Piero Manzoni, le 5 opere record vendute all’asta

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Protagonista assoluto della storia dell’arte contemporanea, Piero Manzoni è anche una star del mercato: tre delle sue cinque opere da record nelle vendite all’asta hanno superato i 10 milioni di dollari. A oltre sessant’anni dalla sua scomparsa, il pittore e scultore milanese resta richiestissimo da appassionati, collezionisti (un nome su tutti: François Pinault, il miliardario di Artémis) e investitori, soprattutto per i quadri della serie intitolata Achrome.

Nato a Soncino nel 1933 e morto d’infarto a Milano a soli 29 anni, Manzoni è una delle personalità più importanti dell’arte contemporanea e tuttora un artista di grande attualità. Ultimo erede delle avanguardie storiche e tra i fondatori del concettualismo, è tra i pochi italiani del Novecento – insieme a Umberto Boccioni, Alberto Burri, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Amedeo Modigliani e Mario Sironi – a strappare quotazioni e vendite sbalorditive, merito del suo spirito innovativo e della sua ironia provocatoria.

 

Piero Manzoni: le 5 opere record in asta

Le opere di Manzoni ad ottenere i migliori risultati nelle aste, specie delle major Sotheby’s e Christie’s, sono gli “acromi” della serie Achrome, ma raggiungono cifre significative (in media sulle centinaia di migliaia di dollari) pure le produzioni concettuali: i palloncini di Fiato d’artista, le incursioni tridimensionali delle Linee, le Impronte dei suoi pollici, destro e sinistro. Non è da meno la sua operazione più celebre: l’inscatolamento della Merda d’artista, uno dei gesti più controversi dell’arte contemporanea.

Influenzati dalle innovazioni di Yves Klein, al centro di varie controversie giudiziarie in merito all’autenticità di alcuni esemplari sollevate dalla Fondazione guidata dagli eredi che tutelano la sua produzione, gli Achrome di Manzoni sono autentici oggetti di culto che occupano le prime 100 posizioni nelle maggiori aggiudicazioni dei lavori dell’artista lombardo. Tra pitture, sculture e installazioni, ecco quali sono le cinque opere record nelle vendite all’incanto.

 

Achrome (1958)

Le tele prive di colore e grinzate orizzontalmente sono prodotte da Manzoni tra il 1957 e il 1963. L’artista si serve di materiali insoliti come le tele cucite a macchina, utilizzando sulla superficie cloruri di cobalto, polistirolo espanso, batuffoli di cotone idrofilo, fibre sintetiche, vernici fosforescenti, uova e rosette di pane. Il quadro diventa così un corpo autonomo, che non rimanda ad altro se non a se stesso. Nella 20th Century & Contemporary Art Evening Sale del febbraio 2016 da Phillips a Londra, un esemplare del 1958 parte da una stima minima di 5 milioni e raggiunge 5,6 milioni di sterline.

Achrome (1958) di Piero Manzoni
Achrome (1958) (foto: Phillips)

 

Achrome (1958-1959)

Incentrata sullo studio dell’assenza di colore, la serie di tele rigorosamente bianche è caratterizzata dalla superficie solcata da pieghe arricciate e fissate tramite l’applicazione di colla e caolino. “I miei primi achromes sono del 1957: in tela imbevuta di caolino e colla. Dal 1959 il raster degli achromes è costituito da cuciture a macchina”, spiega Manzoni. È a quel periodo che risale questa tela di notevoli dimensioni (1 metro per 70,2 centimetri) che debutta nella Contemporary Evening Auction del novembre 2021 da Sotheby’s a New York: da una stima minima di 5,5 milioni, fa alzare le palette fino a 6,2 milioni di dollari.

Achrome (1958-1959) di Piero Manzoni
Achrome (1958-1959) (foto: Sotheby’s)

 

Achrome (1958)

L’applicazione di gesso e colla e le pieghe in diverse forme e dimensioni è una tecnica ideata dall’artista alla fine degli anni Cinquanta e utilizzata soltanto per pochi anni: Manzoni comincia a lavorare sugli Achrome nel dicembre 1957 e prosegue fino al 1963, l’anno della sua morte. “La questione per me è dare una superficie integralmente bianca (anzi integralmente incolore, neutra) al di fuori di ogni fenomeno pittorico, di ogni intervento estraneo al valore di superficie”, sottolinea. Nella Contemporary Art Evening Auction del maggio 2008 da Sotheby’s a New York, un esemplare del 1958 fa fermare il martello a 10,1 milioni di dollari, da una stima tra i 4,5 e i 6,5 milioni.

Achrome (1958) di Piero Manzoni
Achrome (1958) (foto: Sotheby’s)

 

Achrome (1958)

“Il quadro è finito: una superficie d’illimitate possibilità è ora ridotta a una specie di recipiente in cui sono forzati e compressi colori innaturali, significati artificiali. Perché invece non vuotare questo recipiente? Perché non liberare questa superficie? Perché non cercare di scoprire il significato illimitato di uno spazio totale, di una luce pura e assoluta?”, si domanda Manzoni all’interno dello scritto Libera dimensione, pubblicato nel 1960 dalla rivista Azimuth. La sua serie restituisce “una superficie bianca che è una superficie bianca e basta (una superficie incolore che è una superficie incolore) anzi, meglio ancora, che è e basta: essere (e essere totale è puro divenire)”. Nella Post-War & Contemporary Evening Sale del maggio 2013 da Christie’s a New York, una tela “acroma” del 1958 tocca quota 14,1 milioni di dollari, da una stima tra 6 e 9 milioni.

Achrome (1958) di Piero Manzoni
Achrome (1958) (foto: Christie’s)

 

Achrome (1958-1959)

L’uso del caolino nei quadri della serie Achrome arriva dal passato dell’artista: questo materiale argilloso è molto diffuso nelle fornaci di Albissola Marina, comune savonese famoso per la lavorazione delle ceramiche, dove Manzoni trascorre le vacanze durante l’infanzia. Al periodo tra la fine del 1958 e la prima metà del 1959 è riconducibile quest’opera di bianco puro, che permette a chi guarda di concentrare tutta l’attenzione sulla superficie e immergersi nella qualità dei suoi materiali. Nella vendita The Italian Sale dell’ottobre 2014 da Sotheby’s a Londra, la tela parte da una stima tra i 5 e i 7 milioni e vola fino a 12,6 milioni di sterline: ad oggi il record assoluto per Manzoni nelle vendite all’incanto.

Achrome (1958-1959) di Piero Manzoni
Achrome (1958-1959) (foto: Sotheby’s)

 

Non può mancare un riferimento alla celebre Merda d’artista, icona pop realizzata nel maggio 1961 in 90 esemplari. Manzoni mette quelle che dovrebbero essere le sue feci in scatolette per conserve del diametro di sei centimetri, sigillate, sulle quali appone un’etichetta con i diversi dettagli, tra cui “conservata al naturale”. Ogni barattolino ha un prezzo fissato in trenta grammi d’oro. I principali record d’asta sono tre: l’esemplare n. 69 è venduto per 275.000 euro (commissioni incluse) nel dicembre 2016 a Il Ponte di Milano; quello n. 54 passa di mano per 182.500 sterline nell’ottobre 2015 da Christie’s a Londra; quello n. 12 raggiunge 226.800 euro nell’ottobre 2022 da Christie’s a Parigi.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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