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Poste Italiane: pronta tranche privatizzazione, cosa fare con l’azione?

Nell'immagine una sala con computer e un megaschermo per le attività di controllo di Poste Italiane

È in Parlamento il decreto del presidente del Consiglio dei ministri per privatizzare un’ulteriore tranche di Poste Italiane, fino al 29,26%. Il decreto, che si compone di un solo articolo, è stato assegnato alle Commissioni Trasporti e Bilancio, con un termine fissato al 21 marzo.

Il decreto regolamenta l’alienazione di un’ulteriore quota della partecipazione diretta del Mef nel gruppo guidato da Matteo Del Fante e dovrà consentire il mantenimento di una partecipazione dello Stato, anche per il tramite di aziende direttamente o indirettamente controllate dal ministero, non inferiore al 35%. In pratica il ministero dell’Economia potrà arrivare a dismettere fino al 29,26% posseduto direttamente, mantenendo solo il 35% detenuto indirettamente tramite Cassa Depositi e Prestiti, di cui lo stesso Tesoro controlla l’82,77%.

Il decreto, al comma 2, prevede anche che tale alienazione potrà essere effettuata, anche in più fasi, attraverso il ricorso singolo e/o congiunto a un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del gruppo Poste Italiane, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali, ovvero attraverso collocamento sul mercato, anche mediante modalità di vendita accelerate o attraverso vendita in blocchi.

In base al comma 3, al fine di favorire la partecipazione all’offerta del pubblico indistinto dei risparmiatori e dei dipendenti del gruppo Poste Italiane, potranno essere previste per gli stessi, nell’ambito della stessa offerta, forme di incentivazione, tenuto conto anche della prassi di mercato e di precedenti operazioni di privatizzazione, in termini di quote dell’offerta riservate (ad esempio, tranche dell’offerta riservata e lotti minimi garantiti) e/o di prezzo (ad esempio, bonus share maggiorata rispetto al pubblico indistinto, prezzo anche differenziato per pubblico indistinto e dipendenti) e/o, per quanto riguarda i dipendenti, di modalità di finanziamento.

La dismissione, come noto, rientra all’interno del piano programmatico di vendite sul mercato di quote di partecipazioni dello Stato nell’orizzonte 2024-2026 per un valore pari circa ad un punto percentuale di Pil, ovvero circa 20 miliardi. Un piano annunciato dal governo nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza di fine settembre 2023, che prevede la dismissione di asset pubblici anche al fine di conseguire una concreta e apprezzabile riduzione del rapporto debito/Pil dei prossimi anni. Ai prezzi attuali di Poste Italiane in Borsa, la cessione dell’intera quota del 29,26% consentirebbe al Ministero dell’economia di incassare circa 4 miliardi. Intanto si attende la presentazione del nuovo piano industriale a cinque anni, in calendario il prossimo 20 marzo.

 

Azioni Poste Italiane: doppio massimo in area 11,750

Le azioni Poste Italiane sembrano essere impostate al ribasso nel breve termine, nonostante la performance leggermente positiva registrata nella seduta di venerdì. Dopo un’apertura in linea con la chiusura precedente, infatti, le quotazioni hanno intrapreso fin da subito un andamento rialzista che le ha portate a realizzare un massimo sul livello 11,750, per poi andare a chiudere sul finale non distante a quota 11,725.

Dopo il minimo toccato lo scorso 9 febbraio sul livello 9,740, l’azione ha drasticamente invertito la propria rotta con un forte movimento rialzista, posizionandosi al di sopra di ben due trendline ascendenti, l’ultima delle quali particolarmente inclinata. Un rally davvero sorprendente, mancante di fisiologici ritracciamenti, e generato da ripetuti strappi tra cui un gap up rimasto tutt’ora ancora aperto a 10,525 euro dal 29 febbraio. Le ultime due giornate, però, indicano che questa lunga corsa potrebbe avere il fiato corto, visto che in prossimità dell’area 11,750 i corsi sembrano aver trovato una resistenza importante avendo realizzato (al momento) un doppio massimo daily.

Quindi, per l’immediato è lecito attendersi quell’auspicato storno, fin qui mai avvenuto, che possa riportare il titolo in prossimità del primo supporto individuabile sul livello 11,250, dove passa tra l’altro anche l’importante indicatore Supertrend. Solo in quel momento si potrà ipotizzare un eventuale rimbalzo, entrando nuovamente sul mercato vista comunque l’impostazione positiva di fondo di Poste Italiane.

Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile al superamento del livello 11,750 con target nell’intorno dei 12,100 euro, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 11,690 con obiettivo molto vicino al livello 11,340. L’impostazione algoritmica, comunque, vede i prezzi stazionare ancora al di sopra sia dell’indicatore Parabolic Sar che della media mobile a 25. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’oscillatore RSI sia posizionato nell’area di “ipercomprato” vicino al livello 87.


L’andamento di breve termine del titolo POSTE ITALIANE

AUTORE

Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi, trader specializzato nella negoziazione per conto proprio di futures, azioni ed ETF, italiani ed esteri, sia con strategie discrezionali che quantitative. È autore di alcune pubblicazioni sulle tecniche di trading, organizza periodicamente corsi di formazione ed è stato più volte relatore nei principali convegni dedicati alla finanza e agli investimenti sia in Italia che all’estero. Interviene spesso nelle trasmissioni televisive sul canale finanziario ClassCNBC e pubblica articoli per varie testate giornalistiche. Offre anche servizi di consulenza generica.

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