I consigli di amministrazione di Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti (CDP) hanno deliberato lo scambio di partecipazioni in Telecom Italia (TIM) e Nexi. Il gruppo guidato da Matteo Del Fante otterrà il 9,81% di TIM da CDP. La quota è stata valutata 420 milioni di euro sulla base del valore di chiusura delle azioni TIM di venerdì scorso a 0,2750 euro. Allo stesso tempo, il braccio finanziario del Ministero dell’economia e delle finanze si approprierà del 3,78% che Poste detiene in Nexi. Lo scambio avverrà con un conguaglio in denaro contante da parte di Poste a CDP. “Il corrispettivo per l’acquisto delle azioni TIM sarà riconosciuto mediante i proventi derivanti dal trasferimento da Poste a Cassa depositi e prestiti della partecipazione in Nexi e in parte mediante cassa disponibile”, si legge nel comunicato della società italiana di pacchi e corrispondenza. Secondo fonti vicine al dossier, tale conguaglio ammonterebbe a poco meno di 180 milioni di euro.
Poste e CDP: ecco cosa significa l’accordo su TIM e Nexi
Dopo aver effettuato la transazione, Poste Italiane diventerà il secondo azionista di TIM dietro Vivendi, che possiede una partecipazione del 23,75%. L’operazione ha una “natura strategica”, spiega la società con sede in viale Europa, “con la finalità di creare sinergie tra le aziende e favorire, con tutti gli attori interessati, il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni in Italia”. L’azienda sottolinea come sia in fase avanzata nella trattativa per far entrare nell’infrastruttura di rete mobile di TIM la fornitura di servizi per l’accesso di Postepay.
Secondo gli osservatori finanziari, Poste potrebbe considerare un consolidamento di TIM con altri importanti operatori di settore – quali Iliad – che hanno manifestato un certo interesse. “Anche se l’ingresso di Poste suggerisce un potenziale scenario alternativo di aggregazione di TIM con Poste Mobile, riteniamo che TIM Consumer/Iliad Italia rimanga la combinazione preferibile in termini di potenziali sinergie e opportunità di market repair”, hanno commentato gli analisti di Equita SIM. Questo benché alcuni temi rilevanti siano ancora da definire in termini di governance, approvazione regolatoria e rischio di esecuzione, hanno aggiunto.
Quanto a CDP, la società finanziaria guidata da Dario Scannapieco già detiene il 14,46% di Nexi attraverso CDPE Investimenti e CDP Equity. Quindi, con la quota di Poste, salirebbe al 18,25%. Nel suo comunicato, l’istituto controllato dal Mef ha affermato che l’aumento della partecipazione nella società di pagamenti “rafforza il sostegno alla strategia industriale di un’azienda protagonista in Europa nell’infrastruttura dei pagamenti digitali che sin dalla sua nascita quattro anni fa ha avuto Cassa al suo fianco”. In relazione a TIM, l’uscita è motivata dal fatto che CDP preferisce focalizzare l’attenzione sull’aspetto delle infrastrutture delle telecomunicazioni. La cessione di FiberCop da parte di TIM lo scorso anno ha fatto venire meno l’interesse. Giocoforza, ora CDP si concentrerà su Open Fiber, di cui detiene il pacchetto di maggioranza con il 60%, e sulla fusione con la stessa FiberCop.









