Mps, il cda si spacca su Lovaglio e l’a.d. ora rischia il posto

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C’eravamo tanto amati. Ora però lo scontro sembra diventato insanabile. La governance della banca senese entra nella sua fase più aspra dopo che Luigi Lovaglio, escluso dalla lista del board per il rinnovo degli organi sociali, è rientrato in partita attraverso la lista alternativa presentata da Plt Holding della famiglia Tortora. Il punto di massima frizione passa dal confronto con Francesco Gaetano Caltagirone, il socio che più di altri sembra aver smesso di credere nella continuità dell’attuale amministratore delegato e che ha spinto sul profilo di Fabrizio Palermo, il manager che ora prende quota come prossimo ceo designato del Monte.

In questo articolo:

  • Mps, il cda accelera sull’uscita di Lovaglio
  • La lista Tortora riapre lo scontro sulla continuità
  • Fabrizio Palermo, il favorito di Caltagirone in pole per il Monte

Mps, il cda accelera sull’uscita di Lovaglio

Il consiglio di amministrazione del Monte si è riunito nel weekend e poi di nuovo lunedì in una seduta fiume proseguita per gran parte della giornata, senza arrivare subito a una chiusura definitiva. Al centro della discussione c’è stato Luigi Lovaglio, la cui scelta di accettare la candidatura in una lista alternativa a quella predisposta dal board ha aperto un fronte che il vertice della banca considera incompatibile con il percorso seguito fino a questo momento per il rinnovo della governance.

Secondo quanto emerso nel confronto interno, il tema non riguarda solo un dissenso politico sul nome del futuro amministratore delegato, ma anche il rapporto tra il manager uscente e una procedura di selezione alla quale lo stesso Lovaglio aveva partecipato come componente del consiglio. Su questo punto, nel corso della riunione sarebbero stati presentati anche pareri legali volti a inquadrare la posizione dell’a.d.

La questione esaminata dal board riguarda la possibilità che il sostegno a una lista concorrente possa configurare un contrasto con una delibera dello stesso consiglio e con il processo che aveva portato alla definizione della proposta ufficiale del cda. Da qui la valutazione di misure, come riporta Milano Finanza, che vanno dal ritiro immediato delle deleghe fino alla richiesta di dimissioni o, nell’ipotesi più radicale, al licenziamento per giusta causa. La decisione formale e le eventuali comunicazioni al mercato sono attese nelle prossime ore.

C’è poi un profilo strettamente operativo che rende la vicenda ancora più delicata. Lovaglio non è soltanto amministratore delegato, ma ricopre anche il ruolo di direttore generale, e questo impone alla banca di interrogarsi su chi possa garantire continuità gestionale nelle settimane che separano il cda dall’assemblea del 15 aprile. Tra le soluzioni circolate in ambito finanziario c’è l’eventuale affidamento delle leve operative al vicedirettore generale vicario Maurizio Bai. Il quadro, in ogni caso, restituisce il segno di una rottura ormai piena tra il board uscente e il manager che negli ultimi anni ha guidato il rilancio dell’istituto senese.

La lista Tortora riapre lo scontro sulla continuità

A cambiare il perimetro della partita è stata la decisione della famiglia Tortora, attraverso Plt Holding, di presentare una lista alternativa ampia, composta da dodici nomi e costruita per concorrere alla maggioranza del futuro consiglio. La scelta ha avuto un impatto immediato perché ha avanzato un vero progetto di governance alternativo, fondato sulla conferma di Luigi Lovaglio come amministratore delegato e sull’indicazione di Cesare Bisoni alla presidenza. Il messaggio politico della lista Tortora sembra essere quello di difendere il management uscente e trasformare il giudizio sul mandato di Lovaglio in un tema assembleare. Lo stesso Tortora ha rivendicato pubblicamente l’impostazione dell’operazione, sostenendo che la lista sia composta da profili di alto livello e in continuità con l’assetto precedente, nel primario interesse della banca.

La mossa ha sorpreso parte del mercato e anche alcuni azionisti rilevanti, perché ha introdotto un elemento ulteriore di competizione in un passaggio già complesso, segnato dalla necessità di scegliere il nuovo vertice e di dare una direzione leggibile agli investitori. È in questo contesto che il confronto con i fondi assume un peso decisivo. Gli investitori istituzionali rappresentano a Siena una quota molto ampia del capitale e si trovano di fronte a una configurazione anomala: da un lato la lista del cda, che ha presentato più nomi per la carica di amministratore delegato; dall’altro l’attuale capoazienda che corre con una lista propria. Nelle interlocuzioni con il mercato è già emersa la difficoltà, soprattutto da parte degli investitori esteri, di interpretare una dinamica di governance così poco lineare.

Fabrizio Palermo, il favorito di Caltagirone in pole per il Monte

Nel mosaico che il cda sta cercando di ricomporre, Fabrizio Palermo appare come il nome destinato a emergere con maggiore forza. Le indicazioni maturate al termine della lunga riunione del board convergono sulla possibilità che sia lui il candidato unico per la guida del Monte, in un tentativo di chiudere la fase di incertezza e offrire al mercato un riferimento più definito. La sua candidatura si colloca dentro una terna nella quale figurano anche Corrado Passera e Carlo Vivaldi, ma nelle ultime ore il profilo di Palermo sembra essersi rafforzato fino a diventare il punto di caduta più probabile. Il suo nome viene letto dal mercato anche alla luce dei rapporti tra i principali centri di influenza presenti nel capitale della banca.

Palermo è considerato il candidato più vicino all’area di Francesco Gaetano Caltagirone, azionista del Monte con una partecipazione superiore all’11%, e la sua eventuale designazione verrebbe interpretata come un segnale preciso nella ridefinizione degli equilibri interni. In questa fase il peso di Caltagirone è particolarmente rilevante, sia per la consistenza della quota detenuta sia per il ruolo che il gruppo ha assunto nelle recenti dinamiche societarie del Monte. Dal punto di vista del curriculum, Palermo porta in dote un percorso costruito tra finanza, grandi partecipate e istituzioni. Dal settembre 2022 è amministratore delegato di Acea. In precedenza ha guidato Cassa Depositi e Prestiti e, ancora prima, aveva maturato esperienza a Morgan Stanley e poi in Cdp come direttore finanziario. Inoltre, dal 2025 fa parte del consiglio di amministrazione di Generali, dove Caltagirone detiene il 6,28%.

Il profilo che ne emerge è quello di un manager abituato a muoversi in contesti complessi e ad alta esposizione istituzionale, con un percorso differente rispetto a quello di Lovaglio, più interno alla tradizione bancaria classica. È anche questa differenza di traiettoria a rendere la sua eventuale nomina un passaggio significativo per il Monte: non soltanto il cambio di un amministratore delegato, ma l’indicazione di un diverso baricentro nella futura catena di comando della banca.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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