Unieuro, opa sulla capogruppo Fnac Darty: operazione da 1,1 miliardi di euro

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Dopo aver portato Unieuro fuori da Piazza Affari, Daniel Křetínský torna a muoversi lungo la catena di controllo del gruppo. A poco più di un anno dall’acquisizione e dal delisting del retailer italiano, il miliardario ceco ha lanciato un’opa su Fnac Darty per conquistare la maggioranza assoluta della capogruppo francese e rafforzarne la stabilità azionaria.

L’operazione, che valuta il gruppo circa 1,1 miliardi di euro, riporta al centro il disegno industriale e finanziario costruito negli ultimi anni, gli equilibri tra i principali soci e le origini di un’unione nata, dieci anni fa, dal ribaltamento dei rapporti di forza tra Fnac e Darty.

 

In questo articolo:

 

  • Opa su Fnac Darty: Křetínský punta alla maggioranza
  • Quando Darty valeva più di Fnac: la nascita di un’unione
  • Fnac-Darty: il titolo vola in Borsa

 

Opa su Fnac Darty: Křetínský punta alla maggioranza

L’opa è promossa da Vesa Equity Investment, veicolo di Ep Group, gruppo controllato da Křetínský e già azionista con una quota prossima al 29%. Il corrispettivo è fissato a 36 euro per azione, con un premio indicato del 19% rispetto alla chiusura di borsa di venerdì 23 gennaio, del 24% rispetto al prezzo medio dell’ultimo mese e del 26% rispetto alla media degli ultimi tre mesi. Il consiglio di amministrazione della società ha accolto l’opa all’unanimità. Il ceo Enrique Martinez, in dichiarazioni riportate da Les Echos, ha richiamato il supporto continuativo dell’azionista di riferimento alla strategia del gruppo, citando in particolare il co-investimento nell’acquisizione di Unieuro, e ha collegato il rafforzamento della partecipazione alla ricerca di “stabilità azionaria” per l’esecuzione della tabella di marcia. Da parte sua Křetínský ha dichiarato l’impegno a sostenere l’attuale management guidato da Martinez, a preservare le radici francesi dell’azienda e a offrire agli azionisti un’opportunità di liquidità; Ep ha anche precisato che non intende modificare la politica di dividendo.

L’offerta dovrebbe essere depositata presso l’Autorité des marchés financiers (Amf) entro la fine del primo trimestre del 2026. Sullo sfondo resta un tema di assetto azionario: Ceconomy, gruppo tedesco che controlla MediaMarkt e Saturn (in Italia MediaWorld), possiede circa il 22% di Fnac Darty e, a monte, è coinvolto in un negoziato con il colosso cinese JD.com interessato a rilevarne una quota di maggioranza assoluta. In questo quadro, l’adesione o meno di Ceconomy all’offerta diventa un passaggio da monitorare, perché incide sul flottante e sull’equilibrio tra socio di riferimento e azionisti rilevanti.

 

Quando Darty valeva più di Fnac: la nascita di un’unione

Per ricostruire l’origine del gruppo bisogna tornare al 2014, quando la gerarchia era rovesciata: a fine gennaio di quell’anno Darty valeva in borsa circa il doppio di Fnac, che aveva appena esordito sul mercato in modo sofferto. La quotazione di Fnac arrivò dopo la scelta di Kering (all’epoca ancora impegnata a gestire l’uscita da asset non core) di distribuire le azioni Fnac ai propri azionisti: una parte significativa del mercato accolse l’operazione con scetticismo, perché Fnac era esposta al calo della musica e dell’editoria fisica e alla pressione crescente dell’e-commerce. In quella fase circolarono persino ipotesi opposte rispetto a ciò che sarebbe accaduto dopo: l’idea che Darty potesse approfittare della fragilità di Fnac per acquisirla a condizioni vantaggiose.

Il ribaltamento si consuma nel 2015, quando Fnac accelera su ristrutturazione e riposizionamento: riduzione dei costi (con una forte compressione della base operativa), investimenti logistici per avvicinare i tempi di consegna agli standard dei grandi operatori online, revisione dell’offerta con l’ingresso o il rafforzamento di categorie meno esposte alla concorrenza di prezzo su internet (dagli elettrodomestici “premium” ad alcuni segmenti accessori). Nel frattempo, Darty era impegnata in un proprio percorso di rilancio: taglio di attività non redditizie, riduzione di costi e organici, spinta sull’online e sulle leve commerciali, anche attraverso operazioni mirate (come l’integrazione di canali digitali). Il mercato, però, premiò soprattutto Fnac: la rivalutazione del titolo Fnac contribuì a rendere più “sostenibile” l’operazione di aggregazione e al tempo stesso più appetibile la controparte per gli azionisti Darty. Il 6 novembre 2015 arrivò l’annuncio dell’accordo: su richiesta di Darty, Fnac aumentò leggermente i termini e propose uno scambio di 37 azioni Darty per una Fnac, riconoscendo inoltre una componente cash del 10% (richiesta legata alla piazza di quotazione di Darty). La struttura dell’offerta portò la valutazione di Darty a 615 milioni di sterline (circa 860 milioni di euro), indicata come il 47% in più rispetto al valore precedente la formalizzazione dei colloqui iniziali. Il completamento dell’operazione restava subordinato alle autorizzazioni antitrust. Nella dialettica industriale dell’epoca, il punto era la complementarità: Darty portava in dote il presidio dell’elettrodomestico e, soprattutto, il servizio post-vendita; Fnac il marchio “culturale” e la piattaforma retail già in trasformazione. La nascita di Fnac Darty, dopo il via libera delle autorità di concorrenza, formalizzò un gruppo unico capace di coprire libri e beni culturali, elettronica e grandi elettrodomestici, in un mercato già allora sotto pressione competitiva.

 

Fnac Darty: il titolo vola in Borsa

L’annuncio dell’opa ha avuto un effetto immediato sulle quotazioni: Fnac Darty a Parigi è arrivata a guadagnare oltre il 17%, toccando 35,45 euro e avvicinandosi al prezzo proposto di 36 euro per azione. Nella comunicazione al mercato, Křetínský ha difatti ribadito la disponibilità a sostenere l’attuale team di gestione guidato da Enrique Martinez e a mantenere l’identità francese del gruppo, indicando al contempo l’opa come opportunità di liquidità per gli azionisti. Ep ha inoltre precisato che non intende cambiare la politica di dividendo. Sul piano industriale, Fnac Darty oggi opera in 14 Paesi, con oltre 1.500 punti vendita; nel 2024 ha riportato un fatturato superiore a 10 miliardi di euro, livello raggiunto anche grazie all’acquisizione dell’italiana Unieuro, che ha ampliato il perimetro e rafforzato la presenza nel mercato italiano. 

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Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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