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Pre-owned: com’è cambiato il mercato di abiti e accessori di seconda mano

Un negozio dell'usato

Fino a qualche anno fa il pre-owned si chiamava semplicemente usato. Adesso, invece, il mercato di abiti e accessori di seconda mano è diventato di tendenza e con un notevole giro d’affari. Complice di questo trend è sicuramente la maggiore attenzione verso la sostenibilità, soprattutto tra le nuove generazioni: percepito per anni come un ripiego riservato a chi non poteva permettersi altro, ora il second hand è una scelta consapevole. Per rispettare l’ambiente e risparmiare. Ma non solo.

 

Com’è cambiato il pre-owned

La narrazione dello shopping parla di pre-loved: un oggetto (di abbigliamento o qualsiasi altro genere: da smartphone ed elettrodomestici a mobili e bici) che passa di mano in mano per vivere una seconda vita, magari come regalo scelto ad hoc per una persona cara. Quella green preferisce sottolineare l’impatto del fashion sul pianeta e la distruzione della catena del valore tradizionale, con un approccio al modello economico circolare che guarda alla sostenibilità attraverso la lotta contro lo spreco, l’abuso di acqua, energia e tinture, i rifiuti generati e le emissioni inquinanti.

L’ONU sostiene che tra vestiti, scarpe, borse e accessori, l’industria della moda è responsabile di una percentuale tra l’8% e il 10% delle emissioni globali di anidride carbonica. Una percentuale più alta di quelle dei voli internazionali e delle spedizioni messe insieme. In aggiunta, consuma più del 20% dell’acqua per usi industriali, mentre il 70% dei tessuti è realizzato con derivati del petrolio, in particolare poliestere, riciclato appena all’1%. Gli scarti finiscono in discarica, negli inceneritori o peggio ancora nei mari: il 35% di microplastiche negli oceani sono da abbigliamento.

Sono in molti a chiedersi se la fashion industry può diventare sostenibile, ma intanto il seconda mano corre a volumi sostenuti di crescita. Uno studio condotto da Kantar su commissione di Swappie, famoso brand di iPhone ricondizionati, rivela che in Italia il 36% della popolazione acquista regolarmente o si dichiara disposto a comprare prodotti usati. Un report realizzato da Vaayu per Vinted, la piattaforma leader in Europa per la moda second hand, dimostra che acquistare capi usati anziché nuovi permette di risparmiare 1,8 kg di emissioni di anidride carbonica per articolo.

L’usato online e nei negozi è diventato la prima scelta per numerosi acquirenti in tutto il mondo. Un mercato che fino a pochi anni fa sembrava di nicchia, ora è esploso ed è in continuo sviluppo, specie tra i giovanissimi. Spinti dall’obsolescenza programmata degli oggetti tech, dall’ambientalismo e dalla congiuntura storica sfavorevole, stretti tra la corsa al rialzo dell’inflazione, i prezzi che aumentano vertiginosamente e i rincari delle bollette, i consumatori fanno volare le vendite di seconda mano. Il giro d’affari globale raggiungerà i 350 miliardi di dollari entro il 2027: lo prevede il Resale Report 2023 elaborato da thredUP.

 

Il pre-owned in Italia: un mercato in ascesa

I dati per l’Italia dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da BVA Doxa per Subito.it parlano chiaro: 24 milioni di italiani hanno scelto l’usato nel 2022, generando un valore economico di 25 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL nazionale. Nel settore, è il valore più alto di sempre. Da tendenza a stile di vita, l’usato cresce grazie alla forza del web, al ritorno del negozio fisico e dei mercati e allo sdoganamento del pregiudizio e dello stigma sugli oggetti di seconda mano. Il pre-owned, infatti, non si limita a bancarelle rionali, mercatini vintage e negozi specializzati.

Ormai domina l’online, con la contraddizione della contropartita ambientale in termini di produzione di CO2 per il lavaggio, la sanificazione e il riconfezionamento, la logistica, l’imballaggio, lo stoccaggio delle merci, il trasporto e le spedizioni. È un proliferare di siti, marketplace e app dove fare acquisti second hand. Vinted è un autentico fenomeno con una community da 65 milioni di utenti, un marchio che oggi vale un miliardo di dollari e una gestione eco-friendly con una rete capillare di PUDO (Pick Up / Drop Off, i punti di ritiro e spedizione) e una flotta di veicoli ibridi ed elettrici per le consegne. Non sono da meno Zalando, Wallapop, Depop, BuyDifferent, Subito.it, Deesup, Thrift +, Refurbed, The RealReal, Vestiaire Collective, senza dimenticare i classici eBay, Etsy e Amazon Seconda mano.

L’e-commerce italiano dell’usato genera un volume d’affari di 11,9 milioni di euro, ovvero il 47% del totale. Sono gli appartenenti alla cosiddetta Generazione Z a guidare la crescita della rivendita. Nel corso del 2022 il 58% dei Post-Millennials ha acquistato almeno un capo di seconda mano online, più di qualsiasi altra generazione. Ma tra gli habitué aumentano i 35-44enni, soprattutto laureati, e gli over 50 che si riaffacciano ai mercatini passato il senso di vergogna associato alla povertà. Lombardia, Campania e Lazio sono le regioni d’Italia dove questo mercato ha più slancio e incidenza.

Dalla compravendita di oggetti e accessori di seconda mano, il pre-owned si è spostato persino al cibo, settore in cui lo spreco – dai prodotti in scatola e confezione scaduti o scartati dalla GDO ai piatti gettati da pub e ristoranti a fine giornata – ammonta al 17% della produzione globale per 931 milioni di tonnellate ogni anno, stando ai numeri dell’UNEP. La startup danese Too Good To Go è stata la prima a cercare una soluzione all’invenduto trasformando il problema in guadagno: marchi e negozi del network usano l’app per vendere le eccedenze alimentari ai clienti che comprano le loro surprise bag a prezzi vantaggiosi.

 

Orologi di lusso: seconda mano da investimento

Le motivazioni che spingono a comprare usato sono il risparmio, la sostenibilità e i cambiamenti sociali e della psicologia d’acquisto. Con un mercato della moda (in particolare fast fashion) che produce troppo (oltre 100 miliardi di capi all’anno a livello globale per una popolazione mondiale di 8 miliardi di persone) e spesso in modo non sostenibile, anche l’acquisto del nuovo è ormai finalizzato ad una possibile rivendita. Il nuovo è diventato la seconda opzione e pure quando viene scelto, segue il trend del comprare per rivendere.

Si decide di acquistare di seconda mano perché è pratico e veloce, sempre disponibile e con una scelta più ampia. Dall’altro lato, un oggetto si vende per liberarsi dal superfluo che non si usa più e fare spazio in garage e nel guardaroba, per favorire il riuso e contrastare gli sprechi e soprattutto per guadagnare. È curioso, in tal senso, il caso di studio degli orologi di lusso usati e vintage. In questo caso, il rétro non serve solo a spuntare un prezzo inferiore a quello di listino: nelle fasce più giovani del mercato si è trasformato in un inedito grimaldello per accedere al lusso.

L’orologeria di alta gamma fa gola ai ragazzi e agli investitori. Secondo una ricerca di Chrono24, i modelli svizzeri e giapponesi usati hanno ottenuto in media un rendimento del 40% dalla data di acquisto. L’attenzione è tutta per le collezioni storiche e fuori produzione: svizzere e giapponesi in primis, ma anche statunitensi, tedesche e olandesi. Il comparto degli orologi ha superato beni da collezione tradizionalmente più ambiti e scambiati come opere d’arte, monete, gioielli, borse, vini e mobili con un valore in crescita del 7% annuo: un’autentica rivoluzione per i pleasure assets e un fenomeno tutto in divenire.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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