Nvidia e OpenAI potrebbero essere ai ferri corti. Secondo quanto riportato da Reuters, che ha rilanciato affermazioni riferite da otto persone a conoscenza della questione, la startup americana di intelligenza artificiale non sarebbe soddisfatta di alcuni degli ultimi chip del gigante di Santa Clara. La notizia si aggiunge alle polemiche della scorsa settimana relative a un’indiscrezione, poi smentita dall’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, secondo cui il progettista di GPU avrebbe sospeso il mastodontico piano di investimenti da 100 miliardi di dollari in OpenAI.
In questo articolo:
- OpenAI cerca alternative ai chip di Nvidia
- Il contratto da 100 miliardi di dollari è a rischio?
OpenAI cerca alternative ai chip di Nvidia
I chip utilizzati per fasi specifiche dell’inferenza dell’AI non starebbero soddisfacendo le aspettative di OpenAI. Questi semiconduttori servono, in pratica, a consentire ai modelli di intelligenza artificiale, come quello che alimenta l’app ChatGPT, di rispondere alle domande degli utenti. Nvidia è il dominus di questi chip, ma OpenAI sta cercando alternative, sebbene il suo amministratore delegato, Sam Altman, abbia scritto su X che la società più capitalizzata produce i migliori chip AI al mondo e che OpenAI spera di rimanere suo cliente per molto tempo.
In realtà, OpenAI non sarebbe soddisfatta della velocità con cui l’hardware di Nvidia riesce a fornire risposte agli utenti di ChatGPT in relazione ad alcuni problemi specifici. Le fonti hanno riferito che la startup ha bisogno di un nuovo hardware in grado di coprire circa il 10% delle sue esigenze di calcolo per l’inferenza. Per questo motivo, OpenAI sarebbe in trattativa con altre startup, come Cerebras e Groq, per acquisire chip capaci di rendere i processi più rapidi.
Va tuttavia ricordato che Nvidia ha un contratto di licenza con Groq del valore di 20 miliardi di dollari e che la proprietà intellettuale della startup è complementare ai prodotti del progettista di GPU. Questo avrebbe interrotto i colloqui con OpenAI, secondo fonti informate, le quali hanno aggiunto che Nvidia ha contattato sia Cerebras sia Groq per valutare una possibile acquisizione. Cerebras ha rifiutato, siglando invece un accordo commerciale con OpenAI il mese scorso, mentre Groq ha tenuto colloqui con l’azienda guidata da Sam Altman per un accordo sulla fornitura di capacità di calcolo, ricevendo nel contempo manifestazioni di interesse da parte di investitori per finanziare la società. Inoltre, Nvidia ha deciso di concedere in licenza la tecnologia di Groq in un accordo interamente in contanti e non esclusivo, hanno riferito le fonti.
Il contratto da 100 miliardi di dollari è a rischio?
Gli ultimi sviluppi descritti rischiano di minare l’accordo da 100 miliardi di dollari tra Nvidia e OpenAI. Lo scorso anno le due società hanno annunciato un deal in base al quale Nvidia avrebbe ottenuto una partecipazione nella startup, fornendo la liquidità necessaria per acquistare chip avanzati. L’operazione avrebbe dovuto concludersi nel giro di poche settimane, ma le trattative si sono protratte per mesi.
Recentemente, il Wall Street Journal ha riportato voci che parlavano di frizioni tra le due società, sostenendo che Nvidia avrebbe rivisto al ribasso il piano annunciato a settembre, sottolineando il carattere non vincolante dell’accordo e mettendo in evidenza alcune perplessità legate alla concorrenza di player come Google e Anthropic. Il rapporto del quotidiano statunitense è stato però smentito da Huang, che ha definito “assurde” le speculazioni su un passo indietro di Nvidia e ha parlato di un investimento di grande valore strategico per l’azienda. Quest’ultima, in una nota, ha dichiarato che i clienti continuano a sceglierla per l’inferenza perché offre “le migliori prestazioni e il miglior costo totale di proprietà su larga scala”.









