Il paradosso di Pop Mart sta tutto qui: l’azienda cinese che ha trasformato Labubu in un fenomeno globale della cultura pop ha chiuso il 2025 con risultati record, eppure il mercato ha reagito con una brusca correzione. Le azioni del gruppo quotato a Hong Kong sono arrivate a perdere quasi il 23% nella seduta successiva ai conti, nonostante un fatturato annuo di 37,1 miliardi di yuan, in crescita del 185% rispetto all’anno precedente, e un utile netto salito a 12,8 miliardi, oltre quattro volte i 3,1 miliardi del 2024.
Davanti a una società spinta da una delle manie collezionistiche più potenti degli ultimi anni, gli investitori hanno iniziato a spostare lo sguardo dal presente al dopo. E a chiedersi se la crescita straordinaria registrata finora sia già una struttura industriale consolidata o resti ancora, almeno in parte, l’effetto eccezionale di un singolo fenomeno.
In questo articolo:
- Pop Mart: dopo i numeri record, il mercato chiede quanto reggerà la corsa
- Labubu, dietro l’ascesa mondiale il mercato vede un punto debole
- Dalla mania collezionistica alla piattaforma di brand: la strategia di Pop Mart
Pop Mart: dopo i numeri record, il mercato chiede quanto reggerà la corsa
La reazione del titolo segnala che, nel caso Pop Mart, la lettura del mercato non si è fermata alla spettacolarità del risultato annuale. I ricavi, pur in fortissima espansione, sono risultati leggermente inferiori alle stime degli analisti, e questo è bastato a innescare una revisione più severa delle aspettative su una società che negli ultimi mesi era stata accompagnata da un forte entusiasmo borsistico. L’utile è cresciuto di oltre il 300%, ma la domanda che ha preso il sopravvento non riguarda più soltanto la traiettoria dei conti, quanto la loro ripetibilità.
Jeff Zhang, analista azionario di Morningstar, ha indicato con chiarezza questo slittamento di prospettiva, osservando che “la maggiore preoccupazione del mercato risieda ancora nelle prospettive di crescita degli utili”, pur aggiungendo che la frenesia per Labubu probabilmente “non si è ancora placata”. Nella stessa chiave si inserisce anche la critica sulla remunerazione degli azionisti: “Un’ulteriore nota negativa per noi è la riduzione del rapporto di distribuzione dei dividendi al 25% nel 2025, rispetto al 35% del 2024”, ha affermato Zhang, sottolineando anche che Pop Mart ha raddoppiato gli investimenti nel settore delle licenze e nelle attività dei parchi a tema, mentre “i rischi di esecuzione rimangano elevati”.
Il sell-off, quindi, non cancella la forza del gruppo, ma segnala che il mercato ha alzato l’asticella. Dopo una fase in cui l’espansione di Labubu è bastata quasi da sola a sostenere la corsa del titolo, ora gli investitori sembrano chiedere maggiore visibilità su come quella popolarità verrà trasformata in una crescita meno concentrata e più difendibile nel tempo. Tanto più che, nonostante il tonfo seguito ai risultati, il titolo resta comunque in rialzo del 33% nell’ultimo anno, a testimonianza di quanto la storia di Pop Mart continui a essere letta dentro una dimensione di forte crescita, anche se ora non più priva di interrogativi.
Labubu, dietro l’ascesa mondiale il mercato vede un punto debole
Il cuore del problema indicato dagli analisti è la dipendenza da Labubu e, più in generale, dalla property “The Monsters”, che da sola pesa per circa il 38% del fatturato del gruppo. È un dato che fotografa perfettamente la doppia natura della forza di Pop Mart. Da un lato c’è una macchina commerciale capace di costruire desiderabilità, scarsità, appartenenza e valore percepito con una precisione quasi chirurgica. Dall’altro c’è il rischio che una quota troppo rilevante della crescita resti ancorata a un solo universo narrativo, per quanto fortissimo.
Labubu è diventato un caso globale perché Pop Mart ha saputo fare del giocattolo un’esperienza. Le figure vengono vendute in blind box, scatole a sorpresa che non rivelano in anticipo il contenuto, e ogni collezione si organizza attorno a personaggi comuni, versioni rare, varianti ultra-rare e figure segrete non annunciate ufficialmente. I video di unboxing sui social hanno amplificato questo rituale, trasformando ogni apertura in un microevento condivisibile, mentre il mercato secondario ha contribuito a consolidare il valore simbolico ed economico delle edizioni più rare. Alcuni pezzi limitati, secondo quanto riportato da diverse fonti citate nel materiale, hanno raggiunto prezzi superiori ai 450 dollari su piattaforme come StockX.
La popolarità del personaggio ha poi superato il recinto del collezionismo per entrare nella moda e nella celebrity culture. Labubu è comparso sulle borse di personaggi come Lisa delle Blackpink e Dua Lipa, contribuendo a trasformarsi in un segno distintivo, in un accessorio narrativo prima ancora che in un semplice pupazzo. Le file davanti ai negozi Pop Mart in numerose città, la corsa alle nuove uscite, la disponibilità dei fan a pagare cifre elevate per le figure più difficili da trovare hanno rafforzato l’idea che il gruppo avesse intercettato non una nicchia, ma una pulsione di consumo molto più ampia. Proprio qui, però, si colloca anche la perplessità del mercato. Gary Ng, senior economist di Natixis, ha osservato che “la popolarità di Labubu è stata un enorme successo”, ma “sta emergendo la preoccupazione che manchi un secondo motore di crescita”. Se il baricentro resta troppo spostato su un solo personaggio, il rischio di concentrazione diventa inevitabilmente una variabile di mercato.
Dalla mania collezionistica alla piattaforma di brand: la strategia di Pop Mart
La risposta del management è che Pop Mart non coincide con Labubu, e che la fase attuale va letta come un passaggio di scala, non come il punto terminale di un’unica mania. Durante la conference call successiva ai risultati, Wang Ning, presidente e amministratore delegato del gruppo, ha affrontato direttamente il tema: “Quando si parla di Labubu”, ha detto, “la gente ha espresso preoccupazioni, chiedendosi se si tratti solo di una moda passeggera e se la sua popolarità subirà forti fluttuazioni. Tuttavia, in base alle nostre osservazioni, siamo lieti di constatare che sta diventando uno stile di vita per un numero sempre maggiore di persone”.
Nella stessa occasione, il manager ha insistito anche su un altro punto, ribadendo agli investitori che “Pop Mart offre molto più di Labubu”. Questa linea difensiva poggia su una trasformazione industriale che il gruppo sta portando avanti da tempo. Fondata nel 2010 come rivenditore di prodotti di tendenza per un pubblico giovane, Pop Mart ha cambiato direzione nel 2016, concentrandosi sui designer toys e costruendo la propria identità attorno a una logica di proprietà intellettuale. La prima grande IP è stata Molly, il personaggio creato dall’artista di Hong Kong Kenny Wong, cui si sono poi aggiunti Skullpanda, The Monsters e altri universi. Anche lo sviluppo di Labubu, lanciato da Pop Mart nel 2019 dopo aver ottenuto la licenza del personaggio dall’artista Kasing Lung, è il risultato di un processo di incubazione lungo e selettivo. Difatti, per arrivare ai peluche diventati poi un successo globale il team avrebbe impiegato circa due anni nello sviluppo e nella prototipazione. La società, inoltre, seleziona ogni anno artisti da diversi paesi, ma solo una piccola parte entra in un percorso interno di incubazione prima che il gruppo decida su quali personaggi concentrare davvero risorse e distribuzione.
Nel frattempo Pop Mart ha iniziato a spingere il marchio oltre il prodotto da scaffale. Il gruppo possiede un parco a tema a Pechino, ha rafforzato la presenza internazionale e le capacità produttive con partner in Cambogia, Indonesia e Messico oltre che in Cina, ha esteso il personaggio in nuove categorie merceologiche e ha già avviato operazioni che puntano a trasformare l’IP in ecosistema. Fra queste rientrano la collaborazione con Sony Pictures Entertainment per un nuovo film dedicato a Labubu, le partnership con altri marchi e l’ingresso in segmenti come la gioielleria, con alcune collane ispirate al personaggio arrivate a prezzi superiori ai 2.000 dollari. In questo scia di nuovi progetti si colloca anche la guidance per il 2026: Wang Ning ha indicato un obiettivo di crescita dei ricavi di almeno il 20% rispetto all’anno precedente. È una previsione che segnala fiducia operativa, ma che arriva in un momento in cui il mercato sembra aver già smesso di premiare automaticamente l’eccezionalità del fenomeno. I conti record, da soli, non bastano più. Ora gli investitori vogliono capire se Pop Mart riuscirà a dimostrare che dietro Labubu non c’è soltanto il successo di un personaggio, ma l’architettura più ampia di una piattaforma globale del desiderio e della proprietà intellettuale.









