Mps-Mediobanca: Pimco aderirà all’adc per l’Ops su Mediobanca

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Sale l’attesa per la prossima assemblea di Banca Mps, il 17 aprile, nella quale verrà votata l’emissione di azioni per finanziare l’offerta pubblica di scambio che l’istituto di credito toscano ha lanciato nei confronti di Mediobanca. Secondo persone vicine alla questione Pimco ha deciso di sostenere la ricapitalizzazione. Il gestore patrimoniale da circa 2.000 miliardi di dollari detiene una partecipazione di circa l’1,5% in Mps, riferiscono le stesse fonti, quindi il suo sostegno assumerà una certa importanza per l’esito finale del voto. Sull’operazione sono nate delle polemiche per via dell’effetto diluitivo derivante dall’aumento di capitale, con i piccoli azionisti che si sentono penalizzati.

 

Mps: gli azionisti che sono a favore dell’Ops su Mediobanca

Il 24 gennaio scorso Mps ha lanciato un’Ops su Mediobanca offrendo 2,3 azioni di nuova emissione per ogni azione detenuta dagli azionisti di Piazzetta Cuccia. Il concambio valutava le azioni Mediobanca 15,992 euro, con un premio del 5% rispetto al prezzo ufficiale del 23 gennaio 2025. La transazione ha un valore di 13 miliardi di euro. L’ultima chiusura alla Borsa di Milano del titolo Mediobanca è di 14,585 euro, mentre le azioni Mps hanno terminato la seduta a 6,174 euro. Questo significa che, ai prezzi attuali, un azionista di Mediobanca teoricamente riceverebbe, con lo stesso concambio, un prezzo di 14,20 euro, più basso del 2,64% rispetto ai 14,585 euro del prezzo attuale dell’istituto milanese.

Ad ogni modo, il Consiglio di amministrazione di Mediobanca ha respinto da subito l’offerta reputandola “contraria agli interessi” della banca. Dunque si profila un’acquisizione ostile. Un primo passo per Mpa sarà quindi quello di ottenere il benestare dell’assemblea dei propri azionisti per attuare la scalata. Per ora l’istituto guidato da Luigi Lovaglio può contare sul sostegno del governo italiano, azionista con il 12% del capitale, che non vede l’ora di mettere in pratica il consolidamento agognato da tempo e creare il terzo polo bancario da affiancare ai due colossi Intesa Sanpaolo e Unicredit.

In assemblea voteranno a favore anche l’imprenditore immobiliare Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio. Nei giorni scorsi si è aggiunto il fondo Algebris, proprietario di un pacchetto in Mps inferiore al 2%, che si è espresso a favore del deal. “Siamo azionisti e supportiamo l’operazione. Ci sembra corretta e intelligente”, ha affermato il fondatore e amministratore delegato del fondo, Davide Serra. Mettendo insieme i diritti di voto di tutti i player favorevoli si dovrebbe arrivare a una quota di oltre il 30%. Per procedere con il piano Mediobanca, tuttavia, Mps ha bisogno della maggioranza di due terzi degli azionisti presenti in assemblea nel giorno della votazione. Tutto dipenderà dalla partecipazione, ma il pacchetto dei voti assicurato ancora non dà garanzia di esito positivo.

Per la banca senese, l’accordo sarebbe molto importante perché dalla combinazione delle due società ne uscirebbe un’entità “complementare sotto il profilo dell’asset gathering, del private banking, dell’investment banking e delle assicurazioni”, sostiene Mps. Questa affermazione non è molto condivisa dagli analisti, alcuni dei quali hanno manifestato perplessità in merito alla realizzazione di sinergie dalla fusione. Moody’s Ratings ha addirittura evidenziato potenziali rischi per il futuro merito creditizio di Mediobanca.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari