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Obbligazioni ESG: Goldman Sachs, le emissioni in USA si dimezzeranno

Obbligazioni ESG: Goldman Sachs, le emissioni in USA si dimezzeranno

Goldman Sachs stima che quest’anno le emissioni di obbligazioni ESG negli Stati Uniti saranno la metà di quelle del 2022. Secondo un’analisi effettuata dalla banca d’affari americana, è probabile che alla fine del 2022 i bond legati ai fattori di enviromental, social and governance in USA corrisponderanno a circa 40 miliardi di dollari, segnando un calo del 50% anno su anno e del 40% rispetto al 2021. Con tale crollo le emissioni ESG rappresenterebbero appena il 3% dell’offerta totale in dollari per i titoli investment grade.

In Europa la situazione è migliore sottolineano gli analisti di Goldman. L’offerta complessiva dovrebbe raggiungere circa 147 miliardi di dollari nel Vecchio continente alla fine del 2023. A livello globale, i fondi obbligazionari ESG continuano ad attirare flussi, con una crescita del 5,5%, maggiore rispetto a un incremento del 3,3% dei fondi non ESG, ha riportato la banca.

“A nostro avviso, questi afflussi sono una crescente evidenza del fatto che questo stile di investimento continua a guadagnare terreno mentre gli investitori cercano potenziali modi per cavalcare il tema della transizione energetica e investire in base ad altri potenziali obiettivi ESG” hanno affermato gli analisti. L’analisi di Goldman Sachs è supportata da alcuni dati forniti da Morningstar Direct, che mostrano come finora quest’anno siano stati chiusi 90 fondi ESG, a fronte di 253 che viceversa sono stati aperti.

 

Obbligazioni ESG: Goldman Sachs, ecco le ragioni del calo in USA

Cosa spiega questo calo negli Stati Uniti, soprattutto rispetto all’altra sponda dell’Atlantico che sembra più favorevole al debito che incorpora obiettivi ESG? A giudizio di Goldman Sachs vi sono una serie di fattori concomitanti.

Il principale è una questione politica. Da diverso tempo molti esponenti di matrice repubblicana stanno esercitando una grande pressione affinché passi un sentimento meno orientato a una transizione energetica disordinata e più a un certo “realismo”. Ciò ha preso forma soprattutto durante l’ultima crisi energetica che ha fatto salire il costo del carburante a livelli considerati insostenibili negli Stati Uniti e portato diverse grandi compagnie a fare qualche passo indietro sui piani di transizione verde. Ne è conseguito che le emissioni di obbligazioni green hanno perso appeal.

Goldman Sachs sostiene che il calo delle emissioni ESG può essere ascritto a “una mancanza di approvvigionamento da parte del settori delle utility e dell’energia, nonché a un allontanamento delle società finanziarie che li sostengono”. Tra l’altro, gli esperti dell’istituto bancario americano sottolineano che “è improbabile che l’aggiunta di un’etichetta ESG a un’obbligazione ne migliori la performance”. Tutto ciò assume maggiore rilevanza in un contesto in cui le ricadute degli alti tassi d’interesse sono evidenti in tutto il settore obbligazionario, i cui prezzi sono stati abbassati da un copioso sell-off che dura ormai da molti mesi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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