Outlook 2020: Schroders aumenta le stime sulla crescita globale

SCHRODERS AUMENTA LE STIME SULLA CRESCITA GLOBALE

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Outlook 2020: Usa-Cina, via libera alla fase 1. Espansione fiscale in Uk. Occhio alla crescita del Brasile e alla Fed, che potrebbe tagliare i tassi d’interesse ad aprile

 

Dopo una fase di rallentamento della crescita, l’economia mondiale sembra avviata verso una ripresa nel 2020, prolungando ulteriormente uno dei periodi di espansione più lunghi della storia. Il rallentamento di quest’anno ha creato preoccupazioni su una possibile contrazione dell’economia statunitense: “Tuttavia riteniamo che l’attività economica trarrà beneficio dal miglioramento delle tensioni tra Usa e Cina e dai tassi di interesse più bassi negli Stati Uniti. Abbiamo quindi alzato le previsioni per la crescita globale nel 2020, dal 2,4% al 2,6%” è il commento di Keith Wade, Chief Economist&Strategist di Schroders. Il gruppo finanziario globale quotato a Londra dal 1959 e fondato nel 1804 aumenta così le stime per il prossimo anno:  “Ci aspettiamo il completamento della “fase 1” dell’accordo tra Usa e Cina, già annunciata a metà ottobre ma non ancora finalizzata -continua Wade-. Si spera che ciò possa impedire ai due paesi di implementare ulteriori dazi e potenzialmente ridurre quelli già in vigore. Ciò porterebbe a un rafforzamento del commercio globale e degli investimenti delle imprese, con un miglioramento dell’attività in Europa, Giappone e Usa. Abbiamo anche alzato le previsioni per la Cina. Nel complesso, le economie emergenti si stanno rafforzando, anche se persistono preoccupazioni su aree specifiche come Hong Kong e Argentina“.

 

Il declino delle tensioni commerciali

Le chance di assistere aun accordo commerciale sono migliorate: l’ultimo media americano a darne conferma è stato Bloomberg, e lo dimostra anche la Figura 1. L’indice tracciato monitora il numero di articoli dell’agenzia di stampa Reuters che contengono parole chiave pro-accordo, rispetto a quelli che contengono parole anti-accordo. Ci sono buoni motivi per cui il presidente Trump potrebbe voler raggiungere un’intesa proprio in questo momento: la procedura di impeachment che si trova ad affrontare e l’avvicinarsi delle elezioni rendono necessaria una ripresa forte dell’attività negli Stati Uniti. Avendo già giocato la carta dei tagli fiscali nel 2018, è rimasto a corto di opzioni, se non quella di aiutare gli scambi commerciali attraverso un aumento degli acquisti cinesi di beni agricoli. Intanto gli Usa sembrano restii a ridurre i dazi, come richiesto dalla Cina, e quindi i progressi sono lenti.

Figura 1: aspettative in aumento per un accordo tra Usa e Cina.
Fonte: Reuters, Schroders Economic Group, Data I nsights  Unit, 18 novembre 2019

 

L’accordo commerciale prospetta giorni migliori anche per l’Europa

L’aspettativa di un accordo almeno parziale tra Usa e Cina rappresenta una buona notizia per le economie dell’Eurozona, fortemente guidate dalle esportazioni. Continua Wade: ” Una ripresa sul fronte commerciale potrebbe infatti portare a risultati positivi per la regione e abbiamo quindi alzato le nostre previsioni dallo 0,9% all’1,2%”. Inoltre, la nuova Presidente della Bce Christine Lagarde sembra intenzionata a proseguire sul percorso intrapreso dal suo predecessore Mario Draghi, con un possibile nuovo taglio nel 2020. Lagarde è tra i sostenitori delle misure di “stimolo fiscale”, di tagli fiscali e spese infrastrutturali per aiutare la crescita. “Noi però siamo piuttosto scettici su questo fronte -è il commento dell’analista di Schroders-. Le economie che hanno più spazio per aumentare la spesa, come Germania e Paesi Bassi, sono per natura sostenitrici di una spesa limitata. Tendono a pianificare i decenni futuri e sono preoccupate prevalentemente dai costi del pensionamento di una popolazione in invecchiamento. Riteniamo quindi che le azioni di supporto da parte di questi Paesi saranno limitate. Più probabile un’espansione fiscale nel Regno Unito”. I due principali partiti sembrano in competizione su chi tra i due aumenterà di più la spesa pubblica. I dati economici in UK sono stati distorti dall’effetto Brexit, come l’accumulo di scorte. L’economia, guidata dai consumi delle famiglie, ha reagito bene, ma probabilmente resterà sommessa e la Bank of England manterrà le sue posizioni.

 

Outlook in miglioramento anche per gli emergenti

L’analisi di Keith Wade prosegue e mette sotto la lente anche l’andamento dell’economia dei paesi emergenti, i cosidetti Brics: “Ci aspettiamo un miglioramento in gran parte dei mercati emergenti, grazie alla ripresa sul fronte commerciale e alla limitata inflazione, che aprirà la strada a ulteriori tagli dei tassi, seppur lievi. Vediamo buone prospettive per il Brasile, con la riforma pensionistica che guida la fiducia, supportando l’attività economica. Al contrario, l’India dovrà affrontare una serie di sfide, soprattutto in riferimento al settore bancario. L’azione del Governo potrebbe forse essere d’aiuto. La Russia continuerà a concentrarsi sulla stabilità economica e su una crescita contenuta ma persistente”. Discorso diverso vale, ovviamente, per la Cina: “Il 2020 sarà un anno importante per il Dragone. Nel 2010, il governo promise di raddoppiare la sua economia e i redditi medi entro il 2020. Per raggiungere tali obiettivi le autorità dovranno assicurarsi che la crescita resti al livello simbolico del 6%. È possibile che vedremo ulteriori allentamenti nelle politiche”. Molto dipenderà dal deal tra Washington e Pechino e il rischio geopolitico rimarrà presente. Le tensioni tra Russia e Usa restano irrisolte ed è possibile che si aggiungeranno nuove sanzioni.

Anche i tassi bassi negli Usa saranno di supporto

Oltre alla riduzione delle tensioni commerciali, saranno di supporto anche i bassi tassi di interesse. Le condizioni monetarie in generale sono le più accomodanti dell’ultimo decennio, considerando i tassi delle banche centrali, i rendimenti obbligazionari e il dollaro. “Nonostante un outlook migliore, l’inflazione globale resta stabile -prosegue Wade-. Ci aspettiamo che l’inflazione core negli Usa arriverà al 2,5% a fine 2019, un livello superiore al target al 2% della Fed, ma è probabile che la Banca Centrale sarà tollerante, viste le preoccupazioni per una possibile deflazione. Inoltre, il rischio che il prezzo del petrolio guidi l’inflazione al rialzo è contenuto. Riteniamo che con questo livello di inflazione e con una crescita inferiore al trend di lungo termine, la Fed potrebbe tagliare i tassi di nuovo ad aprile.

Crescita e inflazione sono più bilanciati

A settembre il rischio di una crescita più debole combinato con una maggiore inflazione era più elevato, mentre ora riteniamo che crescita e inflazione siano più bilanciati. Per esempio, con salari più elevati le famiglie potrebbero rispondere contraendo più prestiti e spendendo di più. Ciò potrebbe avere un impatto inflazionistico, uno scenario a cui i mercati sembrano prestare poca attenzione. Al contrario, il fallimento dell’accordo tra Usa e Cina potrebbe portare a un calo dell’attività globale.

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Keith Wade, Chief Economist&Strategist di Schroders

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