I giovani italiani sono una generazione attenta, disciplinata nel risparmio e sensibile ai rischi del futuro, che tuttavia continua a preferire la liquidità agli investimenti e a delegare la costruzione del domani alla prudenza più che alle scelte di lungo periodo. Così, nel confronto generazionale, finiscono per essere più cauti degli adulti e meno investiti perfino degli anziani.
In questo articolo:
- Tra redditi bassi e incertezza, i giovani risparmiano ma non investono
- Il paradosso generazionale degli investimenti: gli under 40 più prudenti degli over 55
- Educazione finanziaria, conoscenze ancora troppo fragili
Tra redditi bassi e incertezza, i giovani risparmiano ma non investono
Secondo l’indagine “Giovani, risparmio e previdenza” dell’Osservatorio GenerationShip 2025 di Changes Unipol, l’ingresso nella vita adulta è segnato da fragilità strutturali: il 44% degli under 35 guadagna meno di 1.500 euro al mese e uno su quattro non è economicamente autosufficiente. Per le giovani donne il quadro è ancora più severo, con il 56% sotto i 1.500 euro e un terzo che non riesce a mantenersi senza il sostegno familiare. In questo contesto, il risparmio diventa una forma di autodisciplina più che di rinuncia. Pur con risorse limitate, i giovani accantonano in media il 15,9% del reddito (più degli over 35, fermi all’11,8%) ma faticano a trasformare questa propensione in scelte finanziarie strutturate. Il 41% lascia il denaro su conti correnti o depositi e solo uno su quattro utilizza strumenti di investimento o previdenziali.
Nonostante il 67% dei giovani tema il collasso del sistema pensionistico e sia consapevole che probabilmente lavorerà fino a 70 anni senza garanzie di un tenore di vita dignitoso, la previdenza integrativa rimane un territorio quasi inesplorato. Oltre il 40% non sa nemmeno di cosa si tratti, solo il 9% si considera davvero informato e meno di un quarto ha aderito a un fondo pensione.
Il paradosso generazionale degli investimenti: gli under 40 più prudenti degli over 55
La prudenza dei giovani non dipende solo da risorse limitate, ma da un atteggiamento finanziario più conservativo. La quinta edizione dell’Osservatorio Edufin di Pictet Asset Management, realizzato da Finer Finance Explorer, mostra che gli under 40 concentrano il 51% del portafoglio in obbligazioni e il 25% in liquidità, mentre l’esposizione azionaria si ferma all’8%. Gli over 55, al contrario, salgono al 14% di quota azionaria e presentano portafogli più equilibrati e diversificati.
Il divario generazionale si riflette anche nelle intenzioni future: solo l’8% degli italiani prevede di aumentare l’esposizione all’azionario, mentre crescono l’interesse per obbligazioni e BTP (25%) e, soprattutto, la scelta di non investire. Il 42% intende mantenere liquidi i nuovi risparmi, in aumento di 7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ed è qui che nasce il paradosso: proprio la generazione che avrebbe più tempo per sopportare la volatilità dei mercati e beneficiare del lungo periodo è quella che investe meno e con minore diversificazione.
Educazione finanziaria, conoscenze ancora troppo fragili
Il nodo più evidente è informativo, con due terzi dei giovani che non hanno mai cercato né ricevuto una consulenza su strumenti di risparmio o previdenza. Quando il contatto avviene, molti lo percepiscono come troppo commerciale. Eppure, la domanda di formazione è alta: quasi il 70% vuole migliorare la propria conoscenza finanziaria, preferendo percorsi in presenza e referenti autorevoli. Le assicurazioni risultano più credibili soprattutto tra donne e under 35.
Il quadro che emerge è quello di una generazione che risparmia molto, investe poco e si protegge più che costruire. Una prudenza comprensibile, ma che rischia di diventare un freno proprio nella fase della vita in cui il tempo potrebbe essere il più grande alleato.









