L’euforia a Wall Street per i risultati trimestrali di Nvidia è durata poco. Le azioni del gigante dei chip hanno fatto un dietrofront clamoroso dopo che, nelle fasi iniziali delle contrattazioni, avevano guadagnato circa cinque punti percentuali. L’inversione di rotta si è verificata quando gli investitori hanno metabolizzato il rapporto sul mercato del lavoro americano (ritardato per via dello shutdown), che ha riportato a ottobre un tasso di disoccupazione del 4,4%, oltre le aspettative del 4,3%, ma allo stesso tempo la creazione di 119 mila nuovi posti di lavoro, ben al di sopra dei 53 mila attesi.
Per quanto, nel complesso, il livello occupazionale americano sia migliore di quanto si pensasse, ciò apre a uno scenario in cui la Federal Reserve ritarderà probabilmente il taglio dei tassi di interesse. Ora Morgan Stanley non si aspetta più alcuna riduzione il prossimo mese. Di conseguenza, l’umore a Wall Street è peggiorato, specialmente nel settore tecnologico, e il titolo Nvidia ha chiuso la seduta in calo del 3,15%.
In questo articolo:
- Nvidia: la paura per una bolla AI è ancora viva
- Intanto Cathie Wood acquista le azioni
Nvidia: la paura per una bolla AI è ancora viva
Gli investitori credevano di essersi liberati dallo spauracchio di una bolla sull’intelligenza artificiale dopo i conti di Nvidia. Evidentemente non è così. La trimestrale ha riportato ricavi e utili eccezionali e soprattutto una guidance superiore alle attese. Questo conferma che la domanda per i potenti chip AI del colosso di Santa Clara è ancora molto forte e probabilmente lo sarà per un po’ di tempo.
Ma il punto è proprio questo: le grandi aziende tecnologiche stanno effettuando spese ritenute da molti analisti insostenibili nel lungo periodo. Se scoppiasse la bolla — ovvero se emergesse quanto temuto sugli investimenti delle società tech, per gran parte finanziati con debito — le ripercussioni sui ricavi di Nvidia potrebbero essere rilevanti. Di conseguenza, i ribassisti a Wall Street hanno messo in dubbio la sostenibilità dei forti risultati trimestrali dell’azienda, manifestando preoccupazione per la dipendenza del fatturato di Nvidia da quattro clienti e per gli accordi circolari con OpenAI e altri operatori.
Nell’ultima seduta borsistica della settimana in Asia, tutte le aziende tecnologiche che in qualche modo sono legate a Nvidia hanno subito una valanga di vendite. SoftBank è crollata del 10,90% alla Borsa di Tokyo. Il conglomerato giapponese recentemente ha venduto le azioni Nvidia, ma controlla Arm Holdings, la società britannica che fornisce a Nvidia architettura e design dei semiconduttori. Inoltre, SoftBank è coinvolta nel progetto Stargate da 500 miliardi di dollari, che investe in data center negli Stati Uniti basati su tecnologia Nvidia. Una pioggia di vendite si è abbattuta anche sulle azioni SK Hynix alla Borsa di Seoul. Il produttore coreano di chip di memoria è il principale fornitore di Nvidia per i semiconduttori a banda larga utilizzati nelle applicazioni AI. La società ha perso oggi l’8,76% di capitalizzazione. Non è andata molto meglio al gigante taiwanese Tsmc. Il più grande produttore a contratto al mondo di chip e fornitore di Nvidia ha chiuso la sessione in calo del 4,81% alla Borsa di Taipei.
Intanto Cathie Wood acquista le azioni
A mantenere una posizione ottimista su Nvidia è il gestore di Ark Investment Management, Cathie Wood, che dopo il rapporto sugli utili del produttore di chip ha acquistato azioni in Borsa. Attraverso il fondo Ark Innovation, la stock picker di Wall Street ha rastrellato 93.374 azioni per circa 17,5 milioni di dollari. Si tratta del primo acquisto di un fondo ARK dal 4 agosto: allora l’ETF aveva acquistato 11.973 azioni per circa 2,05 milioni di dollari, mentre a luglio aveva comprato 10.307 unità per 1,77 milioni di dollari.
Secondo Stockcircle, da quando Wood ha deciso di puntare su Nvidia nel quarto trimestre del 2016, ha effettuato 34 transazioni tramite i fondi Ark, acquisendo complessivamente circa 1,17 milioni di azioni per un controvalore di circa 222 milioni di dollari. Ci sono state da allora però circa 19 vendite, l’ultima di 2.362 azioni che risale a febbraio 2024.









