Obbligazioni turche: per PIMCO ora sono da comprare - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Obbligazioni turche: per PIMCO ora sono da comprare

Obbligazioni turche: per PIMCO ora sono da comprare

Le obbligazioni turche investment grade attraggono l’attenzione di PIMCO. Sulla base di una radicale revisione della politica economica della Turchia dopo le ultime elezioni del maggio scorso, il gestore dei fondi obbligazionari è convinto che i titoli a reddito fisso del Paese abbiano grandi potenzialità di crescita.

I bond turchi hanno subito un violento sell-off da quando, a giugno 2023,il governatore della Central Bank of the Republic of Turkey, Hafize Gaye Erkan, ha iniziato ad alzare i tassi di interesse, portandoli dall’8,5% al 42,5% per tentare di abbassare l’inflazione che nel 2022 aveva oltrepassato la quota dell’80%. Il movimento ha fatto salire i rendimenti dei titoli a reddito fisso e  ne ha reso particolarmente allettante l’acquisto.

“I tassi d’interesse sono aumentati notevolmente, la politica fiscale si è inasprita, i politici continuano a smantellare programmi insostenibili incoraggiando la gente del posto a reinvestire nella lira e lontano dai dollari USA. Tutti questi sforzi stanno funzionando” ha affermato Pramol Dhawan, dirigente del team mercati emergenti di PIMCO.

 

Obbligazioni turche: alcuni segnali incoraggianti

Le principali agenzie di rating hanno confinato le obbligazioni turche a livello junk dal 2016, quando c’è stato un tentativo di colpo di Stato, poi fallito, contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Questa è stata tra le cause della fuga degli investitori esteri dagli asset turchi, insieme alla politica monetaria poco ortodossa voluta dal presidente e basata su tassi bassi che hanno fomentato enormi spirali inflazionistiche e una forte svalutazione della lira.

Dopo il voto dello scorso anno, però, i responsabili politici hanno provato a ricostituire la fiducia nei confronti della Turchia, con misure fiscali per rallentare la domanda interna fuori controllo, l’attuazione di rigorosi (e costosi) programmi di difesa della lira e soprattutto una politica monetaria molto più sobria rispetto al passato. Ciò ha prodotto alcuni risultati incoraggianti.

Secondo i dati della Banca centrale turca, i gestori di fondi stranieri hanno acquistato circa 2 miliardi di dollari in titoli di Stato del Paese denominati in lire da inizio giugno, il che rappresenta il primo segnale di un ritorno degli investitori esteri dopo diversi anni. Inoltre, la scorsa settimana Moody’s ha alzato l’outlook sulla Turchia a positivo, suggerendo che presto potrebbe anche aumentare il rating. “Ci sono segnali che indicano che le dinamiche dell’inflazione stiano iniziando a cambiare con una politica monetaria che sta riacquistando credibilità ed efficacia”, ha scritto l’agenzia nel suo rapporto.

“È probabile che la Turchia attragga ancora capitali stranieri, contribuendo a stabilizzare la lira, che è una precondizione necessaria per ridurre l’inflazione”, ha detto Dhawan di PIMCO.

 

La moderazione degli investitori

L’ottimismo degli investitori  è moderato. In passato, Erdogan ha dato prova di repentini cambiamenti nella conduzione della sua politica economica e, in fondo, non ha mai abbandonato la sua visione che un’economia in crescita non possa prescindere da tassi di interesse bassi. Le elezioni locali di marzo potrebbero dare a Erdogan ragioni di opportunità per rafforzare il suo credo. Quindi, non è escluso un improvviso cambio di rotta sul fronte dei tassi per fini elettorali.

Secondo Dhawan, “gli investitori stanno monitorando da vicino la politica economica della Turchia a causa del recente elevato turnover dei governatori delle Banche centrali”. Tuttavia, “attualmente il mercato è ottimista sull’impegno della Turchia nel processo di aggiustamento”, ha aggiunto.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *