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Open Fiber: cos’è e cosa fa

Open Fiber: cos'è e cosa fa

Negli ultimi mesi Open Fiber è al centro delle discussioni che riguardano l’acquisizione della rete infrastrutturale di TIM, rappresentata da NetCo. L’unione tra le due società creerebbe una grande rete unica. Vediamo quindi di conoscere di più su Open Fiber e perché è importante nella trattativa con TIM.

 

Open Fiber: cos’è e come funziona

Open Fiber è un operatore di infrastrutture di rete in fibra ottica all’ingrosso, la cui proprietà è ripartita tra la società finanziaria di Stato Cassa Depositi e Prestiti, con una quota del 60%, e la banca d’investimento australiana Macquarie Group, che ha una partecipazione del 40%. Quando fu creata nel dicembre 2015, Open Fiber era interamente di proprietà di Enel. In seguito l’azienda diede vita a un aumento di capitale, a cui partecipò CDP. Ne nacque una joint venture con quote paritetiche tra la più grande compagnia di energia elettrica italiana e il braccio finanziario del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nell’agosto del 2021, Enel ha ceduto il suo pacchetto del 50%. Gli acquirenti furono: Macquarie per il 40% con un corrispettivo di 2,12 miliardi di euro e CDP per il 10% pagando 530 milioni di euro.

L’attività di Open Fiber è quella di realizzare una rete a banda ultra larga su tutto il territorio nazionale attraverso la tecnologia FTTH (Fiber to the Home). Il modello di business è del wholesale only, ossia dove l’azienda non vende direttamente i servizi di rete a banda ultra larga ai privati, alle imprese e alla Pubblica Amministrazione. In sostanza, Open Fiber installa la fibra e poi la affitta. Per questo motivo non viene considerato un operatore di rete tradizionale. La tecnologia FTTH in pratica supera quella più tradizionale FTTC (Fiber To The Cabinet), di cui fa parte la rete secondaria di NetCo gestita da FiberCop. Più precisamente, con FTTH l’intera rete di cavi, compresi quelli che collegano l’armadietto di strada e le case dei clienti, è costruita in fibra ottica; mentre le connessioni FTTC fanno uso dei vecchi fili di rame. La differenza è sostanziale, in quanto una connessione FTTH raggiunge una velocità fino a dieci volte superiore a quella di una FTTC, con il distacco in futuro destinato a crescere in via multipla.

I servizi che Open Fiber offre ai diversi operatori sono di due tipi: collegamento PON passivo e connessione attiva. Nel primo caso, gli operatori sono dotati di una propria infrastruttura e sfruttano l’accesso di rete. In questa fattispecie, personalizzano e ottimizzano i propri servizi, gestendo la connessione in fibra. Ciò richiede però un certo dispendio di risorse. Nel secondo caso non hanno una propria infrastruttura e in termini pratici acquistano il servizio rivendendolo a privati, aziende, professionisti e Pubblica Amministrazione. Ciò implica che su una stessa area urbana i servizi sulla rete Open Fiber possono avere prestazioni molto diverse, dove chi decide di utilizzare la propria infrastruttura offre performance nettamente migliori rispetto a chi si limita a sub-appaltare i servizi.

 

Open Fiber: chi sono gli operatori partner

I gestori Internet sul territorio nazionale che offrono un servizio di rete utilizzando le connessioni Open Fiber sono un’infinità e vanno dai grandi operatori a quelli più piccoli e meno conosciuti. Tra i big si possono ricordare: Vodafone, Fastweb, Wind3, TIM, Tiscali, Sky Wifi, Iliad, Aruba e molti altri.

 

L’operazione NetCo

Come accennato all’inizio, Open Fiber ha in programma di creare una rete unica nazionale con TIM, acquisendo la società di rete NetCo costituita nel 2022 dalla separazione degli asset infrastrutturali della compagnia di telecomunicazioni dai servizi. NetCo quindi comprende: i cavi sottomarini Sparkle; la rete primaria, ossia quella che arriva agli armadietti posti nei marciapiedi delle strade, che viene gestita interamente da TIM; la rete secondaria, ovvero quella che dai cabinet delle strade sopraggiunge alle case degli utenti, fornita da FiberCop.

Negli ultimi mesi Open Fiber sta battagliando con la società di private equity americana KKR per acquisire la quota di TIM in FiberCop. Quest’ultima è partecipata per il 58% da TIM, per il 37,5% dal fondo KKR e per il 4,5% da Fastweb. Per l’esattezza, l’offerta di Open Fiber è per tutta NetCo, proponendo: l’acquisizione del 100% di Sparkle da parte della sola CDP, con una valutazione di 700 milioni, più 200 milioni di earn out; l’acquisto della rete primaria per 9 miliardi e della quota TIM in FiberCop per 9,5 miliardi. In caso di accettazione da parte di TIM, si darebbe vita alla fusione tra Open Fiber e FiberCop.

Tuttavia, c’è innanzitutto l’ostacolo derivante dalla concorrenza di KKR, che ha offerto 21 miliardi di euro, così suddivisi: 11 miliardi in azioni, 8 miliardi di debito e 2 miliardi di earn out. Inoltre, vi è anche un problema di regolamentazione, ossia l’Antitrust europeo potrebbe mettere il veto visto che Open Fiber e FiberCop sono in concorrenza tra di loro. Dalla sua, l’offerta di Open Fiber ha il beneplacito del governo italiano, che vorrebbe la gestione della rete controllata dallo Stato. Entro il mese di maggio si decide la partita, in quanto TIM dovrà scegliere tra le due offerte vincolanti secondo una deadline già tracciata.

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