Mps, Lovaglio non molla: è scontro anche tra gli azionisti

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Era stato descritto come l’uomo della rinascita. Il manager che aveva risollevato Monte dei Paschi di Siena, capace di trasformarla da preda a predatrice e di vincere la sfida ad Alberto Nagel e di portare a segno l’assalto a Mediobanca. Eppure, nel giro di poche settimane, Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, è diventato il problema. Un grosso problema. Una mina impazzita che sta cercando di compromettere i piani dei principali azionisti di Mps.

In questo articolo:

  • Lovaglio e la sfida con il cda di Mps
  • Cosa è successo
  • Mps, scontro tra azionisti

Lovaglio e la sfida con il cda di Mps

All’interno di Mps non si tratta più soltanto del rinnovo di un vertice o della dialettica, fisiologica ma spesso aspra, tra amministratore delegato e azionisti. È qualcosa di più profondo: un confronto che mette in discussione equilibri consolidati, relazioni tra finanza e politica, ruolo degli investitori istituzionali e, soprattutto, il modello di governance di una banca che resta simbolica per l’Italia.

Secondo Reuters, il consiglio di amministrazione del Monte starebbe valutando l’ipotesi di mettere in discussione il ruolo di Lovaglio proprio alla vigilia del rinnovo del board. Una riflessione che, stando alle indiscrezioni, si sarebbe trasformata in un vero e proprio confronto interno, segno che le tensioni sono ormai emerse in modo esplicito.

Una dinamica complessa, resa ancora più difficile dal fatto che Lovaglio non sembra avere alcuna intenzione di farsi da parte. Anzi. Tant’è che, sempre secondo l’agenza di stampa, l’amministratore delegato starebbe lavorando attivamente alla costruzione di una propria lista per il rinnovo del consiglio. Una scelta che rompe con le consuetudini più recenti e che introduce un elemento di conflittualità diretta con gli altri centri di potere che gravitano attorno alla banca.

Cosa è successo

Per comprendere la portata dello scontro è necessario fare un passo indietro. Mps esce da anni difficili, segnati da ricapitalizzazioni, interventi pubblici, ristrutturazioni profonde e una continua ricerca di stabilità. L’arrivo di Lovaglio aveva rappresentato, almeno inizialmente, un tentativo di normalizzazione. Il manager, con una lunga esperienza internazionale, era stato chiamato a guidare una fase di rilancio e a costruire le condizioni per una progressiva uscita dello Stato dal capitale.

I risultati, almeno sul piano operativo, non sono mancati. La banca ha mostrato segnali di miglioramento, con una maggiore solidità patrimoniale e una redditività in recupero. Tuttavia, come spesso accade, il miglioramento dei conti non è sufficiente a garantire la pace interna. Anzi, può diventare il terreno su cui si innestano nuove ambizioni, nuovi conflitti e inchieste che pesano come macigni.

La decisione di Lovaglio di puntare a un nuovo mandato va letta proprio in questa chiave. Non una semplice richiesta di continuità, ma un’iniziativa che implica una ridefinizione degli equilibri di potere. Il fatto che l’amministratore delegato sia disposto a sfidare apertamente l’eventualità di una sua esclusione segnala quanto sia alta la posta in gioco. Uno strappo che in pochi forse si aspettavano e che potrebbe creare non pochi problemi, considerando che arriva in un momento di fondamentale importanza: l’integrazione con Mediobanca. Da qui la preoccupazione.

Mps, scontro tra azionisti

La scelta quindi di Lovaglio di lavorare a una propria lista è ovviamente una strategia che comporta rischi elevati. Da un lato, può rafforzare la sua posizione, dimostrando la sua capacità di raccogliere sostegno. Dall’altro, può accentuare le divisioni e rendere più difficile una soluzione condivisa. In una banca come Mps, dove la stabilità della governance è un elemento cruciale anche per la percezione dei mercati, questo tipo di dinamica non è mai neutrale.

Il nodo centrale resta quello dei rapporti tra i diversi centri di potere. Da una parte c’è il management, con Lovaglio che rivendica i risultati ottenuti e la necessità di continuità. Dall’altra ci sono gli azionisti, capeggiati da Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, e da Francesco Gaetano Caltagirone, che hanno già accompagnato alla porta Lovaglio.

In mezzo, in tutto questo marasma, si inseriscono le mosse di Pierluigi Tortora, patron di Plt Holding (che detiene l’1,2% del Monte), che ha rotto gli indugi, presentando una terza lista. Secondo l’Ansa, la rosa, che contiene 12 nomi e dunque corre per la maggioranza del consiglio, candida per l’incarico di amministratore delegato l’attuale ceo del Monte, Luigi Lovaglio, e l’ex presidente di Unicredit, Cesare Bisoni, per il ruolo di presidente.

“È il mercato che deve apprezzare questa lista e credo che lo farà. Noi puntiamo alla maggioranza per poter eleggere il maggior numero di consiglieri possibili con i criteri della Legge Capitali. Puntiamo a vincere in assemblea”, ha dichiarato Tortora a Radiocor, aggiungendo che “la decisione di presentare la lista nasce dalla convinzione che sia la scelta giusta. La lista è composta di persone di alto profilo, in continuità col precedente management, sostanzialmente, quindi con la conferma di Lovaglio. E questo nel primario interesse della banca”.

È un passaggio chiave, perché segna il salto di qualità dello scontro. Finché la partita resta confinata dentro il consiglio, può essere gestita come una dialettica interna. Ma nel momento in cui un azionista di minoranza organizza una lista alternativa e dichiara apertamente di voler vincere in assemblea, il confronto cambia natura. Diventa competitivo, visibile, misurabile. La partita è iniziata, non ci resta altro che attendere.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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