La rivalità tra i due colossi del mercato dei farmaci dimagranti si è spostata dai laboratori e le farmacie al tribunale. Oggi Novo Nordisk ha depositato una causa contro Eli Lilly presso la Corte distrettuale federale del New Jersey, accusando la rivale statunitense di pubblicità ingannevole e concorrenza sleale in violazione del Lanham Act, la legge federale che le case farmaceutiche hanno storicamente utilizzato per contestare le campagne comparative dei concorrenti.
In questo articolo:
- Novo Nordisk porta Eli Lilly in tribunale: i motivi
- La richiesta al giudice e le parole di Novo Nordisk
- Una sfida che vale oltre 100 miliardi
Novo Nordisk porta Eli Lilly in tribunale: i motivi
Al centro del contenzioso ci sono le campagne pubblicitarie rivolte direttamente ai consumatori con cui Lilly promuove Zepbound (tirzepatide), il suo farmaco dimagrante, e Mounjaro (tirzepatide) per il diabete di tipo 2. Secondo Novo Nordisk, quegli annunci confrontano le dosi più elevate dei medicinali di Lilly con dosaggi inferiori dei propri Wegovy e Ozempic (entrambi a base di semaglutide), omettendo le versioni più recenti e ad alto dosaggio che, sostiene l’azienda danese, garantiscono una perdita di peso maggiore. Ne deriverebbe l’impressione, ingannevole, di una superiorità di prodotto di Lilly.
Nel dettaglio, il ricorso contesta il confronto tra la dose massima di Zepbound (10/15 mg) e quella di Wegovy fermata a 1,7/2,4 mg, senza includere la dose iniettabile da 7,2 mg di Wegovy approvata dalla Fda nel marzo 2026. Quest’ultima, nello studio “Step Up”, ha mostrato una riduzione media del peso corporeo di circa il 19% (poco più di 21 chili). Analogamente, la pubblicità di Mounjaro (15 mg) verrebbe messa a confronto con una dose ridotta di Ozempic (1 mg), quando la Fda ne ha autorizzato da oltre quattro anni una versione di mantenimento più efficace da 2 mg.
La causa cita in particolare uno spot televisivo che presenta Zepbound e Wegovy in un confronto diretto, dichiarando che i pazienti in cura con il farmaco di Lilly perdono in media quasi 23 chili libbre contro i 15 della dose da 2,4 mg del trattamento di Novo. Un raffronto, sottolinea l’azienda, privo di uno studio clinico testa a testa tra i dosaggi più alti dei due medicinali, andato in onda durante trasmissioni sportive di grande richiamo e sui social come TikTok e Facebook.
La richiesta al giudice e le parole di Novo Nordisk
L’azione legale segue il rifiuto di Eli Lilly di ritirare o correggere in modo sostanziale gli annunci, nonostante una diffida formale inviata da Novo Nordisk lo scorso aprile, subito dopo il via libera statunitense alla dose da 7,2 mg di Wegovy. Ora la società danese chiede alla Corte un’ingiunzione permanente che imponga a Eli Lilly di ritirare la pubblicità comparativa su tutte le piattaforme e di condurre una campagna correttiva, oltre al risarcimento dei danni. Ha inoltre avvertito che, in assenza di un ritiro volontario, presenterà nei prossimi giorni una richiesta di ingiunzione preliminare per bloccare immediatamente gli spot durante il procedimento.
“Man mano che si rendono disponibili opzioni terapeutiche nuove e più efficaci, le persone hanno diritto a informazioni accurate, che riflettano le più recenti evidenze scientifiche e le aiutino a compiere scelte di cura consapevoli”, ha dichiarato John F. Kuckelman, senior vice president e Group General Counsel di Novo Nordisk. “Le aziende sanitarie hanno la responsabilità di mantenere le proprie dichiarazioni pubbliche accurate e aggiornate: disclaimer inefficaci, scritti in caratteri minuscoli, non correggono l’impressione fuorviante creata da grandi campagne nazionali”.
Nel testo del ricorso si legge che “la campagna pubblicitaria di Eli Lilly priva i consumatori delle informazioni veritiere, aggiornate e complete di cui hanno bisogno per prendere decisioni consapevoli sulle opzioni terapeutiche a loro disposizione”. Sul fronte opposto, al momento del deposito della causa, Eli Lilly non ha rilasciato commenti in risposta alle richieste della stampa.
Un duello che vale un mercato da oltre 100 miliardi
Lo scontro giudiziario è l’ultimo capitolo di una battaglia commerciale sempre più aspra per il controllo di un mercato dalle dimensioni potenzialmente enormi. Oltre il recente ingresso di Samsung Biologics tramite l’offerta lanciata sulla svizzera PolyPeptide, le stime sul giro d’affari dei farmaci dimagranti restano ballerine ma delineano una traiettoria chiara: Goldman Sachs ha ipotizzato un mercato tra i 95 e i 105 miliardi di dollari entro il 2030, mentre Morningstar si spinge oltre i 200 miliardi di vendite annue entro il 2031. Su questo terreno si gioca la partita tra la pioniera Novo Nordisk, prima ad arrivare con il semaglutide, ed Eli Lilly, che con la tirzepatide l’ha progressivamente scavalcata conquistando la leadership commerciale del comparto.
La causa arriva infatti nel pieno del tentativo di Novo Nordisk di recuperare terreno. L’azienda ha lanciato una pillola dimagrante che ha superato i tre milioni di prescrizioni negli Stati Uniti e ha varato tagli di prezzo mirati per riguadagnare quote, mentre alle spalle dei due leader si muovono colossi come Pfizer e Roche e nuovi entranti sul lato manifatturiero. La battaglia legale sulla pubblicità, in questo senso, è anche una leva competitiva per contendere la percezione dei consumatori, che a differenza dei medici si affidano soprattutto agli spot per farsi un’idea dei trattamenti disponibili.









