Oro: per UBS nel 2022 le quotazioni scenderanno a 1.650 dollari

L’oro sembra essersi consolidato sopra il livello di 1.800 dollari l’oncia e da qui alla fine dell’anno non sono ormai attese sorprese di alcuni tipo. Tirando le somme, per l’anno 2021 si può dire tranquillamente che il metallo giallo sia stato tra le materie prime che hanno sofferto di più. L’andamento dell’inflazione ha fatto aumentare le attese di rialzo dei tassi da parte delle Banche centrali, spingendo in alto il rendimento dei titoli a reddito fisso. Di conseguenza il costo opportunità della detenzione di un asset non redditizio come l’oro è aumentato notevolmente. Negli ultimi mesi questa aspettativa si è fatta più marcata, dal momento che la Federal Reserve ha effettuato una vera svolta da falco nella sua politica monetaria e potrebbe il prossimo anno ritoccare al rialzo per ben 3 volte il costo del denaro.

Allo stesso tempo nel 2021 vi è stato il rimbalzo economico con la ripresa delle attività, dopo le chiusure pandemiche. Proprio queste avevano dato linfa vitale all’oro nel 2020, che era riuscito a raggiungere il record storico di 2.121,70 dollari. Un’economia rinascente ha riportato la propensione al rischio degli investitori, più propensi a concentrarsi sulle azioni, grazie anche al sostegno ricevuto dalle politiche monetarie espansive degli istituti centrali.

Un altro fattore che nel 2021 ha giocato contro il metallo prezioso è stata la forza del Dollaro USA, da sempre correlato in maniera inversa alle quotazioni dell’oro. La rivalutazione della valuta statunitense si intreccia ovviamente con la politica monetaria della Fed. Il fatto che Jerome Powell abbia iniziato il tapering a novembre, per poi rafforzarlo a dicembre, non ha fatto altro che irrobustire il biglietto verde, il quale ha guadagnato posizione sulle altre principali valute.

Alcuni hanno imputato la debolezza dell’oro anche al rally delle criptovalute, nella veste di bene rifugio, funzione da sempre esercitata dal metallo giallo e da qualche tempo attribuita alle valute digitali. L’andamento negli ultimi tempi dei token digitali non sembra affatto confermare questa teoria, dal momento che si è potuto vedere un legame molto stretto e nella stessa direzione con i mercati considerati più a rischio come quello azionario.

 

Oro: cosa succederà ai prezzi nel 2022?

Le incertezze per il 2022 sono molte, a partire dall’andamento del Covid-19. Sulla variante Omicron ancora si hanno informazioni incomplete e frastagliate, quindi non è possibile per ora effettuare previsioni attendibili sull’impatto che avrà sull’economia globale. Questo si lega fortemente a quello che sarà il comportamento delle Banche centrali. In breve, queste continueranno sulla strada tracciata del restringimento monetario oppure saranno costrette a fare un passo indietro? Nel primo caso vorrà dire che Omicron non ha fatto troppi danni e ciò non gioca a favore dell’oro. Se invece gli istituti monetari torneranno al passato perché l’economia rischia un altro tracollo, allora gli investitori potranno riprendere a rifugiarsi nel metallo prezioso.

Gli analisti di UBS sostengono che raramente 2 anni si ripetono allo stesso modo, tuttavia le previsioni per l’oro sono ribassiste. La banca d’affari svizzera prevede un mantenimento delle quotazioni a 1.800 dollari fino a marzo del 2022, per poi verificarsi una discesa verso 1.650 prima della chiusura del prossimo anno. Per l’istituto di credito i principali rischi al ribasso sono dettati dalla rivalutazione dei tassi nominali dei T-Note USA a 10 anni, mentre fattori rialzisti possono essere le prospettive di stagflazione e la diminuzione del PIL americano per effetto delle restrizioni imposte dalla diffusione di Omicron.