finanza descrive come controparti qualificate:

 

  • le imprese di investimento, le banche, le imprese di assicurazioni, gli OICR, le SGR, le società di gestione armonizzate, i fondi pensione, gli intermediari finanziari iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106, 107 e 113 del Testo Unico Bancario, le società di cui all’articolo 18 del Testo Unico Bancario, gli istituti di moneta elettronica, le fondazioni bancarie, i Governi nazionali e i loro corrispondenti uffici, compresi gli organismi pubblici incaricati di gestire il debito pubblico, le Banche centrali e le organizzazioni sovranazionali a carattere pubblico;
  • le imprese la cui attività principale consista nel negoziare per conto proprio merci e strumenti finanziari derivati su merci;
  • le imprese la cui attività esclusiva consista nel negoziare per conto proprio nei mercati di strumenti finanziari derivati e, per meri fini di copertura, nei mercati a pronti, purché esse siano garantite da membri che aderiscono all’organismo di compensazione di tali mercati, quando la responsabilità del buon fine dei contratti stipulati da dette imprese spetta a membri che aderiscono all’organismo di compensazione di tali mercati;
  • le altre categorie di soggetti privati individuati con regolamento dalla Consob, sentita Banca d’Italia, nel rispetto dei criteri di cui alla direttiva 2004/39/CE e alle relative misure di esecuzione;
  • le categorie corrispondenti a quelle dei numeri precedenti di soggetti di Paesi non appartenenti all’Unione europea.

 

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Redazione

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