POS obbligatorio: da 30 giugno via alle multe, ecco tutto quello da sapere

POS obbligatorio: da 30 giugno via alle multe, ecco tutto quello da sapere

Un commerciante accetta il pagamento con POS

Dal 30 giugno scattano il definitivo obbligo di POS per commercianti, artigiani e liberi professionisti e soprattutto le sanzioni per gli inadempienti. Su spinta della Commissione Europea, che tra le misure da mettere in campo per il PNRR chiede proprio di contrastare l’evasione fiscale e il commercio sommerso sul fronte dei pagamenti elettronici, la norma italiana prevede l’entrata in vigore delle multe per l’esercente che rifiuta o non accetta il metodo contactless, a prescindere dall’importo dello scontrino e della fattura. La stretta sui controlli, in realtà, arriva a dieci anni di distanza dalla regolamentazione della materia, specificata dal Decreto Legge n. 179 del 18 ottobre 2012 (il Decreto Crescita 2.0) e aggiornata dall’ultimo decreto PNRR, il Decreto Legge n. 36 del 30 aprile 2022.

Obbligo di POS: cosa dice la legge

In Italia, come detto, l’obbligo di POS è sancito dal DL 179/2012 che però non precisa le sanzioni per chi non rispetta la norma. Nell’articolo 15 al comma 5 è specificato che “con uno o più decreti del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sentita la Banca d’Italia, vengono disciplinati le modalità, i termini e l’importo delle sanzioni amministrative pecuniarie, anche in relazione ai soggetti interessati, di attuazione della disposizione di cui al comma 4 anche con riferimento alle fattispecie costituenti illecito e alle relative sanzioni pecuniarie amministrative. Con i medesimi decreti può essere disposta l’estensione degli obblighi a ulteriori strumenti di pagamento elettronici anche con tecnologie mobili”.

Successivamente sono intervenuti vari decreti e la Legge di Stabilità del 2016, senza mai prevedere le sanzioni per chi non accetta il POS, introdotte nominalmente per la prima volta dall’articolo 23 del Decreto Legge n. 124 del 26 ottobre 2019, subito abrogato dalla successiva conversione in legge. L’obbligo di accettare i pagamenti contactless, entrato in vigore a tutti gli effetti dal 30 giugno 2014 per chi svolge “l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali”, è quindi valido per carte di debito e di credito, prepagate e Bancomat. La norma datata 2012 parla solo di carte di debito, la Legge di Stabilità del 2016 aggiunge quelle di credito e il DL 36/2022 le prepagate. Non si accenna mai ai pagamenti con codice QR e applicazioni varie come Google Pay e Satispay né al fatto che negli studi professionali il pagamento tracciato da parte dei clienti avviene tramite bonifico. Nonostante il MISE e il MEF possano disporre di estendere gli obblighi “a ulteriori strumenti di pagamento elettronici anche con tecnologie mobili”.

Negli ultimi dieci anni, con operatori del settore come SumUp e Axerve che sono andati avanti nell’evoluzione dei dispositivi, il mercato dei pagamenti digitali si è aperto. Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2021 i pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto i 327 miliardi di euro, crescendo del 22% (complici la pandemia e le chiusure) rispetto al 2020. Oggi si contano 4,2 milioni di POS e 106 milioni di carte e i pagamenti tramite smartphone e dispositivi wearable in negozio hanno superato i 7 miliardi di euro, raddoppiando il loro valore rispetto al 2020. Eppure l’Italia è ancora una delle nazioni dell’Eurozona che sfrutta meno le modalità cashless di pagamento. Ora arriva la misura inserita nel pacchetto di norme fiscali all’interno del decreto attuativo dei 45 obiettivi del PNRR. Tra queste norme, spiccano appunto le sanzioni per la mancata accettazione dei pagamenti digitali, destinate a determinate tipologie di categorie.

 

POS obbligatorio ma per chi?

L’articolo 18 comma 1 del DL 36/2022 stabilisce l’obbligo di POS o di qualsiasi altro strumento di pagamento elettronico per tutti “i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi” e rende effettive le sanzioni a partire dal 30 giugno, anticipando di sei mesi la data precedentemente fissata del 1° gennaio 2023. In attesa di chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, le categorie coinvolte sono le seguenti:

 

  • Ambulanti (i venditori itineranti e gli esercenti che operano attraverso mercati e fiere)
  • Artigiani (falegnami, fabbri, idraulici, ecc.)
  • Associazioni con Partita IVA (ASD, SSD, ecc.)
  • Attività di ristorazione
  • Attività ricettive (hotel, agriturismi, B&B, ecc.)
  • Aziende agricole a regime speciale, ordinario e a regime di esonero
  • Commercianti (negozi, supermercati, bar, ecc.)
  • Studi professionali che esercitano in proprio (avvocati, commercialisti, medici, dentisti, psicologi, notai, ingegneri, geometri, consulenti del lavoro, ecc.)
  • Tabaccai
  • Tassisti e NCC

 

Particolarmente delicata è la questione POS per le associazioni. Se per quelle titolari di Partita IVA l’obbligo è scontato, quelle che percepiscono esclusivamente quote di adesione e contributi liberali non dovrebbero essere tenute a dotarsi di un dispositivo. Viceversa è dubbia la materia per le associazioni che hanno soltanto codice fiscale e prestano servizi per attività istituzionali dietro corrispettivo specifico “decommercializzato” versato dai propri soci.

 

Un cliente paga contactless con lo smartphone
Pos obbligatorio: chi non accetta il pagamento contactless verrà multato (foto di Jonas Leupe su Unsplash)

Le multe che scattano dal 30 giugno

L’ammenda prevista è doppia. La multa ha un importo fisso di 30 euro e un importo variabile pari al 4% del valore della transazione rifiutata. Un esempio: il commerciante che rifiuta al cliente l’utilizzo della carta per il pagamento di una spesa da 100 euro, è multato con una sanzione complessiva di 34 euro, ovvero 30 euro di importo fisso e 4 euro (il 4% di 100) di importo variabile.

Non sono previste sanzioni nel caso in cui si accerti la mancanza del POS nel corso di una verifica fiscale. È escluso il pagamento ridotto, previsto quando si salda la multa entro 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica della violazione. La multa non è effettuata “nei casi di oggettiva impossibilità tecnica” ad utilizzare il dispositivo. Per “impossibilità tecnica” si intendono problemi di connettività temporanea o malfunzionamenti dell’apparecchio. L’accertamento delle violazioni sarà a cura degli ufficiali e degli agenti di Polizia giudiziaria e degli “organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni”. Le modalità di segnalazione, però, non sono ancora note.

 

Confcommercio esprime una forte preoccupazione per l’obbligo di dotarsi di un POS per i professionisti e le attività commerciali e le multe che inevitabilmente seguiranno. La rappresentanza d’impresa fa sapere in una nota che “non si può pensare di incentivare i pagamenti elettronici attraverso il meccanismo delle sanzioni”.

 

Quello che serve per raggiungere questo obiettivo è una riduzione delle commissioni e dei costi a carico di consumatori ed imprese, anche potenziando lo strumento del credito d’imposta sulle commissioni pagate dall’esercente, e introdurre la gratuità per i cosiddetti micropagamenti.

 

Dalla Confederazione spingono non solo per la riduzione dei costi e delle commissioni, puntualizzando che “già oggi nel nostro Paese il numero di transazioni con carte di debito, di credito e prepagate è elevato, con una crescita, nell’ultimo quinquennio, del 120% e sono oltre 4 milioni i POS installati e attivi presso le attività commerciali e di servizi”.

 

È dunque evidente che il nostro sistema dei pagamenti è già in pieno sviluppo, ora va fatto di più per modernizzare ulteriormente questo processo rendendolo più efficiente e meno oneroso. Agire per via sanzionatoria per la mancanza del POS non è certo la strada da seguire, andrebbe invece prorogata tempestivamente la misura istituita dal decreto Sostegni-bis, in scadenza a fine giugno, che dispone l’incremento del credito d’imposta sulle commissioni pagate dagli esercenti che adottano sistemi evoluti di incasso.

 

Dal lato clienti, il Codacons si dice pronto a una “raffica di denunce contro professionisti e commercianti scorretti”. Il presidente Carlo Rienzi specifica in un comunicato che “senza la previsione di sanzioni, qualsiasi norma è inutile perché inefficace nella pratica”. Al tempo stesso però, l’Associazione dei consumatori ritiene che “costi e commissioni interbancarie sulle transazioni digitali a carico degli esercizi commerciali e dei professionisti vadano abbattuti, per evitare squilibri e venire incontro alle richieste della categoria”.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.