Petrolio: prezzo spot Brent ai massimi 2008

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Il prezzo del petrolio continua a salire mentre la guerra in Iran infuria. All’interno del mercato, però, emergono dinamiche che vanno monitorate con attenzione, come la crescita delle quotazioni spot del Brent per i carichi fisici, balzate al livello più alto dalla crisi finanziaria del 2008.

Si tratta del prezzo al quale viene scambiato il petrolio del Mare del Nord reale, già disponibile, con consegna entro 10-30 giorni. In termini pratici, se una raffineria ha bisogno di petrolio immediatamente, paga il prezzo per riceverlo nelle settimane successive, proprio perché il greggio è già disponibile; quindi, non stipula un contratto finanziario bloccando il prezzo per una consegna a lunga scadenza.

In questo articolo:

  • Petrolio: quotazioni spot in orbita
  • Non si vede la luce in fondo al tunnel

Petrolio: quotazioni spot in orbita

Secondo i dati riportati da S&P Global, il prezzo spot del Brent ha superato la soglia dei 141 dollari, massimo da circa 18 anni. Si tratta dell’effetto più evidente della forte scarsità dell’offerta fisica, conseguente alla chiusura dello Stretto di Hormuz, il canale del Golfo da cui transita circa il 20% del greggio mondiale.

Questo significa che il prezzo dei future, per quanto elevato, non riflette la reale portata dell’interruzione dell’offerta, come osservato la scorsa settimana dall’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth. “Il mercato sta operando sulla base di informazioni limitate e percezioni”, ha affermato il top manager del colosso energetico statunitense. “Ci sono conseguenze fisiche molto concrete della chiusura dello Stretto di Hormuz che si stanno diffondendo in tutto il mondo e nel sistema e che, a mio avviso, non sono pienamente incorporate nelle curve dei futures sul petrolio”.

Un concetto ribadito da Amrita Sen, fondatrice di Energy Aspects, in un’intervista a CNBC. “Il prezzo dei futures sta quasi dando un falso senso di sicurezza, facendo sembrare che la situazione non sia così tesa”, ha dichiarato. “Lo si vede chiaramente, ma il mercato finanziario sta quasi mascherando la reale tensione che invece si manifesta ovunque altrove”.

Non si vede la luce in fondo al tunnel

Quando, a inizio settimana, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva affermato che la fine della guerra era vicina, le quotazioni future del Brent erano scivolate ben al di sotto della soglia dei 100 dollari, in concomitanza con il rialzo delle Borse.

Il discorso del capo della Casa Bianca, molto atteso mercoledì sera, ha tuttavia riportato il pessimismo sui mercati e il greggio è risalito fino a oltre 110 dollari al barile. Trump ha dichiarato che il conflitto in Medio Oriente potrebbe concludersi entro due o tre settimane, ma ha anche minacciato l’Iran di intensificare i bombardamenti. Gli investitori hanno interpretato il messaggio come poco coerente con una reale de-escalation, aspettandosi quindi che le ostilità possano protrarsi più a lungo.

Nel frattempo, le previsioni degli osservatori finanziari sul prezzo del petrolio si fanno più audaci. Questa settimana, gli strategist di Macquarie hanno delineato due scenari: uno, con una probabilità del 60%, in cui la guerra si conclude presto e i prezzi si attestano intorno ai 108 dollari al barile; un altro, con una probabilità del 40%, in cui l’interruzione dello Stretto di Hormuz si rivela molto più duratura e il Brent potrebbe salire fino a 200 dollari al barile.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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