Mps: Banco Bpm verso il voto favorevole per l’Ops Mediobanca

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Banca Mps potrebbe contare anche sull’appoggio di Banco Bpm all’Assemblea degli azionisti del 17 aprile, dove si voterà per l’emissione di azioni a sostegno dell’offerta pubblica di scambio su Mediobanca. In base ad alcune indiscrezioni, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna sarebbe orientato a votare a favore. Si tratterebbe di un consenso che potrebbe decidere le sorti della partita. Il Banco detiene una quota del 5% di Mps, ottenuta dopo l’ultimo collocamento del Ministero dell’economia e delle finanze. A ciò si aggiunge il 4% di Anima Holding, ormai in mano a Banco Bpm dopo il lancio di un’offerta pubblica di acquisto da parte di Piazza Meda che ha riscontrato il 90% di adesioni.

Secondo persone vicine alla questione, la mossa del Banco sarebbe frutto dei buoni rapporti tra l’amministratore delegato Castagna e il governo, che sta spingendo per la creazione del terzo polo bancario da affiancare a Intesa Sanpaolo e Unicredit. Potrebbe aver aiutato anche la scelta dell’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, fermo sostenitore dell’Ops su Mediobanca, di aderire all’Opa di Banco Bpm su Anima Holding.

 

Mps-Mediobanca: il punto della situazione

A due giorni dall’evento più atteso dell’anno a Rocca Salimbeni la situazione potrebbe essere in via di definizione. All’assise del 17 aprile c’è bisogno di una maggioranza di due terzi dei partecipanti per far passare la mozione che dà il via libera all’Ops. Al momento lo schieramento dei favorevoli è in maggioranza, ma gli indecisi potrebbero ribaltare le sorti dell’operazione se decidessero di votare contro. Sempreché la partecipazione dell’azionariato sia diffusa.

Il conteggio dei sì parte dal sostegno del governo, azionista di maggioranza con una quota vicina al 12%. Ieri, la Presidenza del Consiglio ha comunicato, attraverso Mps, che non eserciterà il golden power sull’operazione Mediobanca. Ciò spiana la strada alla costruzione del terzo polo insieme all’amministratore delegato Luigi Lovaglio sotto l’egida del Mef. Non solo. Con la combinazione tra Mps e Mediobanca si cerca di garantire una certa italianità ad Assicurazioni Generali, di cui Piazzetta Cuccia è il principale azionista con una quota del 13%, ed evitare che il gruppo assicurativo si finisca troppo sotto l’influenza francese attraverso l’alleanza con Natixis. La cordata guidata da Palazzo Chigi si infoltisce con l’appoggio di Caltagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, entrambi con una quota vicina al 10%. Rinforzi recenti sono arrivati dalle manifestazioni pro-Ops del gestore obbligazionario Pimco e del fondo Algebris, che detengono insieme un pacchetto di oltre il 3%, nonché delle fondazioni e delle casse di previdenza. Sommando i voti, si arriverebbe a una cifra vicina al 40%.

Dall’altra parte è invece arrivato il secco no degli investitori internazionali, che hanno messo in luce gli ostacoli rappresentati dalle dimensioni dell’operazione, dalle difficoltà di accesso alla due diligence, dall’incertezza del prezzo finale e dalle potenziali sfide di integrazione. Il fronte, che insieme rappresenta circa lo 0,3% del capitale di Mps, è formato dal fondo pensione americano State Board of Administration Florida, dalla società di investimento Calvert e dall’asset manager New York City Controller.

Mancano all’appello gli indecisi, che però insieme potrebbero avere un ruolo importante, ossia: Vanguard (3%), Dimension Fund Advisors (3%), Norges Bank (2,9%), Blackrock (1,8%), Allianz (1,58%), Crédit Agricole (0,65%) e Janus Henderson (0,6%). Nessuno di essi ancora ha espresso le intenzioni di voto. E’ probabile che ci siano delle astensioni o comunque che la decisione venga presa all’ultimo momento.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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