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Partita IVA: quali differenze tra agevolata e ordinaria

Un professionista alle prese con i calcoli per l'apertura della Partita IVA

In Italia esistono due tipi di Partita IVA a disposizione dei lavoratori: il regime ordinario e il regime agevolato, meglio noto come forfettario. L’Osservatorio del Ministero dell’Economia e delle Finanze rivela nel suo report annuale che nel corso del 2022 sono state aperte circa mezzo milione di nuove Partite IVA: il 70% da persone fisiche, il 22,3% da società di capitali e il 3,3% da società di persone. In questa platea, 239.131 soggetti hanno aderito al regime forfettario anziché a quello ordinario. Ma quali sono le differenze tra Partita IVA agevolata e ordinaria?

 

Partita IVA in regime ordinario e semplificato

L’ordinario è il regime obbligatorio per chi produce un reddito elevato e non può quindi accedere al forfettario. Questo regime può essere adottato da persone fisiche e società: lavoratori autonomi, liberi professionisti, ditte individuali e società di persone. Nello specifico, l’ordinario è per:

 

  • società di persone, ditte individuali o enti non commerciali che esercitano anche un’attività commerciale in misura non prevalente, che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi superiori a 500.000 euro per prestazioni di servizi e superiori a 800.000 euro negli altri casi;
  • enti pubblici e privati, diversi dalle società, che hanno come scopo primario o secondario l’esercizio di attività commerciali;
  • S.p.A., S.r.l., S.a.p.A., cooperative, mutue assicuratrici;
  • trust con oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
  • stabili organizzazioni di società ed enti non residenti nel territorio dello Stato;
  • associazioni non riconosciute, consorzi e altre organizzazioni che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

 

Nell’ordinario c’è la possibilità di ottenere un regime semplificato che si rivolge nello specifico a persone fisiche, ditte individuali, società di persone e imprese minori che rientrano sotto una determinata soglia di guadagno. Il limite di ricavi è di 500.000 euro per le prestazioni di servizi e di 800.000 euro in caso di altre attività. In aggiunta, il regime semplificato riduce sensibilmente gli obblighi contabili e quindi ha meno burocrazia.

La Partita IVA ordinaria ha infatti numerosi obblighi di contabilità, soprattutto per le società: il libro mastro, il libro giornale e il libro inventari, il registro dei beni ammortizzabili, il bilancio di esercizio, i registri IVA e le scritture di magazzino per le attività che superano i 5.164.568,99 euro di ricavi e con rimanenze superiori a 1.032.913,80 euro.

Ma l’obbligo più importante per la Partita IVA ordinaria, insieme alla fatturazione elettronica, è l’applicazione dell’IVA. L’imposta sul valore aggiunto ha diverse aliquote da aggiungere al prezzo del prodotto venduto o del servizio erogato:

 

  • del 4% se applicata ai beni di prima necessità;
  • del 10% se applicata ai settori turistico ed edile e ad alcuni beni alimentari e semilavorati;
  • del 22% se applicata a tutti gli altri beni e servizi.

 

Il regime ordinario somma altre tre imposte all’IVA. Innanzitutto l’IRPEF per le persone fisiche, con un’imposta progressiva in base al reddito divisa per scaglioni. L’IRES per le società con aliquota fissa al 24% e l’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive (per società con collaboratori, soci o dipendenti) che varia a seconda della Regione di appartenenza, con un imponibile di base del 3,30%. A tutto ciò, si aggiunge l’invio dell’Esterometro ogni tre mesi (per le operazioni transfrontaliere) e la compilazione del modello ISA per la verifica di ricavi e compensi.

 

Partita IVA in regime forfettario

Il regime agevolato consente a chi ne usufruisce di non pagare l’IRPEF, ma soltanto un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni della nuova attività o del 15% passati i cinque anni. Le fatture sono emesse senza IVA: devono essere semplicemente provviste di una marca da bollo da 2 euro per importi superiori a una cifra minima. Nel forfettario, tuttavia, non si possono scaricare i costi perché il regime è già considerato un forfait in quanto tale secondo un coefficiente di redditività. I requisiti per aprire una Partita IVA in regime forfettario sono tre:

 

  • essere una persona fisica (e non una società) che esercita un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale
  • ricavi o redditi annuali che non superano la soglia totale di 85.000 euro (anche con diversi codici ATECO);
  • spese per lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi;

 

Per aprire una Partita IVA in questo regime, è anche necessario non aver esercitato alcuna attività nei tre anni precedenti e che la nuova attività non sia il proseguimento di una passata, svolta come dipendente o autonomo. Inoltre, bisogna rispettare il limite di 30.000 euro percepiti nell’anno precedente per coloro che hanno anche redditi di lavoro dipendente, assimilati a quelli di lavoro dipendente o da pensione.

Ogni codice ATECO ha un rispettivo coefficiente di redditività che stima le spese annuali che l’attività dovrà sostenere e la percentuale di guadagno ai fini del reddito lordo. In sostanza, il coefficiente di redditività è una percentuale ipotetica dei costi di una determinata attività, stabilita in partenza dal Fisco. Il reddito imponibile è calcolato sottraendo il reddito lordo (le spese forfettarie) ai ricavi annuali e dal risultato i contributi previdenziali. Per i liberi professionisti, se non c’è una cassa di riferimento, i contributi si versano all’INPS iscrivendosi alla gestione separata.

Naturalmente, oltre che dall’IVA e dall’IRPEF, il regime agevolato è esonerato da IRAP, addizionali regionali e comunali, ritenuta d’acconto, registrazione e tenuta delle scritture contabili.

 

Partita IVA: le differenze tra agevolata e ordinaria

La principale differenza tra la Partita IVA ordinaria e quella forfettaria è che quest’ultima gode di una tassazione ribassata (un’aliquota del 5% per le nuove attività o comunque del 15% dal sesto anno in poi) e prevede meno obblighi, ma al tempo stesso ha delle limitazioni per poter essere aperta. In entrambe le Partite IVA, sono obbligatori la fatturazione elettronica (dal 1° gennaio 2024 per tutti i forfettari e non solo per quelli con un monte ricavi/compensi superiore a 25.000 euro), la contabilità e la dichiarazione dei redditi dell’attività, i contributi previdenziali e l’esenzione per chi è dipendente full time. Oltre al pagamento dell’IVA, le differenze sono nel possesso dei requisiti per l’adesione, nella tassazione agevolata e nella possibilità di scaricare i costi.

Quindi, nel momento della scelta, è sempre bene tenere a mente e considerare attentamente tre aspetti: il settore in cui si opera, il fatturato annuo e le spese sostenute. Sono questi fattori a determinare qual è il regime fiscale più adatto all’attività da avviare.

Non bisogna mai dimenticare che nel regime ordinario, conveniente per chi ha un volume di spese elevato, la contabilità è più complessa che nel regime agevolato. Inoltre, a differenza del forfettario, il regime ordinario permette di dedurre e detrarre costi (i carburanti, le fatture dei collaboratori, i software e il materiale d’ufficio, i corsi di aggiornamento e formazione, le spese di rappresentanza) e accedere a bonus e incentivi, limitando così il reddito imponibile. Infine, in entrambi i casi, l’apertura non ha costi ma si deve sempre ricorrere all’Agenzia delle Entrate, che al momento della richiesta provvede ad attribuire un codice di 11 cifre che identificherà l’attività.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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