Prezzo benzina ancora al rialzo: le proiezioni sul prezzo del petrolio

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Il prezzo della benzina a sulla rete autostradale in Italia secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha raggiunto quota 1,869 euro al litro. Supera gli 1,80 euro in media anche al di fuori della rete autostradale in Calabria (1,820), mentre rimane a 1,758 nella Regione Marche. I dati riguardano il rifornimento al self-service. Il nuovo rialzo dei prezzi alla pompa segue ai nuovi livelli toccati dal petrolio nel corso del fine settimana, fino a sfiorare i 120 dollari al barile, sopra quota 100 per la prima volta dal 2022. Dall’inizio del conflitto Brent e Wti hanno registrato aumenti del 60%. All’apertura della nuova settimana sia Wti che Brent hanno registrato un leggero ritracciamento, rispettivamente in area 102,5 e 106,9 dollari al barile.

 

In campo le riserve di emergenza del G7 e barili extra dall’Arabia Saudita

Per contenere la scalata del barile di petrolio i ministri delle Finanze dei Paesi del G7 propongono un rilascio delle riserve di emergenza, in coordinamento con l’Agenzia internazionale dell’energia. Se ne discuterà in una riunione congiunta nel corso della giornata, secondo quanto riportato dal Financial Times. Per raffreddare i prezzi è scesa in campo anche Saudi Aramco il gruppo statale saudita che gestisce l’oro nero della penisola arabica. L’Arabia Saudita ha offerto sul mercato con una serie di aste, forniture di petrolio per un totale di 4,6 milioni di barili.

La mossa ha fatto seguito a quanto dichiarato una settimana fa dalla stessa Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che si erano dichiarati pronti ad aumentare significativamente la produzione di petrolio in caso di crisi delle forniture globali. Il problema principale, tuttavia, riguarda il blocco dello Stretto di Hormuz, che impedisce il transito del 20% del petrolio globale. Più il blocco rimarrà effettivo, più le quotazioni del petrolio elevate impatteranno sulla crescita mondiale.

 

Gli impatti su inflazione e crescita in Europa

In un recente report gli analisti di Intesa Sanpaolo prevedono un rialzo dell’inflazione europea di 3 o 4 decimi di punto e un impatto limitato sulla crescita se il conflitto in Medio Oriente durerà poche settimane. In tal caso non sono previste modifiche nella politica monetaria della Banca centrale europea. L’impatto sulla crescita del Vecchio continente sarebbe limitato allo 0,1%-0,2%.

Solo in caso di durate prolungate, da 3 a 6 mesi e ampliamento del conflitto ad altri Paesi della Regione, cosa che peraltro si sta già verificando, l’inflazione in eurozona tornerebbe sopra il 3% facendo suonare l’allarme a Francoforte. “La Bce potrebbe essere costretta ad anticipare almeno un aumento dei tassi di interesse al quarto trimestre 2026”. Nello scenario avverso gli analisti di Intesa Sanpaolo proiettano le quotazioni del petrolio a 120 dollari al barile.

 

Prezzo benzina: governo pensa a intervento sulle accise

L’arma del governo per contrastare l’aumento del prezzo dei carburanti sono le accise, che rappresentano una parte importante del prezzo. Le accise sono imposte fisse imposte nel corso degli anni con finalità definite, come per esempio gli interventi per le catastrofi naturali. Ammontano oggi a circa 0,7 euro al litro al netto dell’Iva al 22%. Intervenire su questi surplus di prezzo potrebbe rendere meno pesante il prezzo della benzina alla pompa.

In particolare, il governo Meloni vuole ricorrere alle accise mobili, secondo un meccanismo già introdotto nel 2023. Il meccanismo lavora sull’Iva che viene applicata sulle accise, utilizzando i maggiori incassi Iva determinati dagli aumenti del prezzo dei carburanti per abbassarne il prezzo. Tuttavia, l’intervento scatterebbe solo se i prezzi si stabilizzassero a un livello elevato, ovvero se il prezzo medio dei carburanti superasse un determinato livello rispetto alla media del quadrimestre precedente. Questo per separare gli aumenti di prezzo derivanti da un effettivo aumento del costo delle forniture da quelli relativi a semplice speculazione. La norma richiederebbe quindi una revisione per essere adattata alla situazione attuale. Se ne dovrebbe discutere in un Consiglio dei ministri nella prima parte della settimana.

Immagine di Redazione

Redazione

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