La Manovra 2026 certifica una scelta che a Roma circolava da mesi e Opzione Donna esce di scena senza clamore, ma con effetti tutt’altro che marginali. La misura che per quasi vent’anni ha rappresentato una valvola di flessibilità per l’uscita anticipata delle lavoratrici viene archiviata come un capitolo chiuso, sacrificata sull’altare della sostenibilità finanziaria e di un sistema previdenziale sempre più rigido.
Nessun rinnovo, nessuna mediazione: solo la presa d’atto che lo spazio fiscale non consente più eccezioni. Sullo sfondo resta il tema irrisolto della pensione anticipata, sempre più selettiva e sempre meno accessibile, soprattutto per chi ha carriere discontinue.
In questo articolo:
- Opzione Donna 2026 cancellata dalla Manovra: perché il governo non proroga la misura
- Pensione anticipata donna: perché gli emendamenti su Opzione Donna 2026 sono stati bocciati
- Pensioni 2026, lo scontro politico dopo lo stop all’uscita anticipata
Opzione Donna 2026 cancellata dalla Manovra: perché il governo non proroga la misura
Opzione Donna nasce nel 2004 come canale sperimentale di pensione anticipata riservato alle lavoratrici disposte ad accettare il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Una scelta penalizzante sul piano economico individuale, ma utile a compensare carriere più fragili, interruzioni lavorative e periodi di cura familiare. Nel corso degli anni, però, il perimetro della misura è stato progressivamente ristretto.
Il governo Meloni ha introdotto requisiti sempre più stringenti, limitando l’accesso a categorie specifiche e innalzando l’età anagrafica. Il risultato è stato un drastico ridimensionamento della platea. Dai oltre 24mila accessi registrati nel 2022 si è scesi a circa 4.700 domande nel 2024. Un crollo che la maggioranza ha utilizzato come argomento per giustificare il mancato rinnovo, sostenendo che l’impatto sociale non fosse più proporzionato al costo per la finanza pubblica. In realtà, la riduzione delle adesioni appare anche come l’effetto diretto di una misura progressivamente svuotata.
Pensione anticipata donna: perché gli emendamenti su Opzione Donna 2026 sono stati bocciati
Durante l’esame della Legge di Bilancio 2026, il tema della proroga di Opzione Donna è tornato sul tavolo grazie a una serie di emendamenti presentati dalla Lega e da Fratelli d’Italia. La proposta leghista puntava a una proroga alle condizioni vigenti: 61 anni di età, con riduzione di un anno per ogni figlio, almeno 35 anni di contributi e accesso riservato a caregiver, invalide civili, lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende in crisi.
Fratelli d’Italia ha tentato una strada alternativa, eliminando il riferimento alle aziende in crisi e ampliando la platea alle donne disoccupate che, nei tre anni precedenti alla perdita del lavoro, avessero svolto attività da dipendenti per almeno diciotto mesi e avessero già esaurito la Naspi. Due ipotesi diverse, ma accomunate dallo stesso esito.
La mancanza di coperture finanziarie sufficienti ha reso entrambe le proposte impraticabili. In una fase segnata da vincoli stringenti sui conti pubblici, ogni intervento strutturale sulle pensioni viene valutato con estrema cautela.
Pensioni 2026, lo scontro politico dopo lo stop all’uscita anticipata
La cancellazione di Opzione Donna 2026 ha acceso uno scontro politico acceso. Le opposizioni hanno letto la scelta come un arretramento rispetto alle promesse elettorali di superamento della legge Fornero. Dal Partito Democratico arriva una critica che investe l’intero impianto previdenziale della Manovra, non solo la singola misura.
Nel mirino finiscono l’innalzamento dell’età pensionabile, il ridimensionamento delle risorse per i lavoratori usuranti, il taglio dei fondi dedicati ai precoci e l’introduzione di meccanismi che spingono verso la previdenza complementare. Secondo questa lettura, il riequilibrio dei conti viene realizzato trasferendo il peso su lavoratori e pensionati.
Anche Italia Viva insiste sul tema delle promesse disattese, sottolineando come la flessibilità in uscita sia diventata sempre più un’eccezione. La pensione anticipata, anziché essere ampliata, viene progressivamente compressa, mentre Opzione Donna scompare senza essere sostituita da strumenti alternativi.
Il quadro che emerge è quello di un sistema previdenziale orientato alla stabilità finanziaria più che alla differenziazione delle carriere. In questa prospettiva, l’uscita anticipata dal lavoro assume un carattere sempre più selettivo, lasciando irrisolto il nodo della tutela delle lavoratrici con percorsi professionali discontinui.









