Nvidia vale più di 5.000 miliardi: nessuna come lei, perché ha superato tutti

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La corsa di Nvidia non si ferma. Nonostante sia finita al centro delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, la società fondata e guidata dal miliardario Jensen Huang ha superato la storica soglia dei 5mila miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, entrando così in n territorio inesplorato persino per i giganti della Silicon Valley. È la prima azienda della storia a farlo. 

Niente male, considerando che fino a qualche anno fa la società sembrava confinata al mondo dei chip grafici per i videogiochi, mentre adesso è diventata il colosso da battere, la “Morte Nera” della Borsa, volendo utilizzare una similitudine cinematografica. Una corsa inarrestabile che ha trasformato Nvidia nel baricentro dell’economia dell’intelligenza artificiale.

 

In questo articolo: 

 

  • La corsa di Nvidia
  • Gli effetti scatenati sui mercati
  • Cosa aspettarsi dalla prossima trimestrale

 

La corsa di Nvidia

L’ascesa del titolo Nvidia, che nel giro di poco più di due anni ha moltiplicato per cinque il proprio valore, ha ridisegnato gli equilibri dell’indice S&P 500 e imposto un nuovo parametro di grandezza. Da sola, la società californiana oggi pesa più del prodotto interno lordo di intere nazioni industrializzate e vale quasi quanto Apple e Microsoft messe insieme ai tempi pre-AI. È un salto dimensionale che dice molto non solo di Nvidia, ma dell’intero sistema tecnologico che la circonda.

L’evento segna il punto di fusione tra due forze: da una parte l’esplosione della domanda globale di potenza computazionale, dall’altra l’incredibile capacità di Nvidia di posizionarsi come fornitore unico e indispensabile di quella infrastruttura. I suoi chip, in particolare le GPU destinate ai data center e ai sistemi di machine learning, sono diventati la spina dorsale dell’intelligenza artificiale moderna. Ogni grande modello linguistico, ogni piattaforma di addestramento, ogni nuovo cluster di supercomputer passa da qui. Nel giro di pochi trimestri, la società ha trasformato il proprio mercato potenziale da una nicchia tecnologica a un’industria da centinaia di miliardi.

La cifra dei 5mila miliardi, tuttavia, va letta dentro una traiettoria che ha pochi precedenti. Solo nel 2023 Nvidia valeva circa mille miliardi di dollari, un traguardo che all’epoca sembrava già titanico. Da allora la capitalizzazione si è quintuplicata, trainata da trimestrali in sequenza record e da una crescita che ha superato di slancio anche le stime più aggressive di Wall Street.

Per fare un esempio molto recente, Nvidia nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2026, chiuso il 27 luglio 2025 ha registrato ricavi per 46,7 miliardi di dollari, in aumento del 6% rispetto al trimestre precedente e del 56% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’utile netto si è attestato a 26,4 miliardi di dollari, con un incremento del 59%rispetto all’anno precedente. Il margine lordo ha raggiunto il 72,4%.

 

Gli effetti scatenati sui mercati

Jensen Huang ha saputo trasformare la sua creatura in un’azienda totalizzante, capace di guidare un intero ecosistema. In un mercato che corre dietro alla parola “AI” come a un mantra, Nvidia è riuscita a incarnarne la sostanza tecnologica: non un concetto, ma il motore fisico su cui tutto poggia. Le sue GPU della serie Hopper e, più recentemente, quelle della nuova architettura Blackwell, rappresentano oggi il punto più avanzato della capacità di calcolo applicata all’intelligenza artificiale. Ogni grande società – da Google a Meta, da Amazon a OpenAI – si affida ai chip Nvidia per addestrare modelli linguistici e reti neurali sempre più potenti. E questo, inevitabilmente, si riflette nei conti.

Sul mercato azionario, l’effetto è stato devastante. Ogni nuova trimestrale ha funzionato come un detonatore. Gli investitori istituzionali hanno riversato liquidità nei fondi che replicano l’andamento del titolo, amplificando ulteriormente la corsa. A ogni nuovo massimo, la capitalizzazione di Nvidia ha ridefinito il concetto stesso di valutazione. Oggi l’azione tratta a multipli che un tempo sarebbero stati giudicati impensabili per un produttore di semiconduttori: decine di volte gli utili previsti, livelli da titolo growth in piena fase esplosiva. Ma la Borsa non ragiona più solo in termini di bilancio. Nvidia è diventata un indicatore di fiducia collettiva nella continuità della rivoluzione AI, un proxy dell’intera nuova economia digitale.

La conseguenza diretta è che Nvidia è ormai troppo grande per essere ignorata. Ogni suo movimento influenza gli indici globali. L’S&P 500, il Nasdaq e i principali Etf tecnologici dipendono in misura crescente dal suo andamento. Quando il titolo sale, i listini respirano; quando scende, trascina con sé una parte consistente del sentiment di mercato. È il classico effetto dominò da mega-cap: un equilibrio fragile in cui la leadership di un solo titolo condiziona l’umore di milioni di portafogli nel mondo.

 

Cosa aspettarsi dalla prossima trimestrale

Il prossimo appuntamento con i conti, fissato per il 19 novembre, si preannuncia come un passaggio cruciale. Non tanto per confermare i numeri, quanto per capire se la crescita potrà mantenere il ritmo attuale.

Secondo le stime degli analisti, per l’intero anno fiscale 2026, Nvidia dovrebbe registrare un utile per azione di 4,22 dollari, in netto aumento del 44% rispetto ai 2,93 dollari dell’anno fiscale 2025. Nell’anno fiscale 2027, invece, si prevede che i suoi utili cresceranno del 40,3% su base annua, raggiungendo i 5,92 dollari per azione.

Ciò che gli investitori vogliono sapere però è se Nvidia sarà in grado di sostenere la domanda nel lungo periodo, e soprattutto se riuscirà a difendere la propria posizione di monopolio tecnologico. La concorrenza non sta a guardare. AMD, Intel e una nuova ondata di startup finanziate dai colossi del cloud stanno tentando di erodere il predominio delle GPU Nvidia nei data center. Anche i giganti come Google e Amazon sviluppano internamente i propri chip AI, nel tentativo di ridurre la dipendenza da un unico fornitore. Finora nessuno è riuscito a colmare il gap, ma il rischio strategico esiste, e il mercato lo sa.

Un altro elemento di attenzione riguarda la Cina. Le restrizioni all’export imposte da Washington limitano la vendita di alcune architetture avanzate verso Pechino, e questo incide su una quota non trascurabile del business. Nvidia ha cercato di aggirare l’ostacolo sviluppando versioni “ridotte” dei suoi chip per il mercato cinese, ma l’impatto sulle prospettive resta da valutare.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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