OneDay nasce come un’entità atipica nel panorama imprenditoriale italiano: non una semplice holding tradizionale, ma un laboratorio dinamico di brand e community, un ecosistema in cui l’innovazione si fonde con l’attenzione alle nuove generazioni. Mattia Riva, amministratore delegato ed equity partner di OneDay, racconta a Borsa&Finanza il percorso che ha portato questa realtà dalla fase embrionale alla posizione di leadership che oggi occupa nel mondo delle aziende guidate dalle comunità giovanili.
In questo articolo:
- Le tappe dell’ascesa di Oneday
- Un’ecosistema di aziende eterogenee
- I numeri di Oneday
- L’importanza della tecnologia
- Tra giovani e attenzione al welfare: la strategia di OneDay
Le tappe dell’ascesa di OneDay
“Le tappe decisive, guardandole oggi, sono tre”, spiega Riva. “La prima è l’intuizione originaria: capire che la relazione con le nuove generazioni poteva diventare un seme generativo di business. Abbiamo sempre messo i giovani al centro, ascoltandoli e trasformando i loro bisogni in prodotti e servizi concreti. È da lì che parte tutto”. Fin dai primi passi, OneDay si distingue per un approccio molto semplice eppure radicale: partire dall’ascolto, dalla comprensione di una generazione in movimento, più che dal prodotto o dal mercato.
La seconda tappa fondamentale è stata la maturazione di ScuolaZoo. “Quando è diventata un’azienda con un ciclo di crescita stabile, ha liberato energie e competenze che ci hanno permesso di ‘gemmare’ nuove company, WeRoad in primis”. Questa fase segna il momento in cui OneDay si trasforma da progetto giovane e visionario a macchina organizzativa concreta, capace di moltiplicare il proprio impatto attraverso nuove iniziative imprenditoriali, mantenendo sempre al centro il filo conduttore della community.
La terza tappa è la costruzione dell’ecosistema attuale: una governance più solida, processi scalabili e disciplina nel lanciare nuovi progetti, pur restando fedeli al dna community-driven e a un target molto chiaro, le nuove generazioni. “Abbiamo adottato un approccio quasi da venture studio, ma sempre radicato nella nostra missione originaria”, precisa Riva, sottolineando quanto strategia e identità possano coesistere senza compromessi.
Un’ecosistema di aziende eterogenee
Oggi OneDay è un ecosistema di aziende eterogenee, da ScuolaZoo a WeRoad, da Brum a Wao. Eppure, nonostante la diversità dei brand e dei settori, la vision che lega tutte le realtà del gruppo resta coerente e chiara. “Le nostre company hanno identità diverse, ma condividono metodo, cultura e un’infrastruttura che permette di scalare più velocemente”, afferma Riva, ribadendo come l’impatto sulle nuove generazioni rimanga il filo rosso di ogni iniziativa. L’obiettivo non è solo creare prodotti o servizi, ma esperienze capaci di cambiare prospettive, di affrontare una delle sfide più grandi del nostro tempo: la solitudine dei giovani.
“Ogni progetto nasce in modo diverso, perché dipende dalle persone che lo guidano e dal contesto in cui nasce”, continua Riva. In un contesto in rapido cambiamento, il 2025 non è il 2010: l’integrazione dell’AI nei modelli di business, le strategie social mutate nel tempo, e la necessità di piattaforme che liberino le ambizioni imprenditoriali dei giovani sono oggi elementi imprescindibili. “WeRoad è l’esempio più chiaro: da tour operator digitale siamo evoluti in un marketplace community-driven, dove oltre la metà degli itinerari nasce direttamente dai coordinatori”. L’innovazione qui non è solo tecnologica, ma culturale, basata su un ecosistema che trasforma i membri in protagonisti attivi.
I numeri di OneDay
Il gruppo ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa, frutto di driver precisi e strategici. “Il 2025 è stato un anno di crescita solida e di consolidamento strategico”, spiega Riva. OneDay ha raggiunto circa 150 milioni di euro di fatturato aggregato, grazie soprattutto all’internazionalizzazione di WeRoad, motore principale della crescita del gruppo. L’ambizione ora è replicare tale traiettoria anche sulle società più giovani, come Brum e Wao. “Quest’ultima ci permette di portare il nostro approccio di community prima sul luogo di lavoro, con coworking, e dal 2026 anche nelle case, con il coliving. Brum, invece, sta digitalizzando un settore ancora molto tradizionale come quello delle autoscuole, con un modello ibrido che unisce presenza fisica locale e scalabilità tecnologica”.
Guardando al futuro, Riva sottolinea l’importanza di una crescita sostenibile. “Se serve, sacrifichiamo qualche punto di scala nel breve pur di mantenere disciplina sulle marginalità unitarie e consolidare il break-even complessivo del gruppo. Crescita sì, ma con fondamentali solidi”. Questa filosofia permea ogni scelta strategica, dal lancio di nuovi brand alla gestione delle risorse interne.
La rapidità dell’espansione porta inevitabilmente complessità operative. “Siamo ossessionati da quattro concetti che usiamo come bussola: unit economics, leva operativa, densità del talento e soddisfazione dei clienti”, spiega Riva. La marginalità unitaria, la capacità di crescere senza moltiplicare la struttura, il valore dei team autonomi e la centralità della community sono tutti elementi che, combinati, permettono a OneDay di scalare in modo disciplinato, senza perdere qualità o identità.
Anche sul fronte finanziario, la strategia è chiara e pragmatica. “Ragioniamo sempre caso per caso, partendo dal presupposto che la finanza sia uno strumento al servizio della strategia”, dice Riva. Equity per sostenere la crescita e leva mirata dove ha senso: internazionalizzazione di WeRoad, scalabilità di Brum, sviluppo di Wao e investimenti in tecnologia e persone, con un focus particolare su AI, dati e leadership team.
L’importanza della tecnologia
Il Dna digitale e community-driven di OneDay si riflette anche negli investimenti tecnologici. L’AI è utilizzata per aumentare efficienza operativa, personalizzazione e go-to-market. “Usiamo l’AI per automatizzare processi e scalare senza appesantire la struttura”, spiega Riva, portando l’esempio di WeRoad, dove modelli predittivi incrociano dati su voli, prezzi e disponibilità per ottimizzare l’offerta in tempo reale. Al contempo, l’esperienza dell’utente diventa sempre più personalizzata, mentre il marketing si sposta verso ecosistemi di creator, autentici narratori dei prodotti e dei servizi, supportati da dati e AI. Accanto a tutto questo, la costruzione di una solida data infrastructure permette decisioni rapide e miglioramento continuo dei tassi di conversione.
WeRoad, in particolare, è considerata una delle scale-up più interessanti del travel europeo. “Il prodotto non è il viaggio, ma il gruppo che lo vive”, sottolinea Riva. La leva competitiva è la community stessa: piccoli gruppi, coordinatori selezionati e un forte senso di appartenenza che genera retention e passaparola. Germania e Francia sono i mercati esteri con maggiore potenziale, mentre gli Stati Uniti rappresentano il prossimo salto dimensionale grazie alla piattaforma internazionale.
Tra giovani e attenzione al welfare: la strategia di OneDay
La cultura “young & smart” rimane un pilastro, bilanciata con le esigenze di governance e gestione tipiche di una realtà in forte crescita. “Non stiamo mettendo in discussione il nostro approccio flessibile al lavoro, purché orientato al risultato”, spiega Riva. La densità del talento e la responsabilizzazione precoce dei giovani leader sono centrali: Luca, ceo di Brum a 28 anni, guida un team di decine di persone e porta il progetto fino alla presentazione di proposte di riforma alla Camera dei Deputati.
Sul fronte del welfare, OneDay evolve costantemente: ferie libere, smart working illimitato, percorsi di crescita personalizzati, reskilling continuo e feedback costante. “La vera sfida oggi è gestire un team sempre più fluido, dove dipendenti e freelance convergono in un unico modello: non più persone che lavorano per l’azienda, ma piccoli imprenditori che costruiscono insieme”, spiega Riva.
L’attrazione e la retention dei talenti si basa su un approccio culturale più che strutturale. BuddyJob affronta il mismatch tra aziende e giovani talenti, mentre in OneDay il vantaggio competitivo è “culturale: non offriamo semplicemente posti di lavoro, ma responsabilità reali e opportunità di crescita concrete”. Programmi come HPP Program e Entrepreneur in Residence permettono alle giovani leve di confrontarsi con sfide reali e di sviluppare idee imprenditoriali concrete. Wao ne è l’esempio più tangibile: non un semplice ufficio, ma un hub dove lavoro, networking e community convivono.
Guardando al futuro, Riva non esclude operazioni straordinarie o apertura del capitale, ma senza forzare i tempi: “Oggi la priorità è costruire aziende solide e scalabili”. L’orizzonte 2030 è ambizioso: un ecosistema imprenditoriale di riferimento per le nuove generazioni, aziende leader e modelli di business difficili da replicare, con un focus iniziale sull’Europa e un’ambizione globale, sfruttando business realmente esportabili.
Mattia Riva immagina OneDay come “una piattaforma che unisce persone eccezionali, spirito di community e tecnologia per aiutare i ragazzi di tutto il mondo a combattere la solitudine attraverso esperienze ‘nella vita reale’, anche oltre il 2030”. La vision è chiara: trasformare l’incontro, la relazione e la partecipazione in un motore di business e al contempo un valore sociale, mantenendo sempre al centro l’essere umano e la comunità, vera anima dell’ecosistema OneDay. Ogni decisione, ogni progetto e ogni investimento sono guidati da questa filosofia, che unisce rigore economico e cura delle relazioni, innovazione tecnologica e identità culturale, per costruire un modello sostenibile e replicabile a lungo termine.









