Qualche tempo fa sono emerse le prime indiscrezioni in merito a un social network di ChatGPT, un progetto fortemente voluto da Sam Altman per lanciare la sfida ai tradizionali X, Facebook e Instagram e alle novità Vibes di Meta e Veo 3 di Google. Una rivelazione rilanciata da diversi media in queste ore ribalta quanto affiorato finora: OpenAI sta davvero lavorando al suo social, ma l’app si fonderà con Sora per diventare Sora 2 e ricorderà TikTok piuttosto che le altre piattaforme concorrenti.
Lanciato nel dicembre del 2024 e disponibile anche in Italia e nel resto d’Europa, Sora (cielo, in giapponese) è il modello AI text-to-video dell’azienda californiana che permette di creare ed editare video partendo da descrizioni testuali. I filmati sono in altissima risoluzione, hanno una durata massima di 20 secondi e formati diversi. L’accesso è riservato agli abbonati a ChatGpt Plus o ChatGpt Pro, con limiti sulla durata e sulla qualità dei video generabili e opzioni personalizzabili in base al piano scelto. Sora 2 si baserà proprio sui servizi video AI per rivoluzionare l’esperienza social degli utenti.
In questo articolo:
- OpenAI lancia il suo social: ecco Sora 2
- Video generati dall’IA, condivisione e verifica dell’identità
- L’azienda di Sam Altman sfida Meta e Google
- Quanto vale questo mercato e la questione copyright
OpenAI lancia il suo social: ecco Sora 2
Sora supporta diversi formati, tra cui widescreen (16:9), verticale (9:16) e quadrato (1:1). È su questa versatilità, ideale per le varie piattaforme social, che gli sviluppatori di OpenAI hanno lavorato per Sora 2, un’app sullo stile di TikTok ma con video generati dall’intelligenza artificiale. I test sull’applicazione sono in corso internamente all’azienda e la feature avrebbe riscosso un riscontro molto positivo da parte dei dipendenti.
Sora 2 si basa su sistema simile al feed “Per te” di TikTok: verticale e personalizzabile come nel social di ByteDance. La navigazione è a scorrimento (per muoversi tra i contenuti in modo continuo) e all’interno del flusso vengono mostrati i video in base agli interessi dell’utente. La differenza sostanziale è che tutti i contenuti multimediali sono creati dall’IA. Gli utenti trovano sulla destra un menu che permette di mettere like, commentare o remixare una clip.
Video generati dall’IA, condivisione e verifica dell’identità
Gli iscritti hanno la possibilità di postare video della durata massima di 10 secondi. La generazione del filmato avviene direttamente tramite Sora: non si possono caricare foto o video dal rullino, dalla memoria esterna o da altre app. Una volta pubblicato il contenuto, l’algoritmo seleziona e organizza i filmati nel feed raccogliendo i segnali chiave (come mi piace, commenti, condivisioni, salvataggi, tempi di visualizzazione e percentuali di completamento) di chi guarda e interagisce.
L’applicazione è dotata di una funzione chiamata Cameo che consente di usare il proprio volto in un video. Gli utenti autenticati con la verifica dell’identità possono includere la propria immagine nei contenuti e quando i video vengono taggati e utilizzati in clip generate da altri contatti, OpenAI invia una notifica al diretto interessato, anche se il post resta in bozza e non viene mai pubblicato. Il riconoscimento facciale servirà ad evitare il deepfake e altre pratiche scorrette e minacciose di questo tipo.
L’aggiunta della funzionalità social prevede anche un compenso per i content creator: chi decide di condividere la propria identità in un video che viene utilizzato dagli altri utenti, potrà usare i Cameo per monetizzare, ovvero ricevere parte dei ricavi generati dalla sua apparizione. È stato lo stesso Sam Altman a rivelare che i proprietari dei Cameo otterranno un guadagno dallo sfruttamento della propria immagine e che OpenAI tratterrà una percentuale per coprire gli elevati costi di calcolo.
L’azienda di Sam Altman sfida Meta e Google
I rumors su Sora 2 (non si conoscono ancora dettagli sulla sua data di uscita) arrivano a pochi giorni dall’arrivo di Vibes, la nuova funzionalità di Meta che punta sulla creazione e la condivisione di contenuti AI. Disponibile nell’app Meta AI e nella versione per browser web, il feed fa creare in autonomia e condividere brevi video generati dall’intelligenza artificiale attraverso prompt di comandi. Oltre ai contenuti inediti, si possono anche modificare i video già esistenti, con l’opzione di aggiungere musiche, elementi visivi o cambiare lo stile. La condivisione avviene nel feed di Vibes o esternamente nelle Stories di Facebook o nei reel di Instagram.
Google non è da meno. Big G si è fatta trovare pronta all’appuntamento integrando Veo 3, l’ultimo modello del generatore di video AI in Gemini, all’interno di YouTube. Lo strumento è perfetto per gli Shorts della piattaforma: i content creator possono usarlo per creare video di 8 secondi pronti a diventare subito virali. Pure in questo caso, basta un breve prompt descrittivo e si possono aggiungere stili diversi. Veo 3 fa parte dell’ecosistema Gemini: l’abbonamento al servizio Google AI Pro costa 21,99 euro al mese.
Quanto vale questo mercato e la questione copyright
L’ingresso di OpenAI nel settore che fonde contenuti multimediali generati dall’AI e social network è particolarmente significativo. Fino al 2023, questo mercato aveva un valore di 600 milioni di dollari. Stando alle ultime stime, dovrebbe arrivare a valere oltre 10 miliardi di dollari nel 2033 e crescere con un ritmo del +35% annuo. Si prevede che il 70% dei team di marketing integrerà video generati dall’intelligenza artificiale nelle proprie strategie e che il 40% dei contenuti video sui principali social saranno AI-based.
Non mancano controversie e polemiche su queste app e sull’evoluzione di uno strumento come Sora, dalla sicurezza dei minori alla gestione del diritto d’autore. È il caso dei numerosi video che ironizzano sullo scienziato Stephen Hawking, scomparso nel 2018 e oggetto di parodie (senza l’autorizzazione della sua famiglia) in cui gioca a calcio, salta con gli sci o viene picchiato in un incontro di arti marziali miste. La Caa (Creative Artists Agency), una delle più importanti agenzie di rappresentanza di Hollywood, ha diffuso un comunicato ufficiale in cui parla apertamente di “rischi significativi” per i propri assistiti: attori, registi, sceneggiatori, musicisti.
Nella fase di test, il modello si è rifiutato di generare video con materiale protetto da copyright. OpenAI ha dovuto avviare trattative con diversi studi televisivi e cinematografici per discutere una politica condivisa in materia. L’agenzia Reuters rivela che Disney ha scelto di non concedere il proprio materiale all’app. La stessa strada potrebbe essere percorsa da altri studi come Paramount, Universal e Warner Bros. Non è la prima volta che l’azienda di Altman si ritrova coinvolta in cause per presunte violazioni del copyright: è per questo motivo che ha fatto pressione sull’amministrazione Trump per far rientrare l’addestramento dei modelli su materiale protetto all’interno delle disposizioni sul fair use, ovvero l’uso limitato e non commerciale di opere protette senza il permesso del titolare. Nel caso di Sora 2, gli sviluppatori di OpenAI avrebbero giocato d’anticipo adottando misure specifiche per impedire agli utenti di creare video di personaggi pubblici, di contenuti particolari o di altre persone presenti sull’app senza autorizzazione.









