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Oke Göttlich, chi è e cosa fa il presidente del St. Pauli

Oke Göttlich, il presidente del St. Pauli

La stagione 2023-2024 è un’annata sportiva da sogno per il St. Pauli, i suoi tifosi partigiani e anticonformisti e il suo presidente Oke Göttlich: la squadra di Amburgo allenata da Fabian Hürzeler conquista la sesta promozione in Bundesliga della sua storia, chiudendo la Serie B tedesca al primo posto con 69 punti. Nato nel 1910, il club di Reeperbahn, quartiere a luci rosse nonché centro della vita notturna della città, è un vero e proprio fenomeno di culto tra gli amanti del calcio e non solo, complice quella che è a tutti gli effetti la tifoseria più militante del mondo.

A differenza di realtà come il Bayer Leverkusen e il Lipsia, il St. Pauli rispetta rigorosamente la regola del 50+1 in vigore nel calcio tedesco: la quota di maggioranza della società (ovvero il 50% più uno) è detenuta da soci differenti. Göttlich non è il proprietario: è l’assemblea dei tifosi al comando del club. Il St. Pauli funziona come le associazioni sportive e non come le AG: al vertice ci sono cinque soci specializzati in diversi settori, eletti in assemblea da migliaia di sostenitori. Göttlich è affiancato da Christiane Hollander, Hanna Obersteller, Esin Rager e Jochen Winand. Ogni decisione è presa in accordo tra la presidenza, il comitato direttivo, il consiglio di sorveglianza, il dipartimento finanziario e il direttore sportivo. Ma chi è Göttlich e come ha fatto a soli 39 anni a diventare presidente della squadra più cool del momento?

 

Chi è Oke Göttlich, il presidente del St. Pauli

Classe 1975

, nato ad Amburgo e cresciuto tra Wilhelmsburg e Sankt Peter-Ording, Oke Göttlich assiste per la prima volta a una partita del St. Pauli quando ha 9 anni e da allora è un tifoso sfegatato di tutte le attività della polisportiva, che comprende anche squadre di rugby, football, baseball, bowling, scacchi, ciclismo, pallamano, softball e ping pong. Laureato in Scienze dello Sport alla Deutsche Sporthochschule di Colonia, Göttlich comincia la sua carriera in un ambito molto lontano da quello sportivo.

Nel 1999 Göttlich e il musicista e produttore Bernd Friedmann fondano l’etichetta discografica Nonplace, label con cui pubblicano lavori di artisti e gruppi di musica elettronica, dub, jazz, neofolk e sperimentale. Nel catalogo dell’etichetta figurano Braun & The Mob, Manos Tsangaris, Drums Off Chaos, The Embassadors e i vari progetti di Friedmann, da Drome e Flanger a Burnt Friedman con Jaki Liebezeit e Nu Dub Players. Nonplace si presenta come “l’antitesi del luogo comune”: in ogni uscita “la musica è libera di esistere nel suo nonluogo, senza essere vincolata nemmeno dall’identità degli artisti coinvolti”.

 

Dalla musica al giornalismo

Dal 2002 Göttlich alterna la carriera di discografico a quella di giornalista, cominciando a lavorare come redattore sportivo per il quotidiano Zeitung zum Sonntag di Friburgo. Nel 2003 diventa caposervizio e responsabile della sezione sportiva Nord della Taz e al tempo stesso amplia il raggio d’azione dell’esperienza musicale fondando insieme a Henning Thieß la distribuzione Finetunes, specializzata in uscite jazz, reggae, pop, elettronica e world music prodotte da etichette indipendenti provenienti da tutto il mondo e poi venduta alla Sony.

Il passaggio successivo è Zebralution, distribuzione digitale di etichette discografiche, audiolibri e podcast. Dal 2008 Göttlich è presidente del Consiglio di amministrazione della VUT, l’associazione delle etichette indipendenti tedesche. Dal 2012 al 2017 è la volta di Merlin, network globale di licenze per consentire al settore della musica indipendente di garantirsi un futuro digitale. In aggiunta, il manager sostiene diverse start-up locali nella loro fase di sviluppo e promuove club e luoghi di cultura, socialità e musica dal vivo ad Amburgo.

 

Da quanto tempo gravita nel calcio

Chiusa l’era di Stefan Orth, ex calciatore e grossista di abbigliamento passato alla presidenza dopo le dimissioni di Corny Littmann, Göttlich è eletto presidente del St. Pauli il 16 novembre 2014: l’assemblea generale gli assegna l’incarico con 831 voti su 1.064. Dall’agosto del 2019, invece, fa parte del comitato esecutivo all’assemblea generale della DFL – Deutsche Fußball Liga, la Federcalcio tedesca. Ma il presidente non dimentica mai le sue origini, quelle di un manager cresciuto sui gradoni della Gegengerade in mezzo a punk, autonomi e pirati reduci dalle occupazioni sull’Hafenstraße.

Nel febbraio del 2024 Göttlich fa un ulteriore passo in avanti e si candida alla Camera di Commercio di Amburgo, dov’è eletto insieme a diverse new entry per riflettere l’intera diversità dell’economia cittadina, dalle start-up e le imprese familiari alle grandi aziende come Lufthansa Technik, HHLA e Haspa, in cui fa parte del Consiglio di amministrazione. Al St. Pauli attualmente Göttlich alterna l’impegno come azionista e angel investor di tre start-up musicali e high-tech: Neubau, Cyanite e Tegus Medical.

 

Quanto spende il club sul mercato

Il St. Pauli non è un club come tutti gli altri: è uno dei brand più famosi in Germania, ma è conosciuto e amato in tutto il mondo per il suo approccio etico e apertamente antifascista. La società e i tifosi combattono il razzismo e il neonazismo, il sessismo e l’omofobia, la guerra e la violenza, l’emarginazione e le discriminazioni, il “dio denaro” e i mostri del neoliberismo. Non è certo un caso se hanno adottato come simbolo il Jolly Roger (il teschio con le ossa incrociate) perché si definiscono i Freibeuter (i bucanieri) del calcio moderno.

I Kietzkicker, i calciatori di sobborgo, sono scelti coniugando talento e sostenibilità. La società si impegna a investire e far crescere i giovani giocatori senza spese pazze: l’acquisto più costoso sotto la presidenza Göttlich è quello del centrale Uğur İnceman, pagato 1,38 milioni di euro all’Alemannia Aachen. L’identità sociale e autonoma del club amburghese si riflette nelle scelte gestionali: le sedi autogestite, la rinuncia alle sponsorizzazioni di società di scommesse sportive, il merchandising eco-sostenibile, la produzione autonoma delle divise, la parità di genere nel consiglio di sorveglianza, la pubblicazione di un bilancio per il bene comune, la creazione di linee guida sulla diversità.

L’approccio etico e la coscienza politica “costano” al St. Pauli tra i 3 e i 5 milioni di euro di entrate ogni anno. Il club non ha mai venduto i diritti di denominazione (i naming rights) del Millerntor, stadio leggendario con una percentuale di riempimento da record (pari al 99%) e una media di quasi 30.000 spettatori a partita. Nonostante le limitazioni, gli scarsi ricavi da stadio (i soci hanno il diritto di prelazione sui biglietti e sono pochi i tagliandi messi in vendita) e le perdite per quasi 5 milioni, il club fattura 62 milioni di euro nel 2023 e conta oltre 40.000 soci (divisi fra le varie sezioni, attivi e non) che generano entrate per 4 milioni all’anno.

 

I risultati sportivi nel corso della sua presidenza

Dal novembre del 2014, mese dell’insediamento di Göttlich, il St. Pauli vive di alti e bassi costanti. La promozione del 2010 nel massimo campionato è un lontano ricordo perché la retrocessione in 2. Bundesliga arriva nella stagione successiva. Da allora, i Freibeuter stazionano a metà classifica nella Zweite. Soltanto nel 2024 la squadra di Amburgo scrive una grande pagina di storia: torna in Bundesliga dopo tredici anni, al termine di una stagione vissuta interamente ai vertici.

Il merito è del processo di ricostruzione che passa per la scelta coraggiosa di affidare la panchina a Fabian Hürzeler (l’allenatore, classe 1993, è la next big thing del calcio tedesco) e di edificare l’ossatura della squadra attorno al capitano e uomo-simbolo Jackson Irvine, il centrocampista australiano che si batte per i diritti LGBTQIA+ e usa i mezzi pubblici per muoversi in città. Kultclub? Fenomeno di massa? No: come scrive Emiliano Viccaro nella prefazione al libro St. Pauli siamo noi di Marco Petroni, la storia del club “apre un varco sul confine del non più e del possibile, sui passi di una comunità ribelle che decide di rifiutare sia il ghetto autoreferenziale che l’opportunismo subalterno alle logiche del mercato e della politica”.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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