OpenAI vuol far causa a Microsoft: i motivi e il precedente con Elon Musk

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La liasion economica e strategica tra Microsoft e OpenAI, madre di ChatGpt, sta prendendo una strada molto ripida. Così ripida da rischiare la rottura. Un po’ come gli stracci volati in maniera privata e (fin troppo pubblica) tra Donald Trump ed Elon Musk. Secondo quanto riportato dal  Wall Street Journal i dirigenti di OpenAI stanno pensando di accusare Microsoft, tra i principali sostenitori dell’azienda, di comportamento anticoncorrenziale durante la loro partnership.

In questo articolo:

 

  • Microsoft – OpenAI: i motivi dello scontro
  • Quanto ha investito Microsoft in OpenAI
  • OpenAI e le liti con Musk

 

Microsoft – OpenAI: i motivi dello scontro

Secondo il giornale americano, OpenAI starebbe valutando la causa legale per due motivi ben precisi: per allentare la presa di Microsoft sui suoi prodotti di intelligenza artificiale e sulle sue risorse informatiche, e per assicurarsi il benestare delle stessa Microsoft per convertire la società in un’azienda a scopo di lucro. Trasformazione per la quale la società si batte da anni, in quanto le permetterebbe di raccogliere più fondi e pensare, contestualmente, alla quotazione in Borsa.

Quella di Sam Altman, amministratore delegato e cofondatore di OpenAI, sarebbe quindi una mossa di forza nei confronti del suo partner più importante, oltre che – secondo quanto spiegano oltreoceano – una decisione che potrebbe comportare la richiesta di una revisione da parte delle autorità federali dei termini del contratto per potenziali violazioni della legge antitrust. Secondo The Information, Microsoft non ha accettato i termini proposti da OpenAI e starebbe cercando ulteriori concessioni dalla startup. “I colloqui sono in corso e siamo ottimisti sul fatto che continueremo a lavorare insieme negli anni a venire”, hanno dichiarato le aziende a Reuters in una dichiarazione congiunta.

 

Quanto ha investito Microsoft in OpenAI

Lo scontro tra Microsoft e OpenAI metterebbe a repentaglio un rapporto ormai più che radicato tra le due aziende. La società guidata da Satya Nadella ha infatti investito nella madre di ChatGPT un totale di 13 miliardi di dollari negli ultimi sei anni. Il primo investimento risale infatti al 2019, quando Microsoft ha messo sul piatto 1 miliardo per supportare lo sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale della startup sulla sua piattaforma cloud Azure. Il secondo, quello più sostanzioso (parliamo di circa 10 miliardi di dollari) nel 2023. Cifra alla quale bisogna anche aggiungere ulteriori tranche per un totale appunto di circa 13 miliardi di dollari.

 

OpenAI e le liti con Musk

Andando a ritroso non è la prima volta che l’idea di convertire l’azienda in una società a scopo di lucro è il fulcro delle cause legali combattute da OpenAI. Lo scorso anno, dopo mesi di batti e ribatti, Elon Musk, a.d. di Tesla e cofondatore della stessa OpenAI (che ha abbandonato nel 2018 dopo aver lasciato il cda) ha chiesto a un tribunale federale di impedire a OpenAI di chiedere ai suoi investitori di non finanziare la concorrenza (come xAI dello stesso Musk). L’intento dell’uomo più ricco al mondo era quello sostanzialmente di impedire alla madre di ChatGPT di dare seguito proprio al piano di transizione da organizzazione no-profit a società a scopo di lucro.

Peraltro, secondo quanto riportato da Forbes, lo stesso Musk aveva già intentato una causa contro OpenAI presso la corte statale della California all’inizio del 2024, sostenendo che Altman e i suoi dirigenti avessero “violato l’accordo fondativo” quando hanno lanciato una sussidiaria a scopo di lucro grazie ai finanziamenti ottenuti da Microsoft. Operazione che ha fatto “allontanare radicalmente la società dalla sua mission originale”. Quella causa però fu ritirata, per poi internarne un’altra, sempre per ragioni simili. Sosteneva infatti che Musk e l’obiettivo dell’organizzazione non-profit fossero “stati traditi da Altman e dai suoi complici”. E non è finita qui.

Solamente qualche mese fa, il numero uno di Tesla, sottolineando ancora il fatto che “OpenAI stava perdendo la sua funzione iniziale di rendere l’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità per perseguire meri obiettivi di profitto”, ha esercitato pressioni affinché si tenesse un’asta pubblica per i beni dell’organizzazione no-profit e contestualmente ha presentato un’offerta da 97,4 miliardi di dollari per prendere il controllo del gruppo. Inutile dire che l’operazione non è andato affatto a buon fine.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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