La Premier League genera un valore importante non solo per l’economia britannica ma per l’intero Regno Unito. Lo rivela il report annuale commissionato dal massimo campionato di calcio inglese alla società di consulenza Ey, che analizza quanto vale nel complesso il torneo più competitivo e ricco al mondo. Nonostante il football made in UK stia vivendo una fase di crisi di sostenibilità finanziaria se si allarga l’analisi a tutte le leghe professionistiche, la Premier si conferma una superpotenza economica.
L’Annual Report 2024-2025 prende come riferimento la stagione 2023-2024, vinta dal Manchester City con Arsenal e Liverpool al secondo e terzo posto. Dai dati emerge che l’impatto economico del campionato inglese è diffuso su tutto il Paese. “Ogni settimana, in tutta l’Inghilterra, le persone non solo tifano per la propria squadra, ma beneficiano direttamente degli investimenti della Premier League nelle comunità, dalle entrate per le imprese locali nei giorni di gara ai fondi per le strutture di base”, spiega Lisa Nandy, Segretaria di Stato per la cultura, i media e lo sport.
In questo articolo:
- Quanto vale la Premier League
- Gli investimenti nelle comunità locali
- Da giovanili e calcio femminile ai diritti televisivi
- Dove finisce il reinvestimento dei fondi
Quanto vale la Premier League
Nella stagione 2023-2024, il massimo campionato inglese e i suoi club hanno generato 9,8 miliardi di sterline per l’economia britannica. Il valore aggiunto è calcolato con la metrica del Gva (Gross Value Added), ovvero il valore totale creato da un determinato settore meno le imposte indirette e i consumi intermedi. La crescita della Premier è del +21% dalla stagione 2021-2022 e oltre 14 volte superiore ai livelli registrati nel 1998-1999.
Al valore economico si affiancano la creazione di 104.500 posti di lavoro a tempo pieno e il versamento nelle casse pubbliche di 4,4 miliardi di sterline in tasse, di cui 2,1 miliardi provenienti da calciatori e staff tecnici. “I club della Premier League sono orgogliosamente radicati nelle proprie comunità”, sottolinea l’amministratore delegato Richard Masters. Non a caso 5,9 miliardi di sterline, pari a oltre il 60% del contributo economico complessivo, è stato generato da club fuori Londra, con 31.705 posti di lavoro – più del 30% – localizzati nel nord-ovest dell’Inghilterra.
Gli investimenti nelle comunità locali
Le società della Premier svolgono un ruolo decisivo nelle comunità d’appartenenza: sostengono le imprese locali, migliorano le infrastrutture, investono in programmi d’istruzione, formazione e benessere. L’Inghilterra è rappresentata interamente nella Premier, da Nord a Sud: insieme ai sette club londinesi (Arsenal, Brentford, Chelsea, Crystal Palace, Fulham, Tottenham, West Ham) si va dal Newcastle nel Tyne and Wear al Bournemouth nel Dorset fino al Brighton nell’East Sussex.
Grazie a 8,5 milioni di sterline di finanziamenti erogati negli ultimi tre anni, le fondazioni dei club coinvolgono ogni stagione oltre 20.000 partecipanti nei programmi sostenuti dalla Premier. L’ultimo accordo in tal senso è il recente protocollo d’intesa firmato con la West Midlands Combined Authority, l’organo di rappresentanza delle sette principali autorità locali delle West Midlands. La partnership prevede investimenti per garantire opportunità sportive, educative e lavorative ai giovani della regione, caratterizzata da alti tassi di povertà, specialmente infantile.
Da giovanili e calcio femminile ai diritti televisivi
Ey ha conteggiato 1,6 miliardi di sterline investite dalla Premier nel calcio e nelle comunità locali nel periodo che va dal 2022 al 2025. Dal 2012, invece, sono stati spesi 2,8 miliardi di fondi per il sistema delle Academy giovanili, sia di Premier che di Efl (English Football League), la seconda lega professionistica che con la Premier rappresenta le quattro maggiori divisioni. In totale sono stati sostenuti 164 club tra Premier, Efl e National League (la quinta serie, spesso definita la non-league), insieme ad ingenti investimenti nel calcio femminile, giovanile e di base. I fondi hanno finanziato infrastrutture, società professionistiche e programmi comunitari che sfruttano il calcio per generare un impatto sociale.
La Premier e i suoi club hanno inoltre generato 1,7 miliardi di sterline nella vendita dei diritti televisivi all’estero. A fine stagione il campionato d’Oltremanica distribuisce quasi 3,5 miliardi alle squadre partecipanti, con le piccole come Bournemouth, Brentford e Fulham che incassano più di Napoli, Inter, Milan e Juventus nella Serie A. La Premier è il principale esportatore di diritti televisivi del Regno Unito: i suoi introiti sono quasi pari al totale del resto del settore televisivo inglese, che nel complesso totalizza 1,8 miliardi.
Dove finisce il reinvestimento dei fondi
La Premier cita due casi di studio nel suo report. Il primo è quello di Premier League Inspires, un programma di sviluppo finanziato con la Pfa (Professional Footballers’ Association) e destinato a giovani tra gli 11 e i 25 anni, prevalentemente nelle scuole secondarie. Il secondo è Premier League Kicks, un programma di sensibilizzazione che usa il calcio per coinvolgere ed educare ragazze e ragazzi tra gli 8 e i 18 anni a comportamenti sociali positivi. Tra i piani finanziati dal campionato inglese c’è pure il programma governativo Youth Guarantee del Dipartimento per il lavoro e le pensioni: il progetto combatte la disoccupazione giovanile garantendo formazione e tirocini ai Neet, i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi.
“La Premier League continua a essere una storia di successo per l’economia britannica, generando miliardi in termini di valore aggiunto e gettito fiscale, con contributi positivi che si estendono a tutte le regioni e a tutta la piramide calcistica. La popolarità della Lega in patria e all’estero crea posti di lavoro e attira investimenti esteri, fungendo al contempo da importante fonte di soft power sulla scena mondiale”, commenta Peter Arnold, capo economista di Ey.









