Northvolt dichiara fallimento in Svezia, ecco cosa significa per l’Europa

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Northvolt ha presentato istanza di fallimento in Svezia. Lo ha comunicato la società che si è dichiarata insolvente nonostante “lo sforzo esaustivo con tutti i mezzi disponibili per garantire un futuro finanziario e operativo sostenibile per l’azienda”. Alla fine, “come diverse aziende del settore delle batterie, negli ultimi mesi Northvolt ha dovuto affrontare una serie di sfide che hanno eroso la sua posizione finanziaria, tra cui l’aumento dei costi di capitale, l’instabilità geopolitica, le conseguenti interruzioni della catena di approvvigionamento e i cambiamenti nella domanda del mercato”, si legge nel comunicato. Tra l’altro, “l’azienda ha dovuto affrontare significative sfide interne nell’aumento della produzione, sia in modi che ci si aspettava dall’impegno in quello che è un settore altamente complesso, sia in altri che erano imprevisti”, ha continuato il produttore europeo di batterie per veicoli elettrici.

Ora un fiduciario nominato dal tribunale svedese si occuperà di supervisionare tutto il processo di bancarotta della società, compresa l’attività di vendita dei beni e la liquidazione degli obblighi in sospeso. Northvolt Germany e Northvolt North America – le aziende responsabili della costruzione di fabbriche in Germania e Canada – non sono interessate dalla procedura, ma sono di proprietà della Northvolt AB svedese. Il curatore fallimentare dunque dovrà sovraintendere anche alle decisioni riguardanti queste entità separate, al momento opportuno.

 

Northvolt: la bancarotta un duro colpo per l’Europa

Lo scorso anno, Northvolt aveva fatto ricorso al Chapter 11 negli Stati Uniti per avviare un processo di ristrutturazione finanziaria. In aggiunta, ha valutato tutte le opzioni disponibili per rinegoziare il debito riscontrando un certo sostegno da parte dei finanziatori e delle principali controparti. Ciò nonostante, la società non è stata nelle condizioni di continuare l’attività nella sua forma attuale. Pertanto, il Consiglio di amministrazione alla fine ha deciso che dichiarare bancarotta fosse l’unica strada possibile.

La dipartita di Northvolt è un duro colpo all’ambizione europea di costruire una catena di approvvigionamenti per le auto elettriche indipendente dalle aziende cinesi. Sul baluardo svedese il Vecchio continente aveva puntato come la migliore delle alternative. Adesso è come ricominciare da zero, in un contesto in cui i rapporti con Pechino sono sempre più tesi a causa dei dazi attivati da Bruxelles lo scorso anno sui veicoli di importazione cinese.

Come conferma il presidente ad interim del cda di Northvolt, Tom Johnstone, l’azienda aveva costruito “qualcosa di rivoluzionario, per guidare un cambiamento reale nel settore delle batterie, dei veicoli elettrici e dell’industria europea in generale, nonché per accelerare la transizione verso un futuro verde e sostenibile”. Considerando come è andata a finire, “questo è un giorno incredibilmente difficile”, sottolinea Johnstone, visto “il livello di impegno e interesse di potenziali partner e investitori negli ultimi mesi”. Non solo, ma anche in relazione alla “traiettoria ascendente vista a Skellefteå, dove la produzione di celle in serie da parte di Northvolt è raddoppiata” e si è registrato un “miglioramento del 50% della resa produttiva da settembre”, ha osservato il presidente.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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