OpenAI diventerà a scopo di lucro e Altman avrà il 7% delle azioni

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OpenAI potrebbe diventare una società a scopo di lucro. Inoltre, azioni corrispondenti al 7% del capitale della società potrebbero essere assegnate all’amministratore delegato Sam Altman. Questo è quanto emerge da alcune dichiarazioni rilasciate da persone che hanno familiarità con la questione. Al momento non è stata presa alcuna decisione, in quanto le trattative sono in corso, tantomeno è stata delineata una tempistica.

OpenAI è stata fondata nel 2015 come organizzazione di ricerca senza scopo di lucro finalizzata a fare dell’intelligenza artificiale una risorsa per tutta l’umanità. Per questo motivo, Altman non ha mai preso azioni della società, ritenendo di non averne bisogno. Negli anni però, con la crescita dell’azienda, attenersi a certi ideali è risultato un compito difficile da sostenere. Per questo, nel 2019 OpenAI ha creato una filiale a scopo di lucro per il finanziamento dei costi elevati relativi allo sviluppo dei modelli AI (Artificial Intelligence).

Quando alla fine del 2022 c’è stata l’irruzione sul mercato del chatbot ChatGPT e l’investimento plurimiliardario di Microsoft nell’azienda, sono affiorate le polemiche. In particolare Elon Musk, amministratore delegato di Tesla, ha contestato il fatto che una società senza scopo di lucro di fatto si comportasse come un’azienda a caccia di profitti. In questo momento, OpenAI sta lavorando per raccogliere 6,5 miliardi di dollari di finanziamenti, il che le darebbe una valutazione di 150 miliardi di dollari consacrandola come una delle startup di maggior valore al mondo.

 

OpenAI: cosa significa per Altman l’assegnazione delle azioni

Se Altman riceverà il pacchetto azionario del 7% di cui si parla, aggiungerebbe oltre 10 miliardi di dollari al suo patrimonio netto ed entrerebbe di diritto nella schiera delle persone più ricche a livello globale. A marzo scorso la fortuna del top manager era stata stimata in oltre 2 miliardi di dollari, consistenti per lo più in denaro investito in fondi di venture capital e startup. Altman è proprietario anche di partecipazioni in società come Neuralink di Elon Musk. Le azioni che riceverà da OpenAI presumibilmente non saranno sottoforma di opzioni o warrant e non avranno alcun tipo di restrizione di maturazione. Quando gli è stato chiesto lo scorso anno in un’audizione al Senato USA circa i motivi per cui non avesse alcuna azione di OpenAI, Altman ha risposto di fare quello che fa semplicemente perché lo ama.

 

Le partenze degli alti dirigenti

Le indiscrezioni sulle mosse di OpenAI arrivano in concomitanza con le partenze annunciate da alcuni importanti alti dirigenti dell’azienda. Il chief technology officer Mira Murati, ha scritto alla società il motivo per cui potrebbe allontanarsi. “Voglio ricavarmi tempo e spazio per esplorare nuove opportunità” ha dichiarato, pur confermando la volontà di effettuare “una transizione graduale” al fine di non arrecare un danno all’azienda. Murati non ha ancora stabilito la tempistica di uscita dall’azienda e al momento sta parlando con la società dei piani per la sua sostituzione. In un post su X, Altman ha annunciato che anche il capo della ricerca Bob McGrew e Barret Zoph, vicepresidente della ricerca se ne andranno, precisando che “la startup di intelligenza artificiale di alto valore continua a perdere i migliori talenti”, ma che le decisioni dei due dirigenti sono indipendenti l’una dall’altra.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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