Mps-Mediobanca: le condizioni dell’ok Bce e le prossime mosse

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La Banca centrale europea ha dato il via libera all’offerta pubblica di scambio che Banca Mps ha lanciato su Mediobanca. Si tratta di un passaggio chiave per l’operazione, sebbene l’Eurotower abbia stabilito alcuni requisiti in caso le adesioni non dovessero superare la quota del 50%. In questo articolo:

 

  • Mps: ora si contano le adesioni
  • I limiti della Bce

Mps-Mediobanca: ora si contano le adesioni

Il 24 gennaio 2025 Mps ha lanciato un’ops su Mediobanca proponendo lo scambio di 2,3 sue azioni di nuova emissione per ogni titolo detenuto dagli azionisti di Piazzetta Cuccia. Il concambio valutava le azioni Mediobanca 15,992 euro, con un premio del 5% rispetto al prezzo ufficiale del 23 gennaio 2025, e comporterebbe per la banca senese un esborso quantificabile in 13 miliardi di euro. Il Consiglio di amministrazione di Mediobanca però ha respinto l’offerta giudicandola “distruttiva e senza una logica industriale”.

Nel frattempo il gruppo guidato da Alberto Nagel, ha attuato una tattica ostruzionistica presentando un’offerta pubblica di acquisto di Banca Generali, controllata al 51% da Assicurazioni Generali. L’operazione verrebbe realizzata attraverso il pagamento della quota al Leone di Trieste con la partecipazione del 13% di Mediobanca nella compagnia assicurativa. Tuttavia, sono emersi ostacoli rilevanti, con alcuni azionisti di spicco in entrambe le società coinvolte, come l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, che hanno definito “senza senso” la mossa. Al 16 giugno avrebbe dovuto esserci l’assemblea degli azionisti di Mediobanca per approvare l’opa su Banca Generali, ma in una seduta straordinaria il Cda ha rimandato tutto al 25 settembre in quanto “alcuni soci hanno sottolineato l’esigenza di conoscere le valutazioni e l’orientamento del Leone rispetto alla proposta di Mediobanca”.

Intanto, Banca Mps conta le possibili adesioni all’operazione su Mediobanca, che potrebbe partire già il prossimo mese. Oltre il 30% del capitale sarebbe assicurato, viste le partecipazioni di Delfin della famiglia Del Vecchio (19,39%), delle finanziarie di Caltagirone (5,5%) e di altri ambienti vicini allo Stato italiano che caldeggia l’accordo in ottica di consolidamento bancario. L’istituto di Rocca Salimbeni tuttavia ha più volte dichiarato di voler raggiungere una soglia minima di accettazione del 67% per considerare valida l’offerta, quantunque abbia considerato anche un potenziale abbassamento del limite. Il board del Monte Paschi si riunirà domani, 26 giugno, per deliberare un aumento di capitale a fronte dell’offerta.

 

I limiti posti dalla Bce

Nel concedere l’autorizzazione, la Bce ha fissato alcune condizioni. Se il tasso di adesione da parte degli azionisti di Mediobanca risulterà inferiore al 50%, Mps dovrà fornire entro tre mesi all’autorità centrale un rapporto che confermi l’esistenza di un controllo di fatto della banca rivale. Alternativamente, dovrà presentare un piano strategico in merito alla partecipazione acquisita e ai criteri per la detenzione o cessione della stessa. Tutto ciò unitamente a relativi obiettivi, tempistiche e principali tappe operative. Inoltre, se l’azienda di credito guidata da Luigi Lovaglio dovrà fornire una dichiarazione a sé stante indicando il relativo impatto stimato a livello patrimoniale.

Ad ogni modo, entro sei mesi dalla data di acquisizione del controllo di Mediobanca, Mps dovrà inviare alla Bce un piano di integrazione che include una serie di informazioni, quali:

 

  • gli impatti sul capitale, sulle strategie di funding e sulla digitalizzazione/sicurezza informatica, evidenziando eventuali scostamenti rispetto alle ipotesi iniziali;
  • l’organizzazione del sistema Ict;
  • l’assetto di corporate governance del nuovo gruppo con riferimento alla struttura organizzativa e alla normativa propedeutica ad assicurare il coordinamento strategico e operativo tra Mps e tutte le proprie controllate;
  • l’assetto degli organi nelle società controllate;
  • l’assetto del sistema di controllo interno;
  • i mutamenti all’assetto retributivo anche al fine di sviluppare adeguate politiche di retention per i professionisti chiave di Mediobanca;
  • i cambiamenti da apportare alle modalità di aggregazione e reporting delle informazioni di rischio.
Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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