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Private debt: i tassi alti falcidiano la raccolta

Quattro manager all'interno di una sala riunioni con vetrate

Sei mesi di sofferenza per il private debt italiano. I dati presentati ieri da AIFI, raccolti in collaborazione con Deloitte e Cdp mostrano l’impatto avuto dagli alti tassi di interesse sulle attività di finanziamento alternativo per le imprese. “Ce lo aspettavamo, il mercato è debole. La situazione economica è profondamente cambiata. Abbiamo avuto un forte rialzo dei tassi di interesse e delle dichiarazioni di permanenza a livello elevato che hanno preoccupato le imprese, frenandone le intenzioni di investimento” ha commentato il presidente dell’Associazione italiana private equity Innocenzo Cipolletta.

A ciò si aggiungono lo scenario economico di rallentamento/recessione e la relativa ricchezza di liquidità che ancora caratterizza le imprese. “Nel nostro mercato il costo del denaro ha un’importanza significativa. Essendo salito le aziende trovano più conveniente utilizzare le risorse di liquidità accumulate piuttosto che attingere a finanziamenti” ha aggiunto il presidente di AIFI che non vede miglioramenti nemmeno per la seconda parte dell’anno. Le condizioni di contesto sono destinate e rimanere invariate.

 

Il private debt perde un quarto della raccolta

Il dato più eclatante, tra quelli presentati da AIFI nella sua relazione semestrale sul mercato del private debt, è quello della raccolta. Nei primi sei mesi del 2023 si è attestata a 316 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al primo semestre del 2022 e il 45% in meno rispetto all’ultimo semestre dello scorso anno. Gran parte del merito della tenuta va al settore pubblico con il 63% del totale. Banche, fondi pensione e casse di previdenza, assicurazioni, si dividono il resto della torta rispettivamente con il 12, il 10% e il 7% della raccolta.

Meno impattante il calo degli investimenti. Nella prima metà dell’anno si sono attestati a 1,238 miliardi di euro e hanno registrato una contrazione del 7% rispetto allo stesso periodo del 2022 e del 25% rispetto alla seconda parte dell’anno scorso. Il numero di sottoscrizioni è stato pari a 68 (-50%), distribuite su 46 società (-37%). Escludendo dall’analisi le operazioni (per società oggetto di investimento) di ammontare superiore ai 100 milioni di euro, i dati relativi all’ammontare risultano pari a 524 milioni, in calo del 37% rispetto al primo semestre 2022 (836 milioni). Dati che spingono il presidente Innocenzo Cipolletta ad affermare che “sono troppo poche le risorse destinate allo sviluppo dei progetti industriali delle imprese del mid market”.

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L'evoluzione delle attività di private debt per dimensione delle operazioni
L’evoluzione delle attività di investimento per dimensione delle operazioni – Fonte: AIFI, Cdp, Deloitte

Un’altra osservazione importante arriva dal differenziale di investimento tra operatori di private debt domestici ed esteri. Infatti, mentre i primi hanno realizzato il 72% delle operazioni complessive del primo semestre dell’anno, il 78% dell’ammontare investito è arrivato dagli operatori internazionali. Dunque in media gli interventi di questi ultimi hanno una dimensione maggiore. Infine, nel corso del primo semestre dell’anno, 66 società hanno rimborsato 127 milioni di euro contro, rispettivamente 93 e 116 milioni dello stesso periodo dell’anno passato.

I settori e le regioni italiane dove sono state effettuate più operazioni di private debt bel primo semestre 2023
Le principali caratteristiche degli investimenti di private debt nel primo semestre 2023 – Fonte: AIFI, Cdp, Deloitte

 

 

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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