Private equity: ecco perché crescono investimenti dei family office
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Private equity: ecco perché crescono investimenti dei family office

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Il private equity incontra sempre più l’interesse dei family office che gestiscono patrimoni miliardari. In base a un rapporto di UBS, dal 2019 alla fine del 2021 l’allocazione patrimoniale è aumentata dal 15% al 20% e l’intenzione è quella di incrementare gli investimenti nei prossimi 5 anni. L’indagine si basa su circa 200 family office che gestiscono mediamente oltre 2 miliardi di dollari ciascuno. 

Tutto questo nonostante una politica monetaria più aggressiva da parte delle Banche centrali per frenare l’inflazione possa esporre maggiormente i private equity più vulnerabili. Max Kunkel, Chief Investment Officer di UBS ha affermato che il cambiamento di atteggiamento degli istituti monetari indubbiamente impatterà sulle società di private equity che hanno cavalcato il rally di questi anni grazie alla liquidità in abbondanza e che si sono esposte con una leva elevata. 

Tuttavia, Kunkel sottolinea come molti family office confidino nel trovare rendimenti più interessanti nei mercati privati, grazie a una due diligence più accurata e a rapporti di lunga data con i vertici aziendali che consente loro di ottenere informazioni privilegiate.

 

Private equity: perché attraggono gli investitori

Un aspetto che ha attratto gli investitori miliardari verso il private equity consiste nel fatto che le obbligazioni non svolgono più il ruolo di fare da contrappeso alle azioni. Quantomeno tale funzione si è indebolita. UBS rileva come il 63% dei family office affermi che i bond investment grade non favoriscono la diversificazione di portafoglio. Quindi gli investitori sono alla ricerca di rendimenti sacrificando la liquidità, anche a favore del settore immobiliare e del debito privato. 

Anche la multinazionale di consulenza strategica McKinsey & Company evidenzia come i gestori patrimoniali stiano riversando maggiore denaro negli asset privati, in quanto attirati da rendimenti potenziali più alti che coprono contro l’inflazione. In un rapporto della società viene messo in luce come il settore del private equity sia arrivato a gestire oltre 6.000 miliardi di dollari di asset a livello globale.

In tutto questo non mancano però le criticità. La scorsa settimana Vincent Mortier, Chief Investment Officer di Amundi, ha avvertito che alcuni private equity sono come uno schema Ponzi, dove le società si scambiano assets per gonfiarne i valori anche di 20 o 30 volte. Tutto ciò però si confronta con la preoccupazione degli investitori che vi siano afflussi di denaro ma meno occasioni interessanti. Per questo, Joe Stadler, capo del family office globale di UBS, sostiene che i suoi clienti facoltosi rimangono fiduciosi di poter effettuare una “selezione accurata dei manager e delle opportunità giuste”.

 

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