Nel primo mese del 2026, il prezzo dell’oro ha superato i 5.300 dollari l’oncia, segnando un nuovo record che sta rapidamente ridefinendo il modo in cui analisti, gestori e investitori interpretano la corsa del metallo prezioso. A differenza di altri rally di mercato, questo non è stato un picco improvviso o dettato da una singola narrativa, è stato piuttosto l’esito di un accumulo di tensioni macroeconomiche e geopolitiche che stanno ridefinendo la percezione del rischio globale.
In questo articolo:
- L’ascesa dell’oro
- Dove può arrivare
L’ascesa dell’oro
La performance del 2025, con un rialzo annuo del 65%, richiama alla memoria l’incredibile anno del 1979, quando l’oro salì del 126%. “Superare il livello del 1979 sarebbe stato un traguardo eccezionale, ma raggiungere oltre la metà di quella performance è comunque notevole”, osserva Nitesh Shah, Head of Commodities e Macroeconomic Research di WisdomTree. Quel periodo fu segnato da inflazione galoppante, crisi geopolitiche e volatilità estrema sui mercati delle materie prime, e ancora oggi serve da punto di riferimento per comprendere dinamiche simili.
In questa direzione, il rally è stato alimentato da diverse forze convergenti. Innanzitutto, la debolezza del dollaro, oggi ai minimi dal 2022, ha reso l’oro più appetibile per gli investitori internazionali. Negli ultimi mesi il dollaro ha mostrato un trend di indebolimento, facilitato dalla percezione di politiche fiscali espansive e da tensioni geopolitiche, che ha incoraggiato gli investitori a spostarsi verso asset meno correlati alle valute fiat.
In parallelo, la domanda delle banche centrali è rimasta elevata. Paesi come la Cina e varie economie emergenti hanno continuato ad accumulare oro come parte della diversificazione delle proprie riserve, spesso in competizione diretta con gli acquisti da parte degli investitori privati e degli Etf. Anche l’incertezza sulla direzione futura della politica monetaria ha giocato un ruolo importante: con tassi reali relativamente bassi e una Federal Reserve percepita come potenzialmente accomodante, il costo opportunità di detenere un asset non fruttifero come l’oro è diminuito, incentivando ulteriori acquisti.
Dove può arrivare
Considerando la situazione attuale e la portata di questo rally è evidente, come ha anche sottolineato WisdomTree nel suo recente Gold Outlook 2026 che siamo entrati in un “territorio inesplorato”. Dove se già la quota prevista dallo scenario di consenso, oltre 5mila dollari l’oncia entro il 2026, è stata già raggiunta, lo scenario “toro” è ormai diventato una nuova prassi, ossia quota 6mila dollari l’oncia.
Non è un caso quindi se anche le grandi banche internazionali stanno adeguando le loro previsioni per riflettere questo nuovo quadro di mercato. Oltre a Bank of America che rimane in linea sulla scia di 6mila dollari, un esempio di previsione più audace proviene da Samco Securities, che in un outlook recente ha indicato che i prezzi dell’oro potrebbero superare i 7mila dollari l’oncia se il rally del 2025 si trasformasse in tendenza prolungata, spinto da forte domanda degli investitori e dinamiche geopolitiche favorevoli alla domanda di rifugio. Ancora leggermente oltre la previsione di alcuni analisti, tra cui Julia Du, di ICBC Standard Bank. Secondo loro un potenziale di rialzo più aggressivo potrebbe essere fino a circa 7.150 dollari, ipotizzando una intensificazione delle tensioni geopolitiche e una frammentazione economica globale che alimentino ancora la domanda di rifugio.
Ma non è finita qui. Secondo Adrian Hammond di SBG Securities, i prezzi dell’oro potrebbero teoricamente salire fino a 10mila dollari l’oncia entro l’anno se la politica monetaria diventa significativamente più accomodante e le pressioni geopolitiche continuano a indebolire il dollaro americano. Nel dettaglio Hammond nota che la domanda istituzionale e dei mercati, sostenuta anche dall’acquisto di lingotti da parte delle banche centrali, potrebbe spingere i prezzi verso livelli molto più alti se le banche centrali tagliano i tassi in modo aggressivo e il contesto geopolitico rimane teso.









