Petrolio al test dei dazi di Trump

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Il settore energia si è salvato dai dazi ma il petrolio ha reagito lo stesso agli annunci. La ragione sta nel suo legame con la crescita economica. E ora? L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

Il petrolio è stato tra le asset class che hanno pagato pesantemente la negatività emersa sui mercati con l’annuncio dei dazi reciproci. Questo nonostante il settore energetico sia stato escluso fin dal principio dai comparti assoggettati alle tariffe. Il recupero seguito all’annuncio della pausa di 90 giorni conferma come questa variabile possa impattare significativamente sui prezzi del greggio.

Il motivo è prettamente macroeconomico: il rallentamento economico, più o meno marcato, che questa situazione provocherà a livello globale andrà a impattare sulla domanda di petrolio. A minor richiesta corrisponde un minor prezzo. Vi sono anche fattori politici che vanno considerati: per l’amministrazione Trump una discesa dei prezzi dell’energia rappresenta una via per calmierare eventuali picchi inflazionistici innescati dai dazi. Vi è un però che va sottolineato: un ulteriore calo delle quotazioni impatterebbe negativamente sul settore petrolifero Usa.

Prendendo ad esempio l’area del Bacino Permiano, tra Texas e New Mexico, sotto i 62 dollari al barile diventa antieconomico aprire nuovi pozzi. Per i pozzi già esistenti il break even si abbassa a 38 dollari. In particolare, sono a rischio gli impianti di shale oil, la leva grazie a cui negli ultimi anni l’America è riuscita a trasformarsi da importatore a esportatore netto di petrolio. Guardando alla stagionalità, il petrolio Wti in genere fa segnare il suo minimo di periodo nel periodo tra il 21 e il 25 aprile. Successivamente si assiste a una ripresa che ne caratterizza tutto il periodo estivo.

Se l’analisi ciclica mostra in particolar modo come giugno sia il mese in assoluto in cui nel 100% dei casi le quotazioni sono salite, osservando i movimenti del passato si nota una cosa: i massimi di periodo in genere vengono toccati nella prima decade di luglio. Guardando il calendario e proiettando in avanti i 90 giorni di tregua sul fronte dei dazi annunciata da Trump ecco che si arriva esattamente in quella finestra temporale.

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Redazione

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